Tra pochi giorni prenderà finalmente il via la stagione NBA: quella che ci terrà svegli fino all’alba (o, per i meno temerari, ci tirerà...

Tra pochi giorni prenderà finalmente il via la stagione NBA: quella che ci terrà svegli fino all’alba (o, per i meno temerari, ci tirerà giù dal letto molto presto) e ci farà saltare in piedi sui divani, nel tentativo di emulare le gesta dei ragazzotti che volano a destra e a manca dall’altra parte dell’Oceano.

Sarà una stagione entusiasmante, che si presenta ai nastri di partenza con diverse novità e con tanti temi da approfondire. Le pretendenti al titolo sono rimaste le stesse, e il tema principale sarà la caccia alla riscossa dei Golden State Warriors: dopo aver perso le Finals in modo rocambolesco lo scorso anno, ripartono con l’incredibile innesto di Kevin Durant, per quella che sembra essere una delle squadre più forti degli ultimi anni. Vedremo se sapranno integrare al meglio il nuovo acquisto e se riusciranno ad arrivare di nuovo fino in fondo.

I Cavs ripartono ovviamente da LeBron, tante altre le squadre, soprattutto a Ovest, che proveranno a inserirsi nella corsa al titolo. Tanti anche i giovani interessanti da seguire, e molte le squadre che cercano il riscatto dopo anni bui. Tanti anche i galeotti o ex galeotti pronti a delinquere e a surriscaldare l’atmosfera con giocate d’autore.

Noi saremo qui, anche ad aspettare questi momenti in cui salirà la temperatura, ma soprattutto pronti a goderci ogni minuto di questa elettrizzante cavalcata verso l’anello NBA. Per affrontare questo viaggio, vi presentiamo oggi la nostra Guida Delinquenziale alla stagione NBA: una breve presentazione di ogni squadra, i suoi uomini chiave, i delinquenti da tenere d’occhio e le ambizioni stagionali.

Eastern Conference – Atlantic Division

Boston Celtics

La squadra di Brad Stevens potrebbe essere considerata -con un irrispettoso e forzato paragone calcistico- un po’ come l’Atletico Madrid del Cholo Simeone: una squadra rognosa, che fa della difesa il suo punto di forza e che non si vergogna a buttare qualche partita in caciara pur di portare a casa il risultato.

I Celtics hanno chiuso definitivamente le porte all’era dei Big 3 e ora possono guardare al futuro con grande fiducia. In estate è arrivato anche un innesto chiave, quello di Al Horford, che darà profondità all’attacco dei verdi, e che con Amir Johnson formerà una gran bella coppia di lunghi. Nel reparto piccoli le chiavi della squadra sono ancora saldamente nelle mani del Capo: Isaiah Thomas, che dal basso del suo metro e qualcosa proverà a fare un altro passo in avanti.

Jae Crowder è l’uomo delle missioni speciali (quello che potrebbe far perdere la testa a più di qualcuno), Marcus Smart il sesto uomo chiamato a dare freschezza dalla panchina. Kelly Olynyk, invece, il delinquente scelto per qualche partita che si metterà male. O che provvederà a far mettere male in prima persona. Dove possono arrivare i Celtics? In un Est come sempre quasi imbarazzante, con un coach capace come Stevens, potrebbero addirittura essere la rivale più accreditata dei Cavs, dovesse andare tutto per il verso giusto.

New York Knicks

Squadra enigmatica che più enigmatica non si può. Dovesse andare tutto per il verso giusto questo è un roster che, sulla carta, se la giocherebbe con tutte, contender incluse. Bene no? Si, più o meno…nel senso che Phil Jackson ha allestito il team mettendo insieme quelli che sono forse i giocatori più “injury prone” dell’intera lega. Rose e Noah, i due fiori all’occhiello del mercato estivo, sono veri e propri punti di domanda, ed è difficile pensare possano ritornare sui livelli che li hanno consacrati tra i giocatori migliori nel proprio ruolo, soprattutto il primo, in grado di vincere addirittura l’MPV della Lega a soli 22 anni.

Anthony e Porzingis hanno dimostrato la passata stagione di integrarsi bene, nonostante le primavere passino anche per il buon Melo e gli acciacchi fisici inizino a destare sempre più preoccupazione. Il quintetto è completato in guardia da Courtney Lee che dovrà garantire difesa e pressione sulla palla, se poi riuscisse a mettere anche qualche piazzato dalla distanza schifo non farebbe.

Dalla panca si alzano Brandon Jennings e tutta una serie di figuranti dalla dubbia utilità, dovrà essere bravo il neo allenatore Jeff Hornacek a cavarne fuori qualcosa di buono. Delinquenti da tenere sott’occhio: sicuramente Noah che, guai fisici permettendo, dovrebbe prendere questioni praticamente in ogni partita. Pupillo assoluto Kyle O’ Quinn, con quell’aria da pacioccone bonaccione che però , se gli si fan girare i coglioni, ti molla un manrovescio sui denti senza troppi problemi.

Toronto Raptors

Quella dello scorso anno è stata la miglior stagione della storia dei canadesi in NBA: i Raptors si sono arresi solamente ai Cleveland Cavs, riscaldando addirittura i cuori dei tifosi del freddo Nord. Ora la missione è ripetersi, e la squadra di Toronto è una delle poche veramente in grado di essere competitive con i campioni in carica, perlomeno ad Est.

La squadra è ancora saldamente nelle mani di Kyle Lowry e DeMar DeRozan, fresco di rinnovo multimilionario in estate. I Raptors, però, hanno anche perso il buon Bismaccone Biyombo, che ha spostato le sue manone dedite a stoppare tutto e tutti (e a far volare pure qualche ceffone ben assestato di tanto in tanto) nella ben più calda Orlando.

Servirà dunque, per ripetersi, un ulteriore salto di qualità, in attacco e in difesa, per Jonas Valanciunas: il 24enne centro lituano era in grande forma lo scorso anno, prima di spaccarsi nel momento più bello della stagione. Adesso toccherà a lui fare qualche progresso in più. Occhio anche a Demarre Carroll che potrebbe tornare a tempo pieno quest’anno: lui sarà l’uomo imprevedibile per l’attacco e quello destinato ad appiccicarsi agli avversari più pericolosi, cercando di fargli del male. In tutti i sensi.

Brooklyn Nets

Jeremy Lin, Randy Foye, Bojan Bogdanovic, Travor Booker e Brook Lopez. Ad essere sinceri non siamo nemmeno sicuri che questo quintetto possa arrivare ai playoff in Eurolega, per farvi capire quanto crediamo in questo roster. A parte le battute, la squadra guidata da Kenny Atkinson si presenta ai nastri di partenza senza grosse velleità se non quelle di sviluppare i (pochi?) prospetti presenti ed evitare, se possibile, il peggior record stagionale.

Il veterano Scola uscirà dalla panca per elargire le sue due/tre classiche giocate a partita svitandosi sul perno, senza saltare un centimetro e segnando in faccia allo stoppatore di turno.
Vazquez si alternerà con Lin in regia, in un melting pot i cui effetti potrebbero essere sorprendenti, così come catastrofici, per la franchigia.

Da tener d’occhio il rookie ( che poi rookie non sarebbe in quanto ha saltato la sua prima stagione per infortunio) Rondae Hollis -Jefferson, che promette davvero bene sui due lati del campo. Con tutta la buona volontà di questo mondo, per vedere le partite dei Brooklyn Nets bisognerà armarsi di tanta, tantissima pazienza e, non sappiamo voi, ma noi difettiamo abbastanza in tal senso.

Philadelphia 76ers

Negli ultimi 3 anni quello di tifoso dei Philadelphia 76ers è stato uno dei mestieri più duri del mondo. O, perlomeno, uno di quelli per cui era necessaria la dose più alta di pazienza. L’arrivo di Sam Hinkie in cabina di comando ha dato il via a una serie di movimenti spregiudicati che avevano l’obiettivo di guardare al futuro. Per cui, negli ultimi anni, i tifosi Sixers si sono dovuti beccare una serie di stagioni di tanking spassionato e scelte al draft futuribili ma rischiose, o meglio rotte. Insomma, più che Trust the Process il mantra dei tifosi di Philly è stato Mai na Gioia.

Le cose, quest’estate, sembravano essere destinate a migliorare: la scelta di Ben Simmons, Embiid che indossa addirittura i panni del giocatore di basket, Dario Saric convinto (forse dopo il rapimento di qualche familiare) a recarsi nella città dell’amore fraterno per giocare. Ecco, Simmons non è arrivato nemmeno al training camp che si è sfasciato.

L’impressione, comunque, è che questa sarà un’altra stagione di transizione, ma meno di transizione rispetto alle altre. Vedremo in campo Embiid, insieme a Okafor e Noel un reparto lunghi interessante, scorpiremo l’adattamento di Saric al basket NBA e, insomma, vedremo FORSE finalmente questo progetto prendere forma, o almeno cominciare, visto che nelle ultime stagioni a basket si è giocato davvero poco. Occhio che, comunque, ci si mette un attimo a comprare un’altra dozzina di Robert Covington al mercato e a ripartire con il tanking più selvaggio.

Eastern Conference

Eastern Conference – Central Division

Milwaukee Bucks

Sembrava l’anno buono per i Milwaukee Bucks: quello in cui avrebbero finalmente compiuto il passaggio da “squadra che ti diverti a guardare su League Pass” a “squadra che può puntare al 50% di W nel derelitto Est“. E invece anche loro hanno subito un infortunio pesante che tarperà le ali allo sviluppo della squadra e, probabilmente, li condannerà ad un’altra annata di transizione. Rimanendo comunque divertenti da vedere su League Pass.

Khris Middleton infatti si è strappato anche l’anima santa e sarà assente per almeno 6 mesi (qualcuno dice tutto l’anno), e farà mancare ai Bucks il suo apporto in termini di punti e tiro da fuori. L’acquisto estivo di rilievo è quello di Matt Dellavedova, delinquentello DOC che però in un contesto del genere, senza nulla di rilevante in palio, potrebbe perdere un po’ di mordente (non Marco).

I due da guardare (o di cui guardare più che altro gli highlights su YouTube, se non volete farvi troppo male) saranno ovviamente ancora Giannis Antetokounmpo e Jabari Parker, chiamati a confermare quanto di buono hanno fatto vedere. The Greek Freak dovrebbe partire ancora da playmaker, nonostante i suoi tre metri di altezza e 25 di estensione alare, contribuendo a ingenerare confusione in chi era abituato al basket di una volta. Sotto canestro sono messi maluccio: Miles Plumlee e Greg Monroe (in declino clamoroso e che i Bucks stanno cercando di piazzare ovunque) non garantiscono sicurezze. Sono arrivati anche veterani del calibro di Jason Terry e Steve Novak (oltre al nostro prediletto Teletovic) che però immaginiamo non abbiano tutta questa voglia di farsi trascinare in una stagione disperata e proveranno solo a racimolare gli ultimi spiccioli della carriera.

Insomma, l’impressione è che a metà dicembre saranno già impegnati in un tanking selvaggio e spudorato.

Indiana Pacers

A Indianapolis, nel giro di un’estate, è cambiato praticamente tutto. Tra qualche mese, probabilmente, scopriremo se hanno combinato un bel disastro o se ci sia da santificare Larry Bird. Fino all’anno scorso, i Pacers erano la classica squadra cagacazzi che nessuno voleva incontrare, che faceva della difesa il suo punto di forza e che puntava ad anestetizzare le partite rendendole inguardabili. Ma finché funzionava (e così, qualche anno fa, arrivarono anche in Finale di Conference) era tutto ok.

Il drammatico infortunio di Paul George ha cambiato un po’ tutto, e solo nella seconda parte della scorsa stagione PG è tornato ai suoi livelli. E la differenza si è vista: una squadra comunque monca ha dato grosso fastidio ai Raptors nel primo turno. Quest’estate, invece, Larry Bird ha deciso di cambiare. Via Vogel dentro McMillan in panchina, è arrivato anche Jeff Teague al posto del soldatino George Hill. L’intenzione è quella di puntare sull’attacco a ritmi alti: se qualche tifoso dei Pacers si fosse perso qualche passaggio, potrebbe rimanere piuttosto spiazzato dalle prime esibizioni della sua squadra e chiamare la neuro.

Tolto Paul George, che rimarrà il perno principale dell’attacco dei Pacers, il reparto piccoli può contare su gente del calibro di Monta Ellis, Jeff Teague, Rodney Stuckey e quel che resta di Aaron Brooks. In certe sere potrebbero essere necessari anche 5-6 palloni, visto che dalla panchina potrebbe entrare anche Al Jefferson, altro mangiapalloni. Diciamo che, se le cose non dovessero andare bene, la delinquenza potrebbe scattare proprio nello spogliatoio dei Pacers, altroché.

