Napoli: l’illusione, le lacrime, la lezione per il futuro Napoli: l’illusione, le lacrime, la lezione per il futuro
Partiamo da un presupposto: nel calcio si vince o si perde. Uscire a testa alta è forse un concetto che solo chi vede le... Napoli: l’illusione, le lacrime, la lezione per il futuro

Partiamo da un presupposto: nel calcio si vince o si perde. Uscire a testa alta è forse un concetto che solo chi vede le cose da fuori può tirare in ballo. E se avete mai giocato a calcio -o a qualsiasi cosa più competitiva del torneo di scopone del bar- saprete bene che di uscire a testa alta, sconfitti, non importa a nessuno.

Chi ha giocato, e chi esce dal campo sconfitto, dentro di sé sente solo la rabbia, la sensazione che le cose sarebbero potute andare diversamente, e la voglia di tornare in campo il prima possibile per vendicarsi o al massimo per mandare via quella tremenda sensazione di amaro in bocca e di fitte alla bocca dello stomaco.

E’ questo il motivo per cui, se parlate a qualcuno che il calcio lo vive da vicino di “uscire sconfitti a testa alta“, probabilmente vi rivolgerà una bella e profonda occhiataccia. Vero, c’è modo e modo di perdere. C’è modo e modo per uscire da una coppa. A caldo, le eliminazioni sono tutte uguali. Bruciano, fanno male, fanno venir voglia di mettersi a piangere. Poi, a freddo, piano piano, si può cominciare ad analizzare quello che è successo, e distinguere tra sconfitte che fanno male e sconfitte che fanno crescere, o almeno dovrebbero farti crescere.

E’ questo il motivo per cui, stasera, forse non dovreste dire ad un amico, tifoso del Napoli, che è uscito dalla Champions League “a testa alta”. No, farebbe bene a mandarvi a quel paese. Perché il tifoso del Napoli, stasera, ha tutto il diritto di sentirsi deluso dopo aver sognato, per almeno 45 minuti, più l’intervallo, che l’impresa potesse diventare possibile. Fino alla doccia fredda firmata dal solito, spietato, Sergio Ramos.

Il Napoli visto fino a quel momento è sembrato un sogno. Una squadra che è riuscita a mettere i piedi in testa ai Campioni d’Europa e del Mondo, un branco di belve assatanate, guidate dal ruggito del San Paolo, dalla carica della sua gente, che scandiva, con i fischi e con gli incitamenti, il ritmo di attacchi e difese, a ondate. Il Napoli del primo tempo sembrava una tempesta pronta ad abbattersi sul Real senza pietà. E chissà come sarebbe andata se non fosse arrivato, come l’uomo nero delle favole, come il cattivo di un film Disney, il solito Sergio Ramos.

E’ da qui che il Napoli deve ripartire. Da quei 45 minuti che sembravano un sogno e che potevano diventare realtà, e che invece, oggi, devono diventare il punto di partenza. Per crescere, sotto tutti i punti di vista, e per capire che forse non manca molto per giocarsela alla pari con tutti, anche in Europa. Una spinta al calcio italiano, per dimostrare che c’è vita oltre la Juventus, anche in Europa. Quel primo tempo ce lo ricorderemo a lungo.

Non dite a un tifoso del Napoli che hanno perso con onore, che sono usciti a testa alta. Quei discorsi li possiamo lasciare al popolo del rugby, che da anni predica quanto sia bello perdere con onore contro Inghilterra, Galles, Francia, Irlanda e Scozia. Non so voi, ma io quando perdo mi incazzo.

Ma dall’incazzatura, poi, spesso arriva la spinta per superare i propri limiti, la volta successiva. Ecco, questo è quello che il Napoli dovrebbe portarsi via da questa serata dolce e amara del San Paolo.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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