Neymar e Ganso, i capricci del destino Neymar e Ganso, i capricci del destino
Un incrocio di destini in una strana storia/di cui nei giorni nostri si è persa la memoria Non saranno Sante Pollastri e Costante Girardengo,... Neymar e Ganso, i capricci del destino

Un incrocio di destini in una strana storia/di cui nei giorni nostri si è persa la memoria

Non saranno Sante Pollastri e Costante Girardengo, i due vecchi amici, cantati da Francesco De Gregori nella famosissima “Il bandito e il campione“, uniti dalla passione per la bicicletta ma divisi dal destino in due finali amaramente troppo diversi, ma di sicuro, poco meno di dieci anni fa, nessuno avrebbe mai immaginato che le carriere di Neymar e Ganso avrebbero preso direzioni così differenti, quasi opposte.

Uno trascinato all’inferno, tirato giù negli inferi degli Dei del Pallone in un vortice di infortuni, di esperienze fallimentari, di panchine, tribune, assenze e a un certo punto quasi privato del suo talento. L’altro asceso nell’Olimpo dei più grandi, investito di fama, successo, denaro, sempre sotto un riflettore, adorato, ammirato, odiato, conteso dai pubblicitari di tutto il mondo e scelto per portare la fascia di capitano del Brasile, mica una squadra a caso.

Ma se riavvolgiamo il nastro di questa storia, e torniamo più o meno a dieci anni fa, qualcosa meno, forse, a voler immaginare un momento preciso, alla vigilia dei Mondiali di Sudafrica 2010, questo mondo lo ritroviamo capovolto.

Poco meno di dieci anni fa, quando chiedevano chi tra Neymar e Ganso aveva più possibilità di sfondare nel calcio europeo, nel calcio dei grandi, la risposta non era così scontata: anzi, a dire il vero, a essere onesti, poco meno di dieci anni fa quelli che di calcio ne capivano non avevano dubbi.

Tra Neymar e Ganso, quello destinato a grandi cose era il secondo.

I due ragazzini, separati all’anagrafe da due anni e mezzo di età, erano l’orgoglio e la speranza del Santos, che già pregustava – come sarebbe poi effettivamente successo – gli assegni che sarebbero arrivati per portargli via quei due talenti.

All’epoca, era quasi difficile separare i due nei discorsi sul futuro della nazionale brasiliana. Neymar e Ganso – che qualcuno voleva già portare ai Mondiali del 2010, in effetti – avrebbero scritto insieme pagine memorabili della storia della Selecao.

Paulo Henrique Chagas de Lima sarebbe stato il numero 10 della nazionale brasiliana per parecchio tempo: elegante, intelligente, un metronomo capace di dettare i tempi della squadra, di orchestrare il gioco come un passo di danza. Uno Zidane mancino, diceva qualcuno, il talento più luminoso prodotto dal calcio brasiliano negli ultimi tempi, diceva Socrates, non certo uno abituato ad esporsi così tanto.

Neymar, all’epoca, rubava l’occhio con le sue giocate, ma qualcuno storceva il naso. Il rischio di trovarsi di fronte all’ennesimo fenomeno del calcio sudamericano, abituato a numeri, trucchetti con il pallone, dribbling, tocchi eleganti ma poco concreti, era plausibile. E c’erano anche tanti dubbi sul carattere del ragazzo.

La storia, però, si è sviluppata rapidamente in maniera diversa. Le strade di Neymar e Ganso si sono separate, quando il San Paolo ha acquistato, nel 2012, Ganso. Un anno più tardi Neymar si è accasato al Barcellona, e da quel momento il gap tra i due percorsi ha cominciato a espandersi come un buco nero, nel quale, però, è stato risucchiato solamente Ganso.

Qualche anno fa, anche Ganso ha avuto la sua possibilità di volare in Europa: il Siviglia di Jorge Sampaoli aveva deciso di puntare su di lui, l’Hombrecito voleva farne un giocatore diverso, voleva fargli fare un passo indietro e trasformarlo in un regista di centrocampo. L’esperimento è fallito, e negli ultimi due anni Ganso ha giocato solamente 28 partite, prima di essere protagonista, nell’ultimo giorno di mercato di quest’estate, di un trasferimento quasi inverosimile, in Ligue 1, all’Amiens.

Nello stesso periodo, Neymar si rendeva protagonista di uno degli affari di mercato più chiacchierati di tutti i tempi, segnava 59 volte, e sbarcava in Francia accolto quasi come un Dio.

Il calendario, che oggi mette di fronte proprio il PSG e l’Amiens, aveva disegnato lo scenario per la reunion dei due vecchi amici, una reunion che sarebbe stata forse un po’ strana, che forse avrebbe messo a disagio entrambi, visto quanto diverse siano oggi le cose rispetto a qualche anno fa.

Ma ad aggiungere un pizzico di rimpianto in più a questa storia ci ha pensato Thomas Tuchel, allenatore dei parigini, che ieri ha annunciato che Neymar non andrà nemmeno in panchina, riposerà in vista dell’impegno di Champions League contro il Napoli. I 17 punti di distanza che – dopo sole 9 giornate – già separano PSG e Amiens, permettono di affrontare l’impegno quasi con la leggerezza di un allenamento.

E Ganso, quando scenderà in campo e guarderà verso la tribuna del Parco dei Principi, incrocerà lo sguardo del suo connazionale. Uno sarà costretto a mettere in campo tutte le sue energie, tutto il suo talento, a dimostrare di essere ancora quel Ganso che era quasi dieci anni fa, per provare a uscire da Parigi con almeno un punticino. L’altro, invece, è stato considerato troppo prezioso per essere “sprecato” in 90 minuti contro una anonima squadra di metà classifica.

Un incrocio più amaro di così, in effetti, era davvero difficile da immaginare, per il giorno in cui Neymar e Ganso si sarebbero ritrovati in territorio europeo.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro