Nikola Kalinic: il mestiere del numero nove Nikola Kalinic: il mestiere del numero nove
Pensi al numero nove, al mestiere del centravanti, e ti vengono in mente tante cose. Il duro lavoro, la fatica per andare a prendersi... Nikola Kalinic: il mestiere del numero nove

Pensi al numero nove, al mestiere del centravanti, e ti vengono in mente tante cose. Il duro lavoro, la fatica per andare a prendersi un pallone giocabile, per procurarsi qualche occasione da gol, qualche pallone da trasformare in gioia per i tifosi.

Poi pensi al calcio brillante di una squadra come la Fiorentina di Paulo Sousa, una macchina da gioco abituata ad avere il pallone tra i piedi, costruita in modo che ogni singolo ingranaggio giri insieme agli altri, in un meccanismo perfetto. Un’orchestra in cui tutti devono dare il loro contributo, in cui la palla gira come in un flipper.

Pensi a queste due cose, e non ti capaciti di come, all’interno di quell’orchestra viola ci possa essere un numero nove in grado di fare tutte quelle cose da centravanti, comprese fatica, botte e sudore, e allo stesso tempo risultare perfettamente a suo agio in mezzo a quel gioco frizzante e propositivo. Insomma, la Fiorentina di Paulo Sousa sembrerebbe proprio una di quelle squadre destinate ad abusare del tanto decantato “falso nueve” e invece i Viola, lì davanti, hanno un gigante croato che il ruolo del “nueve” lo sta riscrivendo.

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Si, perchè Nikola Kalinic, 27 anni da Solin, Croazia, 187 centimetri che si sentono e si vedono, quel ruolo lo sta interpretando alla perfezione. Ha l’agilità dell’attaccante moderno, capace di giocare palla, di muoversi in velocità negli spazi e di dialogare parlando la stessa lingua dei musicanti del centrocampo. Ma ha anche il peso del centravanti tradizionale, il fiuto del gol di un bomber e la potenza di un nove vero e proprio. Oltre che la voglia di sgomitare, sudare e lottare su tutti i palloni. Perchè Nikola Kalinic ha classe, ma ha anche fame. E’ lui uno dei segreti (di Pulcinella) della Fiorentina di quest’anno.

A vederlo giocare, ci si chiede smarriti “ma questo dov’era finora?“. E in effetti, sembra incredibile, ma fino all’anno scorso il gigante croato (che ha un omonimo cestista, di nazionalità…serba!) era semisconosciuto al grande pubblico. Certo, gli appassionati lo avevano sicuramente già notato, quel cristone là davanti. Faccia pulita, ma voglia di farsi largo tanta. Cresce nelle giovanili dell’Hajduk Spalato, dopo qualche esperienza in prestito torna alla casa madre. Qui battaglia per il titolo di capocannoniere del campionato con un altro centravanti croato che come lui è finito in Italia, con minor fortuna, per ora: si, ovviamente è di Mario Mandzukic che stiamo parlando.

Le strade dei due sembrano seguire percorsi simili, ma diversi. Se Mario va in Germania, al Wolfsburg, Nikola va in Inghilterra, al Blackburn. Le parabole dei due, però, sembrano seguire strade diverse. Mandzukic diventa uno dei top europei nel ruolo, Kalinic sembra perdersi per strada. Con la maglia del Blackburn smarrisce la via del gol, sembra un Golia senz’anima. Si sbatte senza trovare mai il pallone, figuriamoci la via del gol.

Poi, però, come spesso accade nel calcio, la rivincita arriva lontano dai riflettori, nel silenzio di un posto dimenticato da Dio. Nell’estate del 2011 il croato passa al Dnipro, in Ucraina. Qui, silenziosamente, rinasce. Ricomincia a macinare gioco e buttare la palla con continuità in quella porta che sembrava essere diventata sempre più piccola. Inizia a segnare anche in Europa, in Champions League e in Europa League.

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Finalmente il Vecchio Continente sembra tornare a ricordarsi di questo ragazzo. Il Dnipro, dopo una lunga cavalcata, arriva in finale di Europa League, trascinato proprio dai gol di Kalinic. Il trofeo sfugge agli ucraini quando sembrava a un passo. Il gol del croato, in finale, non serve a mettere le mani sulla coppa che fu Uefa. E’ solo un’illusione, il gol dell’1-0 per il Dnipro che uscirà sconfitto per 3-2 dal Siviglia.

Poi, un giorno prima di Ferragosto, quest’estate, arriva l’offerta che cambia tutto. Paulo Sousa, maniacale anche nella ricerca degli interpreti del suo modulo, ha deciso. Ha bisogno di un centravanti che all’occorrenza sappia tornare dietro a dare una mano, che non abbia paura di fare a sportellate e che faccia anche tutto quello che un uomo d’area deve fare: metterla dentro. Il tutto, con dei piedi più che decenti. Alla fine l’identikit perfetto è quello di Nikola Kalinic, che per poco più di 5 milioni di euro mette la maglia viola addosso. Pur di tornare in uno dei massimi campionati europei, accetta una sostanziosa riduzione di ingaggio rispetto a quanto percepiva in Ucraina.

Per recuperare qualcosa, insieme alla società, decide di inserire nel contratto diversi bonus in base al rendimento. Se dovesse arrivare a 20 gol, per lui scatterebbe un succoso premio. Bè, al 23 novembre, ben lontani dalla boa di metà campionato, siamo già a quota 10 (9 i centri in campionato). Ma i Della Valle non saranno mai stati così contenti alla prospettiva di aprire i cordoni della borsa. Perchè Nikola Kalinic, quei soldi, li vale dal primo all’ultimo centesimo.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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