Non lo so, è così e basta Non lo so, è così e basta
La squadra del cuore è un pezzo della vita di chiunque segua il calcio con entusiasmo e passione. E, grazie all’iniziativa di Dacia, domenica... Non lo so, è così e basta

La squadra del cuore è un pezzo della vita di chiunque segua il calcio con entusiasmo e passione. E, grazie all’iniziativa di Dacia, domenica prossima i tifosi dell’Udinese – e non solo – avranno l’opportunità di portarsi a casa un pezzo della storia della loro squadra.

Dacia The Auction, infatti, metterà all’asta 11 maglie speciali, messe a disposizione dai tifosi: dal 6 aprile, sul sito dedicato, ci si potrà iscrivere alla prima fase dell’asta, e domenica, durante Udinese-Lazio, Ciro Ferrara metterà all’asta gli 11 pezzi unici, con il cui ricavato i proprietari delle maglie potranno dare vita a dei loro sogni e progetti di impresa.

Un modo ulteriore per avvicinare la squadra del cuore ai sogni e ai progetti di tutti i tifosi. 

Noi, invece, oggi ci siamo calati nei pensieri e nella mente di un tifoso che riflette sulla sua relazione – molto particolare – con la sua squadra del cuore.

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Oggi mentre ero al lavoro mi hanno chiesto: “Da dove nasce l’amore per questi colori, per i quali soffri una settimana intera?

Mi hanno chiesto, ancora: “Perchè ti ostini ad andare allo stadio, anche quando la tua squadra non è in corsa per nessuno obiettivo e potresti vederla, tranquillamente, dal divano di casa?”.

Cosa ti porta a dimenticare tutto, in quei 90 minuti, come se attorno a te non esistesse altro che l’Udinese?”.

Lo ammetto, lì per lì queste domande mi hanno colto un po’ alla sprovvista. Per me è sempre stato così, da quando ho memoria fino ad oggi che ho 34 anni. Non mi sono mai fermato a pensare perchè lo faccio, l’Udinese è sempre stata parte di me, dal giorno in cui mio padre mi ha fatto varcare quei cancelli e mi si è spalancato davanti un prato verde.

Un prato che poteva essere uguale a quello di mille altri stadi presenti in tutta Italia, ma che a me, all’epoca bambino, sembrava unico. Il giardino di casa che non ho mai avuto e ho sempre sognato.

Il primo ricordo è esattamente questo: 11 maglie bianconere che danno calci ad un pallone su un prato verde, nulla più. I nomi dei giocatori li ricordo a partire dai 10 anni di età: sentivo la gente urlare il nome di Oliver Bierhoff, a cadenza regolare, ogni qual volta il pallone spioveva in area da una delle due fasce, seguito dalle braccia rivolte al cielo.

Ricordo l’attesa e la curiosità per vedere “il brasiliano nuovo che abbiamo preso, quello che in patria sta facendo sfracelli”, consigliato nientemeno che da Zico, uno che da queste parti è venerato, a ragione, come un Dio. Il suo nome era Marcio Amoroso, il giocatore che di lì a poco sarebbe diventato il mio idolo di sempre.

A 14 anni uno dei ricordi più belli, quel terzo posto alle spalle di Juventus ed Inter. Mi sembrava di essere in un sogno, tifare per una squadra di provincia e stare lassù in alto con le grandi, quelle che tifavano tutti i miei amici.

Non lo sapevo quanto sarebbe durato questo sogno, quello di cui ero certo è che il mio amore per questi colori non sarebbe mai cambiato. E così è stato, fino ad oggi, giorno in cui i miei colleghi non riuscivano a capire il perchè di tanto amore.

Quasi per gioco, a volte, mi diverto a pensare che squadra avremmo potuto avere se non avessimo venduto i nostri pezzi migliori degli ultimi anni, a partire da Samir Handanovic, passando per Benatia, Allan, Cuadrado e Sanchez, e chissà quanti ne dimentico.

Giocatori arrivati da perfetti sconosciuti, o quasi, e finiti nelle migliori squadre del mondo dopo essersi messi in mostra con questa maglia. La mia maglia, quella che non scambierei con nessun’altra al mondo.

Ho anche pianto, non me ne vergogno, per questi colori. Era il 28 Agosto 2012 quando il rigore fallito da Maicosuel ci negò la gioia di approdare in Champions League. A caldo piansi, come un bambino, poi capii che lo sport era così. Nel bene e nel male.

Non è facile da spiegare questo amore, senza sembrare folli. Ecco perchè alle domande dei miei colleghi ho risposto con un semplice “Non lo so, è così e basta”. Spero possano leggere queste righe per capire che in realtà c’è molto altro dietro a quel mio patimento settimanale per due colori. C’è amore, gioia, dolore e appartenenza. C’è tutto.

Clicca qui per partecipare all’asta e presentare le tue offerte durante Udinese-Lazio di domenica prossima.

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