La Supercoppa Europea era stato un duro colpo per chi sperava che il Barcellona di Luis Enrique potesse essere una squadra di comuni mortali....

La Supercoppa Europea era stato un duro colpo per chi sperava che il Barcellona di Luis Enrique potesse essere una squadra di comuni mortali. Se nemmeno rimontare dal 4-1 e andare ai supplementari è sufficiente per mettere i bastoni tra le ruote a questa macchina perfetta con la maglia blaugrana, tanto vale mettersi l’anima in pace e inchinarsi davanti all’armata catalana.

Ecco, ci sono popoli e persone che di mettersi l’anima in pace, però, non ne vogliono proprio sapere. Tipo il popolo basco, per esempio, quello che affolla, con il corpo, il cuore e l’anima, gli spalti della sua cattedrale, gli spalti Estadio de San Mamés di Bilbao, Bizkaia. Ci sono popoli e persone che più l’impresa appare ardua e disperata, più si compattano, fanno gruppo, si tirano su e combattono. Ci sono popoli e persone che, insieme, possono fare qualsiasi cosa. Anche abbattere, all’improvviso, tutte le certezze del Barcellona invincibile che vuole mettere le mani sul sextete.

Sulla strada dell’esercito invincibile di Luis Enrique ieri sera c’era l’Athletic Club, quella stessa squadra che contese la Copa del Rey ai blaugrana e che dovette inchinarsi senza poter fare nulla. Quella squadra che ieri, nella gara di andata della Supercoppa spagnola, era per tutti destinata al ruolo di vittima sacrificale. Ma ieri al San Mamés, nella cattedrale sacra del calcio basco c’era qualcosa di speciale nell’aria. Come un profumo che puoi sentire solo in certi posti, in certi luoghi di culto del calcio, quelli in cui tutto sa di leggenda. E se c’è un posto in cui l’atmosfera e l’ambiente possono dare una marcia in più ai suoi eroi, quel posto è proprio il San Mamés. Sono bastati 15 minuti all’Athletic per mettere il tarlo del dubbio nella testa del Barcellona. Sono bastati 15 minuti a Marc-André ter Stegen per capire che il solo fatto di essere tedesco non lo autorizzano a imitare Neuer in tutto e per tutto: uscita avventata, colpo di testa fino a centrocampo con la palla abbandonata. E Mikel San Josè ha respirato a pieni polmoni l’atmosfera magica del San Mamés, quell’atmosfera che pianta nella testa di un basco la sensazione che tutto sia possibile. Ha preso un respiro profondo e ha infilato la porta del Barca da centrocampo, con un colpo da campione.

Il Barcellona, colpito al cuore e sicuramente stanco e distratto dalla fatica di qualche giorno fa a Tbilisi, si è letteralmente sciolto nel calore del pentolone basco. Un pentolone in cui 53.000 cuori battevano all’unisono, insieme agli eroi in campo. Gli eroi in campo che demolivano il nemico che pareva invincibile. E che, in una serata perfetta, non potevano trovare un sigillo migliore della tripletta di Aritz Aduriz, il cannoniere basco, l’uomo simbolo dell’Athletic. I miracoli, d’altronde, o si fanno per bene o non si fanno proprio.

Al triplice fischio finale il 4-0 biancorosso è sembrato un sogno, un qualcosa di irreale. Un modo per riportare sulla terra gli alieni, un modo per restituire la speranza a tutto il mondo che non indossa una casacca blaugrana. C’è ancora il ritorno al Camp Nou, e 5 gol non sono un’eventualità da escludere, anzi, con il Barcellona sono probabilmente una sentenza già scritta. Ma noi, che sappiamo riconoscere la magia di un miracolo, nel frattempo ce la godiamo.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro