Maledetti social network. Da una parte ci hanno dato una grossa mano a rivoluzionare la nostra vita,  a conoscere un miliardo di cose che...

Maledetti social network. Da una parte ci hanno dato una grossa mano a rivoluzionare la nostra vita,  a conoscere un miliardo di cose che non conoscevamo, a metterci in contatto con persone che hanno i nostri stessi interessi o con amici con cui non possiamo sentirci e vederci tutti i giorni. Dall’altra ci costringono ogni giorno a riflettere su quello che siamo, su quello che stiamo diventando o su quello che non diventeremo mai.

Arriva un momento nella vita, in cui all’improvviso ti rendi conto che stai diventando grande. Nella peggiore delle ipotesi sei già diventato grande. Solo che non te ne sei accorto, non ti è arrivato nessun avviso a casa, nessuna lettera. E’ successo, e noi non ce ne siamo resi conto. E, maledetti social network, si, succede sempre più spesso quando vedi le foto dei tuoi amici di infanzia che si sposano, fanno carriera nelle grandi multinazionali, mettono al mondo pargoli ed eredi. Mentre tu, che ti sei appena ricordato di essere diventato grande, continui imperterrito ad andare dietro ai tuoi sogni, che molto spesso hanno la forma del pallone, ovviamente.

Nel film “Febbre a 90°“, bandiera e manifesto esistenziale di un’intera generazione calciofila, c’è una scena dal forte significato simbolico. Padre e figlio sono in macchina. Un padre e un figlio che non hanno nulla in comune, se non la passione per l’Arsenal, l’unico legame che tiene insieme i loro pomeriggi del Sabato.

“Ti andrebbe di fare qualcosa di diverso questo pomeriggio?”
“Tipo cosa?”
“Magari si potrebbe mangiare con Jane e i bambini o magari portarli, non so, allo zoo, a un cinema, da qualche parte.”
“Non stai dicendo al posto della partita vero?”
“Bè, non potremmo fare tutte e due…”
“Non hai neanche preso i biglietti!”
“Ma si, i biglietti sono là che ci aspettano…”
“Cioè, mi stai dicendo che hai i biglietti, però vuoi andare a vedere Il Libro della Giungla o roba simile? Mi stai prendendo in giro, giusto?”
“Senti…mica dobbiamo andare a vedere l’Arsenal tutte le volte che vengo a Londra, ti pare? Pensavo l’avessimo superata questa fase”
“Noi non supereremo mai questa fase”

Già. Forse nemmeno noi la supereremo mai, questa fase. Noi che al sabato pomeriggio all’Ikea, a fare shopping per la nostra nuova casa, da condividere con la nostra compagna di vita, continueremo a preferire sempre la partita della nostra squadra del cuore in Serie B. Noi che all’uscita a quattro, con la migliore amica della nostra ragazza e il suo nuovo fidanzato, rampante manager di successo a soli 27 anni, preferiremo sempre cinque birre e quattro cazzate con gli amici al pub, guardando il posticipo al televisore.

No, non la supereremo mai questa fase, noi, che a un pallone che rotola continueremo a dare sempre più importanza di ogni altra cosa. Che a tutte le impagabili emozioni della vita, continueremo a preferire quelle dei gradoni, freddi e scomodi, di una curva qualsiasi. Che sia Serie A, Lega Pro, promozione, terza categoria, non importa. Non è mai importato, d’altronde, né mai importerà. Siamo fatti così, e anche se siamo diventati grandi e anche se tutti quelli intorno a noi ci vorrebbero diversi, non riusciremo mai a cambiare.

Non riusciremo mai a mettere in secondo piano la tristezza e la delusione per il pareggio subito all’ultimo secondo dalla nostra squadra del cuore. E non ci importerà nemmeno di nasconderlo, perchè ogni volta che qualcuno continuerà a ripeterci “è solo una partita” o “è solo un gioco“, noi continueremo a chiudere le orecchie e a ignorarli. Non sarà mai solo una partita, non sarà mai solo un gioco. Non per noi, mai per noi.

No, anche se Facebook continuerà a propinarci le foto dell’ultimo matrimonio del nostro compagno delle medie, o la foto della nostra ex fidanzata che ha appena partorito, oppure di quel conoscente che è stato appena assunto in una finanziaria di Londra, non ce la faremo a rendercene conto. Saremo malati, saremo stupidi. Saremo quello che volete, ma noi, questa maledetta fase, forse non la supereremo proprio mai.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro