“Se me lo chiedeste, vi risponderei che mi piacerebbe tornare a vivere la mia vecchia vita nel quartiere di Fuerte Apache. Non voglio più...

Se me lo chiedeste, vi risponderei che mi piacerebbe tornare a vivere la mia vecchia vita nel quartiere di Fuerte Apache. Non voglio più giocare. Sono stanco del calcio, ma anche delle persone che lavorano nel calcio. Il calcio è diventato solo una questione di soldi, e non voglio averci più nulla a che fare“. – Carlos Tevez, 27 novembre 2010.

Le parole se le porta via il vento. Ma certe parole rimangono impresse nel cuore di un tifoso. O di un innamorato, se preferite. Perché, quando Carlitos Tevez aveva lasciato la Juventus per tornare a casa, per tornare alla Bombonera, era stato chiaro a tutti che era stata una scelta d’amore.

A Torino, con i suoi gol e il suo spirito guerriero, aveva subito conquistato l’affetto dei tifosi bianconeri. Che però, forse, proprio per la durata così breve di quell’idillio, non avevano fatto in tempo ad innamorarsi per davvero di lui. Che, invece, un sentimento alto e nobile come l’amore lo riservava per la sua squadra, la sua gente. Quella di Buenos Aires, quella del Boca Juniors.

Sembrava una storia a lieto fine, sembrava una favola impossibile nel mondo del calcio: il grande campione che torna a casa, solo per assecondare le ragioni del suo cuore, solo per fare felice, ancora una volta, la sua gente, quella cresciuta nel barrio come lui, quella abituata a soffrire. Il denaro, in questa storia, era solo uno scomodo e ingombrante fantasma. Anche perché, qualche anno prima, Tevez lo aveva detto a chiare lettere: il calcio giocato solo per i soldi non piaceva. Gli faceva letteralmente schifo.

Ma nella vita le cose cambiano, figuratevi nel calcio. Che qualcosa si fosse rotto, nella storia d’amore tra l’Apache e il Boca, era sembrato subito evidente. Una squadra che era diventata sempre meno competitiva, le possibilità di tornare a vincere che si affievolivano, gli stipendi che non venivano mai pagati regolarmente.

“Se dico che c’è il 2% di possibilità che me ne vada dal Boca succede un casino terribile. Non me ne andrò perchè voglio continuare a rendere la gente felice. Sono tornato qui per restare, ma ci sono giorni in cui penso di aver fatto una scelta di merda! Ma sono tornato per la mia famiglia, per il club che amo e perchè il Boca Juniors migliori”.

Oggi, la situazione è cambiata davvero. Carlitos ha fatto la scelta che nessuno credeva possibile. Ha deciso di accettare la corte dei cinesi. Di una squadra di cui lui, probabilmente, non conosce nemmeno il nome. Non per amore. Non per gloria. Non per orgoglio. Non per sentimento. Non per dimostrare a tutti chi è Carlos Tevez. Per soldi.

Per 38 milioni di euro l’anno.
Per 3,1 milioni di euro al mese.
Per 791.667 euro a settimana.
Per 113.905 euro al giorno.
Per 78,54 euro al minuto.
Per 1,31 euro al secondo.

La gente del Boca è rimasta come paralizzata. Tradita, senza appello. Tradita, senza poter fare nulla per trattenere a casa il suo ragazzo. Che ha fatto le valigie ed è partito, lasciando tutti di stucco. Soprattutto quelli che nell’amore ci credevano. Soprattutto quelli che credevano che il calcio fosse ancora una cosa seria.

Non so cosa ha spinto Carlos Tevez ad andare in Cina. Forse, siamo noi che sbagliamo. Forse, noi, che non abbiamo mai vissuto sulla pelle cose del genere, non capiamo cosa si possa provare in situazioni del genere. Forse, c’erano altri motivi. Forse, invece, sto solo cercando di dare una spiegazione logica a qualcosa che non ha un senso, perché anche io, un po’, ci avevo creduto, al ragazzo di Fuerte Apache che tornava a casa per amore della sua gente.

Non so che pensare. Non so che dire.

Vorrei dire, urlare forte, con il rancore di chi è stato tradito: “Non fidatevi di nessuno. Non innamoratevi mai più. Smettete di andare dietro a questo circo, smettete di idolatrare gente che non lo merita. Andate al cinema, andate a teatro, andate per funghi, ma, per carità di Dio, smettete di seguire questo maledetto sport che non fa che deludervi“. Forse, da un lato, sarebbe proprio questa la cosa migliore da dire.

Oppure, magari, la cosa migliore da fare è un’altra. Continuare a donare il vostro cuore a chi ve lo fa battere all’impazzata. Continuare ad innamorarvi, senza motivo e senza spiegazioni razionali, di chi saprà regalarvi emozioni. Perché tanto, la vita è imprevedibile, e anche chi non te lo aspetti potrà tradirti. Non sai mai se la persona di cui ti sei innamorato, tra un giorno, un mese o cento anni, ti pugnalerà alle spalle. Nella vita, come nel calcio. Allora, forse, conviene continuare ad innamorarsi, nonostante tutto. Anche se farà male.

Perché l’amore, quello vero, una volta che lo hai dato, non lo puoi mica rinnegare o chiedere indietro.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro