Il talento, la fantasia e il genio, alle volte, semplicemente non bastano. Non bastano per diventare campioni, per diventare famosi in tutto il mondo...

Il talento, la fantasia e il genio, alle volte, semplicemente non bastano.

Non bastano per diventare campioni, per diventare famosi in tutto il mondo e per vendere milioni di magliette con il proprio nome stampato dietro, o per andare a giocare nel Real Madrid, nel Barcellona, nel Bayern Monaco e sollevare al cielo coppe e trofei. Non bastano, il talento, la fantasia e il genio, per diventare eroi.

Non bastano, se non c’è anche la voglia di sudare la maglia fino all’ultimo minuto, l’abnegazione, la capacità di rimanere concentrati sugli obiettivi e la voglia di adattarsi ad un calcio che, in fondo, non parla proprio la tua stessa lingua, anche se la tua lingua è un suono armonico, melodioso, incantevole.

Non bastano il talento, la fantasia e il genio, da soli. O forse, si, bastano. Sono sufficienti il talento, la fantasia e il genio, per accendere la fantasia dei tuoi tifosi e diventare, almeno per loro, un eroe, per davvero. Per passare alla storia con appiccicata addosso un’etichetta da eterno incompiuto, da Peter Pan mai cresciuto, da ragazzino mai diventato grande.

Non bastano, o forse si, o, in fondo, chissenefrega. Perchè tanto la tua carriera è stata all’insegna del chissenefrega. Del talento, della fantasia, del genio, dell’applicazione, della tattica, degli allenatori, della continuità di rendimento. Quando con il pallone tra i piedi puoi fare quello che ti pare, quando puoi accendere e spegnere quando vuoi, in fondo, chissenefrega. Quando sei Mimmo Morfeo, in fondo, il talento, la fantasia, il genio, bastano e avanzano. Del resto, alla fine, chissenefrega.

Incompiuto. Quando pensi a Mimmo Morfeo, probabilmente, questa è la prima parola che ti viene in mente. Perchè se lo hai visto giocare almeno una volta, una sola, sei stato folgorato. Ti sei convinto che quel ragazzo sarebbe diventato grande, avrebbe seguito la scia dei grandi numeri 10 italiani e si sarebbe inserito nel solco di quella tradizione. Invece no. Anzi, se lo hai visto giocare almeno una volta, e se hai una minima idea di come funzioni il calcio, lo avresti dovuto riconoscere immediatamente quel tipo di giocatore. Quel giocatore che sai già che sarà per sempre bello e dannato, per sempre destinato a farsi amare per il suo talento o per farsi odiare in quelle lunghe, interminabili giornate in cui sparirà dal campo.

Ecco, quello era Mimmo Morfeo, un giocatore che quando c’era si notava, quando non c’era si notava ancora di più. Sperso, spaesato, abbandonato. Ma pronto a regalarti un lampo di genio in un attimo, in un secondo. Un lampo che sarebbe valso il tempo speso ad aspettarlo. Altro che Godot.

Talento, fantasia, genio. E un piede con il quale avrebbe potuto dipingere qualsiasi cosa, se solo ne avesse avuto voglia. Un piede, uno solo. Il sinistro. Il destro, mai, schifato come un inutile orpello, un’appendice inutile, un peso in più. Un piede solo. Come tutti quei giocatori che già lo sai che fine faranno.

Dimenticati dalla storia, finiti nel cassetto dei tuoi innamoramenti. Il cassetto degli amori più romantici, in fondo, forse, quelli più belli, baciati da quel fascino del proibito, dell’irrazionale, del nonsense. Il nome di Mimmo Morfeo è uno dei primi che viene fuori quando si parla di quei calciatori che potevano essere e non sono mai stati. Ma in fondo, alla fine, chissenefrega. Anche a lui, in fondo, forse, non è mai importato. Lui, oggi, che ogni tanto viene fuori dal suo bar a Parma in cui si è ritirato. Si fa passare un’arancia, fa una ventina di palleggi, tutti con il sinistro ovviamente. E poi la lascia andare via, come una meteora, come la sua carriera che poteva essere e non è stata. Ma alla fine chissenefrega. Viva Mimmo Morfeo. Viva gli Incompiuti.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro