E’ stata una settimana in cui due gol hanno fatto discutere. Due gol dell’ex, due esultanze controverse. Alvaro Morata e Hernanes. La Juve, l’Inter,...

E’ stata una settimana in cui due gol hanno fatto discutere. Due gol dell’ex, due esultanze controverse. Alvaro Morata e Hernanes. La Juve, l’Inter, la Lazio, il Real. Cuori infranti, cuori in festa. E’ un dilemma che si ripropone ciclicamente. E’ giusto o meno esultare contro la propria vecchia squadra? Noi una risposta non ce l’abbiamo.

Il gol è il momento principe del calcio, la sublimazione e la concretizzazione di tutti gli sforzi fatti per far arrivare il pallone in fondo al sacco. E poi, c’è quel momento di liberazione, in cui cacci fuori tutta la gioia del gol, tutta la tua soddisfazione, in cui ti liberi di quello che avevi dentro di te e corri felice ad esultare insieme ai tuoi compagni e tifosi.
Ecco, non sempre. In settimana, due gol hanno fatto parlare di loro per quello che è successo dopo. Stiamo parlando, lo avrete capito, di due gol (anzi tre) segnati dall’ex di turno. Quello di Alvaro Morata, martedì scorso, che ha aperto il tabellino della vittoria della Juventus contro il Real Madrid in semifinale di Champions League. E quello (anzi, quelli) di ieri sera di Hernanes, la punizione telecomandata che ha permesso all’Inter di pareggiare i conti con la Lazio, e quello successivo per poi andare a vincere.

Due gol di cui si è parlato molto, per quello che è successo dopo. Juventus Stadium, Torino: Alvaro Morata, cresciuto nel Real e che le Merengues, volendo, potrebbero riportare a casa con la famosa clausola di “recompra“, trafigge Casillas e non esulta. Uno stadio intero che esplode di gioia, tutto il popolo juventino che tocca il cielo con un dito, e tu, che hai segnato forse il gol più importante della tua carriera, resti lì, impassibile, imperturbabile, per rispetto nei confronti di quelli che sono stati i tuoi tifosi. Serve un autocontrollo clamoroso, bisogna dirlo. Perchè immaginiamo che un gol come quello di martedì Alvaro l’ha sognato a lungo, l’ha desiderato parecchio, per dimostrare al Real che lui quella maglia bianca era degno di indossarla.

Stadio Olimpico, Roma: Hernanes trafigge il suo vecchio compagno di squadra Marchetti, con una punizione magistrale. E zittisce l’Olimpico, un Olimpico che ci mette poi pochissimo a riprendere a ruggire. Un Olimpico che ce l’ha proprio con Hernanes, che è appena ritornato con tutti e due i piedi per terra dopo la sua celeberrima capriola con cui festeggia i gol. Ma come, tu quoque, fili mi. Proprio tu, Hernanes, che eri andato via in lacrime da Formello, con i tuoi tifosi che ti imploravano di restare. Proprio tu, figlio amato dal popolo laziale, osi esultare mancando di rispetto alla tua gente, che ti ha innalzato ad eroe e a modello? Bastava fare un giro ieri sera sui profili social del Profeta per capire che l’aria che tirava non era delle migliori.

Ma allora, come stanno le cose? Chi ha ragione? Morata che non esulta, per rispetto dei suoi vecchi tifosi? O Hernanes che festeggia e poi si scusa dicendo che la sua esultanza era uno sfogo per il pessimo rapporto con Lotito, un modo per cacciare fuori tutto quello che era rimasto dentro dal suo addio? E, soprattutto, è una così grave mancanza di rispetto esultare per un gol ad una squadra di cui si è indossata la maglia? E’ un argomento dibattuto da anni, non se ne viene fuori. A pensarci bene, anche Fabio Quagliarella, l’altra domenica, aveva siglato un gol storico, il primo successo del Toro nel derby da tempo immemore. E non aveva esultato. Facendo rimanere male i tifosi granata che, a loro dire, si meritavano di celebrare degnamente insieme al loro eroe.

E’ difficile, maledettamente difficile. Perchè si tratta sempre di mettere insieme i pezzi del proprio cuore e quelli dei propri tifosi. Perchè ci sarà sempre qualcuno a cui mancherai di rispetto, ci sarà sempre qualcuno che si sentirà tradito. E’ difficile, perchè così va la vita. E non lo sappiamo nemmeno noi, perchè non sappiamo ( o almeno la stragrande maggioranza di noi non lo sa ) quello che si prova a segnare un gol a una squadra per cui abbiamo giocato. Possiamo solo affidarci all’istinto e al cuore, come sempre. E scegliere la cosa che riteniamo più giusta.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro