Nba Finals: guida alla delinquenza cestistica Nba Finals: guida alla delinquenza cestistica
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In collaborazione con FMonlineForum

Ci siamo quasi: giovedì notte iniziano le finals NBA. Non c’è mai stata forse finale più scontata di quella di quest’anno: fin dalle prima battute della stagione si era intuito chi sarebbe arrivato in fondo: i Golden State Warriors di Steph Curry a Ovest e i Cleveland Cavaliers del figliol prodigo LeBron James a Est. Ci hanno provato in molti ad opporsi allo strapotere di queste due squadre: dalle vecchie volpi di San Antonio che però si sono fermate al primo turno dei playoff, al vice MVP James Harden, troppo individualista però per riuscire ad arginare le doti individuali e il gioco corale di Golden State, ai Chicago Bulls di Derrick Rose e Paul Gasol, schiantati però in semifinale di Conference per 4-2 da LeBron e compagni.

Su Curry figlio d’arte che nessuno voleva perchè troppo piccoletto e su LeBron cocco di mamma e dall’infanzia sfortunata è già stato scritto e detto anche troppo; lo sappiamo che sono loro le stelle più luminose di queste ultime partite e che le sorti dell’anello 2015 dipenderanno in gran parte dalle loro “manine” fatate. Ma accanto ai due fenomeni ci sono tanti altri onesti mestieranti che per tutta la stagione hanno lavorato nell’ombra, conquistandosi con le unghie e con i denti nel silenzio queste finals. Dedichiamo qualche riga quindi a chi nessuno mai degna di una parola, a quei “delinquenti” della pallacanestro, che hanno faticato un’intera vita per giungere fino alle finali.

Golden State Warriors

bogutAndrew Bogut

Due metri e tredici di silenziosa maestà: questo è Andrew Bogut; il gigante australiano ha speso una vita ai Milwaukee Bucks, che lo selezionarono nel 2005 come prima scelta assoluta (nello stesso anno da rookie di Chris Paul, Deron Willams e Nate Robinson). Ha passato 7 stagioni con quella maglia, a lavorare sotto il  ferro, collezionando prestazioni e statistiche più che dignitose unite a fastidiosi e lunghi infortuni che ne hanno compromesso la definitiva esplosione ed affermazione. Oggi il buon Andrew, il cui eroe è il leggendario cestista croato Drazen Petrovic (lo stesso Bogut ha origini balcaniche) è finalmente arrivato, a 31 anni d’età, a giocarsi una meritatissima finale di NBA, dopo una carriera in sordina, passata a spazzare via qualunque cosa provasse a passare sopra la sua testa.

barbosaLeandro Barbosa

Ex bambino prodigio del basket brasiliano, Leandrinho Barbosa esordisce tra i professionisti in terra natia a soli 17 anni, dimostrandosi da subito un giocatore di carattere e immenso talento. Nel 2003 approda finalmente in NBA, con la maglia dei Phoenix Suns, squadra con cui vivrà le sue migliori stagioni: con un professore del calibro di Steve Nash e un coach come Mike D’Antoni in pachina, Barbosa non può far altro che migliorare, tant’è che nel 2007 viene premiato come miglior sesto uomo della stagione. Forse però, se da un lato essere stato il vice di Nash gli ha giovato, dall’altro il playmaker carioca non ha mai avuto occasione di affermarsi definitivamente e complice anche qualche infortunio di troppo, a nostro modesto parere non ha mai espresso tutto il suo vero potenziale. Leandrinho è forse alla sua ultima occasione per vincere qualcosa e confidiamo nel fatto che nei pochi minuti in cui scenderà in campo, ci metterà quella grinta e quella testardaggine (a volte irritante) che da sempre lo contraddistingue e che da sempre, nonostante tutto, ce lo fa amare.

livingstonShaun Livingston

Non possiamo infine non parlare di Shaun Livingston, promessa mancata del basket a stelle e strisce, quarta scelta assoluta al draft del 2004 e che da subito, con addosso la casacca dei Los Angeles Clippers, si dimostrò un ottimo elemento con un futuro assicurato, non fosse stato per quel fatidico 26 febbraio 2007, quando si spappolò letteralmente il ginocchio, tanto che i medici in un primo momento ritennero di dover amputare la gamba. Da lì un lentissimo rientro, tra riabilitazione, ingaggi settimanali, tagli di rosa e discese nelle serie minori, fino al 2013 quando Brooklyn gli concede una chance nei posti che contano e che Shaun non sbaglia, ritornando ai livelli che gli spettano. Nel 2014, ormai pienamente tornato quello di una volta, passa ai Golden State Warriors e oggi, anche se una decina di anni in ritardo rispetto a quella che sarebbe potuta essere la sua carriera, è qui a giocarsi una finale.

Leggi: Cleveland Cavaliers

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