Detroit Pistons

La truppa del pornattore Stan Van Gundy riparte dalla buona stagione disputata lo scorso anno, con qualificazione ai playoff dopo diversi anni e Cleveland impegnata in una serie che si è rivelata molto più combattuta del previsto. SVG sta lavorando bene con questo gruppo di ragazzi, e nell’Est attuale i Pistons potrebbero ambire anche a passarlo, quel primo turno di playoff. Ma prima ci sono diversi punti interrogativi a cui trovare una risposta.

Innanzitutto, bisogna capire se Drummond è davvero una star. Si, probabilmente lo è, ma quest’anno deve fare due cose: imparare a mettere punti anche da post basso, fin qui suo punto “debole” e poi mettere dentro quei maledetti tiri liberi, anche a costo di tirarli dal basso. In quel caso, l’asse play-pivot con il buon Reggie Jackson (che per l’inizio stagione è però spaccato) si confermerebbe uno dei migliori della Lega.

Per migliorarsi, i Pistons hanno puntato su diversi giocatori per rinforzare la panchina, punto debole dello scorso anno: sono arrivati Ish Smith dai Sixers e soprattutto il megamaxisuper idolo Boban Marjanovic dagli Spurs. In quanto a delinquenza, questi giovani Pistons possono regalarci parecchie soddisfazioni: oltre naturalmente a Drummond, nel reparto lunghi abbiamo anche il buon Marcus Morris, che spesso ha dimostrato di poter perdere la capoccia a piacimento. E pi aspettiamo la crescita di Stanley Johnson, che l’anno scorso, nella serie con i Cavs, aveva preso in carico la questione LeBron…Insomma, non saranno i Bad Boys, ma potrebbero stupirci in positivo.

Chicago Bulls

Se questa squadra fosse valutata considerando il valore di Wade e Rondo di qualche anno fa non esiteremmo a considerarla un top team. Così non è, purtroppo per i tifosi di Chicago che si dovranno invece accontentare di ammirare probabilmente l’ultimo canto del cigno di DW3, in quella che si può considerare la sua vera casa. Rondo, pur non essendo quello ammirato i primi anni a Boston, sembra aver ritrovato parte della sua ispirazione denotando anche qualche miglioramento nel tiro dalla lunga distanza. Non è quest’ultimo un fatto di poco conto se consideriamo che tolto Mirotic, che comunque non è Ray Allen, la squadra appare molto lacunosa nel gioco lontano da canestro. Jimmy Butler è la stella designata della squadra, il giocatore da cui dipenderanno le sorti di questa franchigia, in ottica presente ma soprattutto futura.

Hoiberg avrà una bella gatta da pelare nel gestire tante personalità ingombranti che reclameranno spazio. Ci riuscirà? Noi pensiamo di no, in quanto questi Bulls ci sembrano mal assemblati e senza una precisa identità, difficile da trovare con un solo gettone spendibile. Forse arriveranno ai playoffs, ma ci sembra comunque impossibile possano andare oltre un’uscita onorevole al primo turno. Pronti ad essere smentiti, ovviamente.

Ah, dimenticavamo la cosa più importante: a far volare i ceffoni dovrebbe pensarci Taj Gibson, lui sì una certezza.

Cleveland Cavaliers

Dopo lo storico titolo dell’anno passato, vinto in maniera epica, Lebron e soci sono attesi al compito più difficile: ripetersi. Se è vero infatti che la squadra dell’Ohio non aveva mai vinto un titolo NBA nella propria storia è altrettanto vero che portare a compimento un back to back, considerando anche i movimenti di mercato dell’altra finalista della passata stagione, avrebbe dell’incredibile. Le possibilità che questa impresa accada però ci sono eccome: il roster della passata stagione è rimasto sostanzialmente invariato nei suoi uomini chiave, J.R. Smith dopo aver festeggiato fino alla perdita dei sensi ed oltre ha rifirmato, inoltre sono arrivati due veterani come Dunleavy e il birdman Andersen che daranno una mano nelle rotazioni (oltre a rimpinguare i tatuatori della zona, parliamo di Chris Andersen ovviamente, sempre ammesso che abbia ancora un centimetro di pelle non colorato).

Irving, dopo l’exploit nelle gare di finale contro Golden State, è atteso alla definitiva consacrazione, anche per alleggerire il peso dalle spalle del Prescelto, sempre più attento alla propria gestione fisico/atletica durante la regular season. A Kevin Love spetterà il compito di perforare le difese sugli scarichi e tirar giù quanti più rimbalzi possibili, se poi gli riuscisse anche di difendere un paio di azioni a partita a Cleveland partirebbero con i fuochi d’artificio. Mi sa che tocca accontentarsi.
Di J.R. Smith abbiamo già detto, sperando non si sia giocato con i festeggiamenti quel briciolo di lucidità residuo, può davvero essere una conferma fondamentale. In panca ritroveremo il buon Tyron Lue, tanto dileggiato fino alle finali, che però sembra essere riuscito nell’impresa, tutt’altro che semplice, di far remare tutti nella stessa direzione.

La perdita di Dellavedova, sotto il profilo prettamente delinquenziale, non è di poco conto ma siamo assolutamente certi che “The Birdman” non lo farà rimpiangere. Non dovessero centrare l’approdo in finale, visto anche il discreto mortorio dell’Est, saremmo veramente sorpresi, da lì in poi è tutto da vedere. E noi non vediamo l’ora.

Eastern Conference

Eastern Conference – Southeast Division

Atlanta Hawks

Dopo nove anni di onorata carriera Al Horford ha deciso di abbandonare i falchi di Atlanta per portare i suoi talenti in quel di Boston. Al suo posto è arrivato Dwight Howard, via Houston, che proprio ad Atlanta è nato ormai 31 anni fa, in cerca di una piazza in cui tornare a brillare dopo anni di sali e scendi (più le discese delle salite, ad onor del vero).

La squadra guidata da Budenholzer, sulla carta, non è allestita affatto male: Schroder a dirigere le operazioni, una SG di comprovata efficacia come Kyle Korver, in ala piccola Bazemore (o Sefolosha per le missioni speciali) e, per finire, un reparto lunghi di tutto rispetto formato da Millsap e Howard.

Dalla panchina escono discreti idoli, i due Mike su tutti: Scott e Muscala, pronti a randellare alla bisogna. Inutile però girarci intorno: i successi di questi Hawks gireranno per buona parte intorno alle prestazioni di Superman Howard. Se riuscirà ad essere una presenza simile a quella ammirata nei suoi anni migliori in Florida, allora affrontare gli Hawks sarà dura per tutti, se invece dovesse mandare il fratello ammirato in California e per buona parte in Texas, bè in tal caso c’è poco da stare allegri alla Philips Arena.

Come sempre avremo un occhio di riguardo per Kent Bazemore, non capacitandoci di come faccia a non essere ancora un perenne all star, ma convinti che il tempo ci darà ragione. Jarrett Jack e Kris Humphries sono i due veterani il cui compito sarà quello di garantire solidità ed efficacia anche alla second unit, in cui Tim Hardaway Jr sarà libero di scorrazzare come un cavallo imbizzarrito. Playoffs su cui ci sentiamo di scommettere pesante, da lì in poi brancoliamo nel buio più totale.

Miami Heat

Passare da Lebron James, Dwayne Wade e Chris Bosh a Goran Dragic, Hassan Whiteside e Tyler Johnson non deve essere il massimo della vita, per un tifoso di Miami. Se il primo ed il secondo hanno scelto di far ritorno nelle rispettive “case” per Chris Bosh si è trattato invece di un gravissimo problema di salute che rischia di comprometterne per sempre la carriera, considerata oltretutto la non più giovanissima età.

Le “fortune” della franchigia passeranno tutte per le mani di Goran Dragic e attraverso i badili di Hassan Whiteside: se il primo lo conosciamo piuttosto bene, il secondo stiamo imparando ad apprezzarlo solo di recente. Testa calda, anzi caldissima e ottimo rimbalzi/stoppatore dovrebbe mantenere alta la bandiera della delinquenza in quel di Miami, spalleggiato dall’immortale Udonis Haslem che quando c’è da fare a ceffoni non si tira mai indietro.

Spoelstra avrà il compito di fare di necessità virtù, potendo contare sull’apporto di Dion Waiters dalla panchina e su poco altro.  Se consideriamo il fatto che l’anno passato gli Heat hanno portato i Toronto Raptors fino a gara 7 delle semifinali di Conference, quest’anno potrebbero ambire agevolmente al premio di “squadra più peggiorata”, senza che possa essere loro imputata alcuna colpa, tra l’altro.

C’è comunque di peggio in giro per la Lega, almeno qui ci sono il clima sempre mite e le belle spiagge.

Washington Wizards

Finita l’era Wittman inizia quella di Scott Brooks, ex allenatore dei Thunder, ansioso di cimentarsi in una nuova esperienza. Neanche il tempo di tirare un sospiro di sollievo per non dover più rispondere alle domande sulla difficile coesistenza (di personalità prima ancora che tecnica) tra Westbrook e Durant che già lo vediamo sudare freddo a causa del duo Wall-Beal.

Che i due giocatori del backcourt più rappresentativi non si amino non è un mistero, che possano arrivare alle mani prima della fine della stagione è più che una possibilità. Scherzi a parte, ma nemmeno troppo, il lavoro più arduo per Brooks sarà proprio quello di far coesistere al meglio due giocatori dall’indubbio talento ma dall’altrettanto grande ego, che spesso li ha portati a non rendere secondo le loro enormi potenzialità.

Con Gortat e Markieff Morris in quintetto, prendere questioni con i Wizards non sarà mai una scelta saggia, a meno di tenere veramente poco alla propria integrità fisica. Trey Burke, in arrivo da Utah, è atteso ad uno step importante, per capire se le buone parole spese su di lui in sede di draft non fossero solo aria al vento e poco altro. Mahinmi dovrebbe andare invece ad occupare lo spot che negli anni era stato appannaggio del brasiliano Nenè, garantendo difesa, rimbalzo e presenza in post basso (sia pure con caratteristiche leggermente diverse).

Che possano arrivare ai playoffs (ricordiamo che la scorsa stagione, con un record anonimo di 41-41, rimasero fuori) ci sono pochi dubbi, ce ne sono invece tantissimi sul fatto che questa squadra possa trovare l’amalgama necessario per far strada in post-season e, ancor più importante, nel futuro a lungo termine.

Come recita un famoso aforisma: se son rose fioriranno, se son ceffoni voleranno.

Charlotte Hornets

A Charlotte si riparte dalle 48 W della scorsa stagione e da dei playoff che hanno riportato l’entusiasmo in città. E adesso la squadra di Michael Jordan è chiamata a confermarsi e magari a lanciarsi nell’elite della Eastern Conference, ora o mai più.

E’ andato via Jeremy Lin, che annasperà nel gulag di Brooklyn, ma gli Hornets rimangono una squadra parecchio profonda. Il contratto multimilionario firmato da Batum consegnerebbe le chiavi della squadra nelle mani del francese, ma il problema è che quelle chiavi sono nelle mani dell’idolo supremo Kemba Walker, che difficilmente le mollerà. Attenzione, però: il nostro uomo, recentemente, sembra essere diventato un pochino più disciplinato tatticamente, per cui potrebbe lentamente evolversi in qualcosa di più che un grande realizzatore.

A proteggere il ferro, e a far roteare le sue lunghissime braccia e le sue gigantesche mani cercando di colpire quanti più avversari possibili, è arrivato Roy Hibbert, che deve cercare di dimostrare al mondo che non si è del tutto imbrocchito. Dovrebbe ritornare a pieno regime, dopo che gli hanno rimontato una spalla, anche Michael Kidd-Gilchrist, che non è una bestemmia. E a Charlotte è arrivato anche il nostro Marco Belinelli, per cui automaticamente gli Hornets diventeranno una delle squadre che seguiremo con interesse. Insomma, il potenziale c’è: sia a livello cestistico che delinquenziale. Vedremo cosa ne sapranno fare.

Orlando Magic

Sulla stagione dei Magic aleggia un grande, enorme, gigantesco punto interrogativo: potrebbero fare una stagione da ricordare, oppure mandare, ancora una volta (l’ennesima da quando è andato via Dwight Howard, in pratica) tutto a Sud. E nessuno, ad oggi, fine ottobre, è in grado di dire come andranno le cose da quelle parti.

Tanti i cambiamenti estivi, due quelli principali: in panchina è arrivato, da Indiana, Frank Vogel. Mentre, a rinforzare il reparto lunghi, dalla saccheggiata Oklahoma City è arrivato Serge Ibaka. E nessuno ha idea di come questo possa impattare sulla stagione di Orlando. Il più grande tra i punti interrogativi di questa squadra è quello su chi diamine abbia le responsabilità offensiva della squadra. Nell’ultima stagione l’incombenza era toccata a Nik Vucevic, ma con l’arrivo di Ibaka, il ragazzo toccherà sicuramente molti meno palloni: e di sicuro nemmeno Ibaka è una prima opzione offensiva così credibile. Il terzo candidato è Evan Fournier, che però non ci sembra così tanto progredito da poter fare sfracelli.

La frontline dei Magic, però, fa letteralmente paura: a Ibaka e Vucevic, dalla panchina, si aggiungono Bismaccone Biyombo e Jeff Green, senza contare che nello spot di ala piccola dovrebbero alternarsi due giocatori piuttosto fisici: Aaron Gordon e Mario Hezonja. Insomma, se Vogel riesce a far capire a questi come funziona la difesa, i Magic possono contare su una contraerea di tutto rispetto, e forse contro di loro sarà il caso di girare alla larga dall’area. Anche perché tutti i sopracitati non hanno paura a far volare ceffoni se necessario. Playoff non utopistici, draft lottery nemmeno: Iddio solo sa dove andranno a finire questi Magic.

Western Conference – Southwest Division

Houston Rockets

Cosa fai per dare una scossa alla tua squadra, quando hai una delle peggiori difese della Lega e uno dei difensori più svogliati del pianeta Terra? Semplice: prendi Mike D’Antoni e mandi definitivamente a donne di facili costumi anche la minima intenzione di puntare sulla difesa.

Questo è quello che è successo in estate a Houston: l’era della convivenza forzata tra James Harden e Dwight Howard si è conclusa con quello che può essere serenamente considerato un fallimento (con tante attenuanti ma anche tante aggravanti) e ora in Texas si aprono nuove strade. L’idea è quella di trasformare il tutto in un circo, concedendo agli avversari quei 140 punti a sera comodi, ma con James Harden che ora, con l’attacco tutto nelle sue mani, ha il potenziale per metterne 50 ad allacciata di scarpe (e forse non è un’esagerazione).

Tanti, comunque, i punti interrogativi: sono arrivati, per rimpiazzare Howard, un veterano come Nené e un passaggio a livello, in difesa, come Ryan Anderson. Il compito di far volare ceffoni sarà affidato al povero Clint Capela, nel quale comunque confidiamo parecchio. Ovviamente, il playmaker titolare sarà ancora una volta Pat Beverley, altro a cui piace buttarla sulla delinquenza, e molto. L’impressione è che di teste calde che possano far scoppiare una indegna gazzarra ogni due per tre ce ne siano in abbondanza: bisognerà solo aspettare il momento giusto. Ah, attenzione al rookie Chinanu Onuaku: tira i liberi dal basso, idolo vero e supremo.

Memphis Grizzlies

Ecco a voi un’altra squadra dall’alto tasso di delinquenza, una di quelle che, quando incontri, devi sempre farti il segno della croce e sperare vada tutto bene. L’anno scorso, seppur bersagliati dagli infortuni, i Grizzlies hanno fatto comunque il loro dovere, e quest’anno provano a ripartire, con un nuovo head coach nel motore. Salutato Joerger, c’è Dave Fizdale alla prima esperienza da capo allenatore.

Memphis rimane una delle squadre più anziane della Lega, e gli anni che passano cominciano a sentirsi per tutti (soprattutto per quelli, tipo Zach Randolph o Marc Gasol, che hanno avuto già qualche acciacco) ma, come detto, restano comunque una bella rogna per tutti.

E’ arrivato Chandler Parsons, che, oltre a fare stragi di cuori, porterà un po’ di tiro da fuori che a questa squadra mancava come il pane. Il reparto piccoli è nelle sagge mani di Mike Conley, che è però chiamato ad un ulteriore passo in avanti, mentre le missioni speciali (leggi fare a botte con chiunque) continueranno ad essere il pane quotidiano di quell’adorevole criminale di Tony Allen. Il 39enne Vince Carter continuerà a dare il suo apporto, ma proprio il reparto piccoli sembra essere leggermente carente in termini di uomini.

In ogni caso, come sempre, andare a Memphis sarà una bella rottura di palle per tutti.

San Antonio Spurs

Il ritiro di Tim Duncan ha segnato la fine di un’era, e anche il giorno in cui ci siamo sentiti decisamente vecchi anche noi: per la prima volta dal 1996, una stagione NBA comincerà senza Timmy in maglia neroargento. Immaginate che tipo di sconvolgimento possa essere questo per un tifoso degli Spurs. Ma, anche senza Duncan, e con Manu Ginobili probabilmente anche lui all’ultimo ballo, i San Antonio Spurs restano i San Antonio Spurs, per tanti motivi.

Innanzitutto, è andato via Duncan, certo, ed è arrivato un altro giovanotto con le mani educate e l’intelligenza cestistica elevata come Pau Gasol: insieme a LaMarcus Aldridge, se il fisico regge, può comporre una coppia davvero devastante. Tony Parker lascerà piano piano spazio all’idolo australiano Patty Mills (che ci fa impazzire, confessiamo) e conserverà energie preziose per i playoff: ecco, il sunto è sempre quello, ai playoff nessuno vorrebbe incappare negli Spurs, solito felino attaccato al pantaloncino (cit. Franco Lauro) che darà filo da torcere a tutti.

Pop punterà anche sui giovani per ricostruire piano piano la squadra. E’ vero, sono gli Spurs meno talentuosi da parecchio tempo a questa parte, e i giovani saranno chiamati dalla panchina a dare energia: Kyle Anderson, Jonathon (eh, Jonathon, ragazzi…) Simmons, Dewayne Dedmon. Non saranno professori ma il loro lo faranno. E poi c’è Kawhi Leonard: il ragazzo ci ha già fatto vedere quanto sia forte (tanto), ora è il momento di tirare fuori gli attributi e dimostrare che può anche essere un leader. State sicuri che gli Spurs le ultime cartucce vorranno spararle per bene.

Dallas Mavericks

Anche Dirk Nowitzki, leggiadro trentottenne, è probabilmente all’ultimo giro di giostra della sua carriera. E per questo, per ringraziarlo di tutto, Mark Cuban ha deciso di regalare al suo tedescone quello che sembra essere l’ultimo disperato assalto alla fortezza dell’Ovest: dopo il disastro della scorsa stagione, i Mavs provano a ripartire e a giocarsi le ultime carte.

I Mavericks hanno saccheggiato e raccolto i cocci dei Golden State Warriors, che per prendere a bordo Kevin Durant hanno dovuto lasciare per strada qualche pedina: in Texas sono arrivati Harrison Barnes e soprattutto quel gran bel delinquente di Andrew Bogut. Ah, è arrivato anche un Curry, ma purtroppo è solo il fratello scarso Seth.

Rick Carlisle si trova di fronte a una sfida: trovare le giuste rotazioni a una squadra che comunque è nuova, ma farlo senza affaticare troppo i suoi vecchietti. Deron Williams, Devin Harris e JJ Barea arrivano quasi a 100 anni in tre, Wesley Matthews sembra essere vecchio dentro. Insomma, bisognerà vedere come si mettono insieme, nel caso sarà comunque un esperimento interessante.

Capitolo schiaffi: ne faranno volare parecchi, tra il nuovo arrivato Bogut e il già presente tunisino, idolo delle folle, Salah Mejri. Attenzione a non farli incazzare.

New Orleans Pelicans

Eccoci qui, all’alba di una nuova stagione, a domandarci: “Riusciranno i pellicani della Louisiana a costruire qualcosa di buono intorno ad Anthony Davis”? Intendiamoci, la prima scelta assoluta al draft del 2012 ci sta mettendo del suo, non riuscendo mai a giocare una stagione per intero, e non andandoci nemmeno lontanamente vicino (ad oggi non ha mai superato le 70 partite giocate in una stagione).

E’ innegabile però che quando è a posto fisicamente Anthony Davis sembra veramente un predestinato di questo gioco, uno di quelli che non esiste cosa che non sappia fare su un parquet. Vogliamo trovargli un difetto (oltre ad essere incline all’infortunio ma su quello non può avere colpe)? Da uno con quei mezzi fisici ed atletici e la sua intelligenza cestistica ci aspetteremmo un livello difensivo da top assoluto, cosa che invece assolutamente non è.

Attorno a lui, come dicevamo all’inizio, c’è ben poco. Holiday è alle prese con guai ben più grandi della pallacanestro (sta assistendo la moglie nella battaglia contro un tumore al cervello), Tyreke Evans, Cunningham e Stephenson dovrebbero essere gli altri deputati a mettere a referto punti ma, chi per un motivo chi per l’altro, non sono mai riusciti a convincere pienamente. Asik dovrebbe invece dare difesa e controllo dei tabelloni, diciamo dovrebbe perché ultimamente non è riuscito a dare né l’uno ne l’altro. Interessante il rookie Buddy Hield, del quale si dice un gran bene e che potrebbe esser chiamato in causa per minuti importanti fin da subito.

Meritano la vostra, e soprattutto la nostra attenzione, solo per il fatto di avere a roster “Born Ready”, ovvero Lance Stephenson, una bomba ad orologeria sempre in procinto di esplodere.
Aspettative? Anche quest’anno i playoffs si fanno l’anno prossimo.

Western Conference – Northwest Division

Minnesota Timberwolves

Non possiamo non partire dall’addio di Kevin Garnett che per noi delinquenti, ormai di una certa età, ha segnato un’epoca. Ci mancherà anche, se non soprattutto, il suo trash talking, elevato a vera e propria arte, con il quale è riuscito a far scapocciare circa il 99.9% della lega.

Ora la franchigia è nella mani di Tom Thibodeau, vero e proprio santone della difesa, al quale spetterà l’arduo compito di rendere uno dei roster più promettenti in prospettiva una certezza da qui ai prossimi anni. Karl-Anthony Town e Andrew Wiggins offrono abbastanza garanzie in tal senso, essendo la coppia di giovani giù promettenti della lega, entrambi vincitori del premio di rookie of the year nei rispettivi anni. In regia il confermato Ricky Rubio, di cui ormai conosciamo a memoria pregi e difetti, a cui spetterà il ruolo (che gli è più congeniale) di facilitatore dell’attacco, cercando di mettere in ritmo le varie bocche da fuoco di cui Minnesota dispone nonché di azionare quella macchina di highlights che risponde al nome di Zach LaVine. Dal draft, con la terza assoluta, è arrivato quello che dovrebbe essere il backup del play spagnolo, Kris Dunn.

A Gorgui Dieng ed al suo cambio ,Cole Aldrich, spetterà l’onore e l’onere di sventolare il vessillo della delinquenza in Minnesota, con la supervisione di un esperto del campo come Shabazz Muhammad. Insomma: franchigia giovane, completa in tutti i reparti, guidata da un allenatore che sembra perfetto per favorirne la crescita. L’ultimo spot utile per i Playoff non è un’utopia, anzi.

Portland Trail Blazers

Se c’è una squadra che vorreste veder giocare ancora, ancora e ancora, anche a costo di consumare il League Pass, questa potrebbe sicuramente essere Portland: nella NBA, in effetti di squadre così “fun to watch” come i Blazers ce ne sono veramente poche. E, attenzione, potrebbe anche diventare una squadra vincente, se le rotelle dovessero girare nel verso giusto.

I Blazers sono una squadra profonda e giovane, molto atletica e con un gioco parecchio divertente. Ma questa gioventù potrebbe ben presto trasformarsi in debolezza. Il reparto lunghi, per quanto affascinante, manca di uomini di esperienza e abituati a battagliare. Mason Plumlee e Meyers Leonard, i due candidati a dividersi i minuti da centro, sembrano proprio due di quelli abituati a prendere schiaffi e ad esser vittima dei tipici bulli da film tipo American Pie. Ma tranquilli, è arrivato Festus Ezeli a difendere i ragazzi, e ci penserà lui a mettere a posto le cose.

Il backcourt è uno dei più affascinanti della Lega: il talento offensivo di Damian Lillard e CJ McCollum è cristallino ed innegabile, ma altrettanto evidenti sono le lacune difensive dei ragazzi. Insomma, l’impressione è che possano essere una squadra da regular season, in grado di vincere con tutti, in serata di grazia, ma poi destinata a soccombere ai playoff. Vedremo se i giovani e aitanti Blazers sapranno smentirci.

Oklahoma City Thunder

La sanguinosa sconfitta contro Golden State, non tanto per il risultato in sé ma per come è maturata, ha lasciato degli strascichi grossi quanto una casa, anzi un grattacielo. Il tutto si è concluso con la ciliegina sulla torta: l’addio in estate di Kevin Durant, che ha deciso di unirsi proprio alla squadra che li aveva eliminati, onorando il famoso detto “se non puoi batterli unisciti a loro”.

Il “povero”, si fa per modo di dire, Russell Westbrook si è così ritrovato solo come un cane, con due importanti conseguenze: le sue statistiche personali, se tutto va come deve, rischieranno di riscrivere parecchi record NBA, mentre le ambizioni di gloria dei Thunder sono svanite definitivamente. Intendiamoci, la squadra rimane sotto molti aspetti interessante: dall’innesto di Victor Oladipo, passando per la coppia di lunghi di culto, gli Stache Bros, Kanter e Adams. Proprio dai due omaccioni passeranno buona parte delle fortune future di questa franchigia, perché se è vero, come è vero, che ad ogni possesso Russellone nostro potrebbe buttarsi dentro con la moto è altrettanto innegabile che sarebbe auspicabile trovare alternative alle “capate contro il muro” di Westbrook.

In tal senso l’opzione Kanter a corto e medio raggio così come la reattività di Adams nei pressi del ferro, innescata al meglio sfruttando il neozelandese da rollante nel pick and roll, ci sembrano le soluzioni maggiormente percorribili, in attesa di capire cosa vorrà fare da grande Victor Oladipo. Occhio al rookie Domantas Sabonis, per il quale basterebbe il vincolo di sangue per scommetterci su ad occhi chiusi, in più ha dimostrato di essere già parecchio avanti rispetto ai suoi pari età, potendo dare un contributo fin da subito.

Prospettive per la stagione? Il sogno bagnato sarebbe lo scontro in post season con Durant e soci e relativo scalpo portato a casa, con Russell Westbrook portato in trionfo da re del mondo. Più verosimilmente si fermeranno al primo/secondo turno di playoff, a seconda degli accoppiamenti.

Utah Jazz

Altra squadra molto interessante, i Jazz quest’anno potrebbero finalmente raccogliere quanto seminato negli ultimi anni di delusioni, tanking e draft, culminati in una buona stagione lo scorso anno e -sperano da quelle parti- in quella che dovrebbe essere la stagione della consacrazione.

Ai giovani -tanti e cresciuti parecchio- accumulati nel corso delle ultime due-tre stagioni, si sono aggiunti anche diversi veterani che porteranno esperienza e che dovranno aiutare i Jazz a tornare competitivi: su tutti George Hill, ma anche Joe Johnson (alle ultime cartucce della carriera, probabilmente) e soprattutto il culone di Boris Diaw, che ha mollato San Antonio.

Torna anche Dante Exum dall’infortunio, sono chiamati a salire di livello anche Burks, Hood, e il cristone Rudy Gobert (i suoi schiaffoni fanno male), mentre Favors deve dimostrare a tutti di essere un leader. Gli uomini ci sono, il problema eventuale dei Jazz potrebbe essere quello del troppo sovraffollamento o, eventualmente, degli infortuni. Attenzione anche al rookie Joel Bolomboy, che è un grande stoppatore, di quelli che piace a noi, grossi e arroganti.

Denver Nuggets

Una delle squadre a nostro avviso più indecifrabili dell’intera lega. Non c’è una stella designata dalla quale andare il che, nella lega americana, è abbastanza un unicum. Si è deciso invece di puntare su una serie di giocatori buoni, anche se non eccelsi, che si possano integrare perfettamente tra loro in modo tale che la somma totale sia superiore alla semplice addizione del valore dei singoli. Avrà successo questa filosofia? Gli ingredienti per essere fiduciosi ci sono:

Emmanuel Mudiay, PG congolese estremamente fisicata per il ruolo, sembra essere in rampa di lancio, così come Nikola Jokic sul quale sono riposte le speranze dei Nuggets sotto canestro.
Faried sarà il solito animale da parquet, sebbene la sua crescita sembra essersi arrestata bruscamente ed il suo livello di gioco difficilmente evolverà in qualcosa che non sia rimbalzi e schiacciate in campo aperto. Il nostro Danilo Gallinari vestirà i panni dell’all around player, colui che è in grado di fare un po’ di tutto e, soprattutto, di farlo bene.

L’allenatore confermato è Mike Malone, che dovrà essere bravo a trovare un equilibrio tra i vari quintetti, con giocatori di livello simile da collocare nel giusto spot perché possano rendere al meglio. Con Will Barton, Wilson Chandler e Jusuf Nurkic che scalpitano, sarà tutt’altro che facile.

Se tutto dovesse incastrarsi alla perfezione potrebbero anche essere la sorpresa dell’anno ma noi pensiamo che tutto ciò non avverrà. Al contrario ci pare più probabile uno scenario in cui le gerarchie siano poco chiare, in campo regni il caos più totale e Nurkic venga alle mani con Jokic tempo un paio di mesi dall’inizio della stagione.

Western Conference – Pacific Division

Golden State Warriors

Prendi la squadra che ha vinto 73 partite nella scorsa regular season (record di sempre, ovviamente), fagli perdere malamente le Finals dopo essere stati sopra 3-1 e falli incazzare parecchio, tanto da voler abbattere la furia della loro vendetta in maniera pressoché immediata. Ah, si, e aggiungici un giocatore che ha altrettanta voglia di rivalsa e che vuole andare a vincere quel maledetto titolo che continua a sfuggirgli. Ah, si, quel giocatore, si dia il caso, è anche uno dei migliori 3 (toh, facciamo 5 se proprio vogliamo esagerare, ma per noi sono 3) del mondo.

Ecco, questo succede: cosa possono diventare i Golden State Warriors con un Kevin Durant in più? Lo scopriremo nel corso della prossima stagione. In attacco, una squadra che può schierare Curry, Thompson, Durant e Green è praticamente immarcabile: non puoi concedere un raddoppio a nessuno, ma nemmeno un centimetro gratis. La punizione è sempre dietro l’angolo.

Sarà comunque interessante sapere come i Warriors affronteranno il loro nemico più grande: la pressione, l’obbligo di vincere. Qualsiasi cosa in meno del titolo NBA, per loro, sarà un fallimento. E, soprattutto, ovunque andranno, troveranno squadre disposte a giocare alla morte per raccogliere il prezioso scalpo della squadra degli alieni.

Tranquilli, siccome l’intensità si sarà parecchio alzata, i Warriors non si faranno trovare impreparati: Zaza Pachulia e Anderson Varejao sono prontissimi a difendere i loro più talentuosi compagni a suon di gomiti, schiaffi e pugni, Draymond Green non si farà mancare vigorose scalciate. Insomma, state pronti che ogni partita dei Warriors può facilmente trasformarsi in un rodeo impazzito.

Phoenix Suns

La strada è ancora lunga, e probabilmente nemmeno quest’anno a Phoenix si vedrà la luce in fondo al tunnel, ma forse, quantomeno, un po’ di speranza potrebbe tornare a rivedersi. I Suns sembrano destinati a navigare nelle acque torbide della Western Conference già dalle prime settimane -a meno di miracoli- e dunque quella che si ritroverà tra le mani il giovane coach Earl Watson sarà una squadra con davanti ancora una stagione di transizione.

L’obiettivo è continuare a far crescere i giovani, tra tutti l’interessantissimo Devin Booker (che già l’anno scorso sembrava comunque ben instradato) più i punti interrogativi interpretati da Dragan Bender, Tyler Ulis e Marquese Chriss. Alex Len, invece, è chiamato a far vedere qualcosa per non vedersi definitivamente appiccicare addosso l’etichetta del disgraziato.

Ma -attenzione- c’è spazio anche per i nostalgici: Jared Dudley, Tyson Chandler, Leandrinho Barbosa. Saranno loro, i veterani che già sono passati peraltro da Phoenix, a fare da collante in spogliatoio ma, soprattutto, a tenere alta la bandiera della delinquenza. In caso di problemi (ma in genere, quando una squadra è messa come i Suns attuali, passa anche la voglia di fare questioni e far volare ceffoni) saranno loro a ergersi a paladini della legge e a farsi rispettare.

In ogni caso, se proprio non riuscite a prendere sonno, visto anche il fuso orario dell’Ovest qualche partita dei Suns la potete anche guardare, senza troppe pretese. Se vi piace il genere, potreste anche divertirvi.

Los Angeles Lakers

Superato il trauma del #Mambaout (che poi superato un cavolo, siamo ancora qua che piangiamo come vitelli) è tempo di pensare a presente e futuro. In panchina è arrivato l’ex assistente di Steve Kerr ai Warriors, Luke Walton, uno che da queste parti, in veste di giocatore, ha lasciato ottimi ricordi. Dalla free agency, udite udite, sono sbarcati in California Luol Deng e Timofey Mozgov, non proprio le star che da queste parti sono abituati ad ammirare. Ci vorrà pazienza, cari tifosi gialloviola, perché Russell, Randle e Ingram sono buoni, probabilmente molto buoni, ma ci vorrà tempo perché possano riuscire a costruire qualcosa di importante e soprattutto di duraturo nel tempo. Per questa stagione già riuscire ad evitare l’ultimo posto della Western Conference non sarebbe male, cercando al tempo stesso di capire chi può essere funzionale al progetto Lakers e chi no.

La sola presenza a roster del redivivo Metta World Peace è un motivo più che sufficiente per seguire da vicino le vicende gialloviola, con la speranza che possa combinarne un’altra delle sue prima di appendere le scarpette al chiodo definitivamente e dedicarsi ai libri di favole per bambini (pensate sia uno scherzo? No, non lo è).

Ah sì, ci sono pure Huertas e Calderon il cui compito sarà quello di farsi forza a vicenda vedendo il buon Nick Young, in arte Swaggy P, tirare qualsiasi cosa gli capiti per le mani.  Coraggio cari tifosi, avete vinto tanto e non saranno certo questi anni di transizione (e qualche bestemmiuccia) a togliervi l’etichetta di privilegiati.

Los Angeles Clippers

Eccoci ai Clippers con cui siamo sempre alle solite: sono forti? Indubbiamente sì. Vinceranno? Difficilmente. Le ultime stagioni di Chris Paul e compagni sono sempre state accompagnate da un hype molto elevato, motivato dalla bontà del roster, a cui ha fatto seguito un tonfo altrettanto grande. Non sempre per cause a loro imputabili, sia chiaro, in quanto gli infortuni sono stati l’altra costante che ha caratterizzato le post season della franchigia californiana. CP3 e Blake Griffin, le due stelle della squadra, non sono ancora riusciti ad arrivare contemporaneamente sani nelle gare più importanti della stagione chissà che questa non sia la volta buona. La squadra è sostanzialmente invariata rispetto alla passata stagione, almeno per quel che riguarda i suoi elementi chiave che, oltre ai già citati Paul e Griffin, sono rappresentati da JJ Redick, DeAndre Jordan e Jamal Crawford. Il vero anello debole è rappresentato dalla small forward, ruolo in cui l’eterno Paul Pierce ed il solido Mbah a Moute si contenderanno i minuti disponibili.

L’altra cosa interessante sarà vedere quanti tiri liberi riuscirà a sbagliare DeAndre Jordan, e soprattutto in che modo ignobile li sbaglierà.
Per Doc Rivers rischia di essere questa l’ultima chiamata utile per la conquista dell’anello, considerando l’età non più giovanissima di alcuni dei suoi migliori giocatori.
Se i San Antonio Spurs sembrano poter essere alla loro portata, difficilmente riusciranno ad aggirare lo scoglio rappresentato da Golden State, che rischia di essere un’impresa impervia per chiunque.

Sacramento Kings

Allenatore nuovo (Joerger) , arena nuova (Golden 1 Center), roster semi rivoluzionato, problemi risolti no? No. I problemi, a Sacramento, ci sono ancora, sono grossi e sono molto lontani dall’essere risolti. Da dove incominciare? Ad esempio da Ty Lawson, che dovrebbe guidare la squadra in regia ma ha già fatto parlare di sé per via di alcuni allenamenti ai quali non si è proprio presentato. Come dite? Non doveva guidarla Darren Collison la squadra? Sì, doveva. Peccato che a causa di fatti collegati a violenze domestiche sia squalificato per le prime otto partite della stagione. Oppure potremmo parlare di Rudy Gay che, nell’ultimo periodo, sembra il lontano parente di quello ammirato a Memphis e, solo in parte, a Toronto.

L’unica certezza è rappresentata da Demarcus Cousins, e abbiamo detto tutto. Nessun dubbio sul valore del giocatore che anzi, sotto la guida più ragionata imposta dal nuovo tecnico, potrebbe addirittura vedere agevolato il proprio gioco. Sul lato squisitamente caratteriale ci sarebbe da discutere un po’ di più, basti considerare che nella passata stagione il buon Boogie si è posizionato in cima alla classifica, saldamente al comondo, dei giocatori con più falli tecnici a proprio carico (17 con il secondo a quota 14).

Cayley-Stein dopo la stagione da rookie in cui ha fatto vedere ottime cose, soprattutto difensivamente, è atteso ad un ulteriore passo in avanti mentre l’ultimo spot del quintetto, in SG, dovrebbe essere coperto da Aaron Afflalo, proveniente dalla Big Apple. Lo spot delinquente (che per comodità verrà abbreviato con SD da ora in avanti) è occupato da Matt Barnes che, con Kosta Koufos e Omri Casspi, si spartirà i minuti maggiori destinati alla second unit.

Con tutta la buona volontà di questo mondo facciamo fatica a vederli in un’altra posizione che non sia uno degli ultimi tre posti della Western Conference.