I dieci migliori calciatori mancini degli ultimi 20 anni (secondo France Football) I dieci migliori calciatori mancini degli ultimi 20 anni (secondo France Football)
Qualche tempo fa France Football ha proposto ai suoi lettori la classifica dei 10 calciatori mancini più forti degli ultimi 20 anni (quindi, stiamo... I dieci migliori calciatori mancini degli ultimi 20 anni (secondo France Football)

Qualche tempo fa France Football ha proposto ai suoi lettori la classifica dei 10 calciatori mancini più forti degli ultimi 20 anni (quindi, stiamo parlando del calcio che, almeno buona parte di noi, abbiamo avuto la possibilità di ammirare con costanza e con spirito critico).

Ve la riproponiamo, con una breve presentazione dei 10 calciatori scelti dal popolare magazine francese, 10 mancini che, a modo loro, sono rimasti nel cuore dei tifosi. E qualcuno anche nel cuore di noi italiani, ovviamente.

10. Mesut Ozil

Classe 1988, il fantasista tedesco (di chiare origini turche) è cresciuto nel vivaio dello Schalke 04, dove si è messo in mostra per le sue doti di assistman ma anche di realizzatore.

Nel 2008 passa al Werder Brema, dopo che lo Schalke si era rifiutato di rinnovargli il contratto con un aumento di stipendio: diciamo che potrebbero essersene pentiti.

Nel 2010 viene convocato per il suo primo mondiale con la rappresentativa tedesca, quello del Sudafrica, e, in quella stessa estate, viene acquistato dal Real Madrid per la cifra di 15 milioni di euro.

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Gioca 159 partite con la maglia dei Blancos mettendo a segno 27 reti, per poi diventare, nel 2013, l’acquisto più caro della storia dell’Arsenal: i Gunners lo pagano infatti la bellezza di 42 milioni di sterline. Lui ripaga la squadra londinese con le migliori prestazioni della sua carriera e la maturità calcistica.

Una delle doti migliori di Ozil è senza ombra di dubbio la visione di gioco. Unita -appunto- a un piede sinistro morbido e vellutato, è in grado di mandare in porta i compagni con tocchi semplici ma allo stesso tempo geniale. Può giocare in diversi ruoli, più dietro a centrocampo oppure a supporto delle punte.

9. Rivaldo

Rivaldo Vítor Borba Ferreira, semplicemente Rivaldo per tutto il mondo, è stato uno degli attaccanti brasiliani più forti a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila. In campo poteva svariare tra il ruolo di trequartista, quello di seconda punta o addirittura quello di esterno sinistro. Perchè, in fondo, con il piede sinistro era capace di fare magie e dipingere calcio, ma era anche dotato di un notevole istinto per il gol.

Classe 1972, si mette in mostra in patria, prima di guadagnarsi la chiamata del Barcellona nel 1997. In Catalogna rimarrà fino al 2002, mettendo a segno 86 reti in 157 partite. In più, sempre durante l’avventura spagnola, nel 1999 vince il Pallone d’Oro. Poi, nel 2002, dopo essersi laureato campione del mondo con il Brasile nel corso del mondiale coreano, arriva il passaggio al Milan, dove vince Champions League e Coppa Italia.

Dal 2003 in poi comincia un balletto di squadre, tra Europa e Sudamerica, che gli fa cambiare diverse maglie: Cruzeiro, Olympiakos, Aek Atene, Turchia, poi di nuovo Brasile. Nel 2014 annuncia il suo ritiro, diventa presidente della squadra brasiliana del Mogi Mirim, ma in qualche occasione, l’anno successivo, non resiste alla tentazione di indossare le scarpe e scendere in campo, salvo ritirarsi davvero qualche mese dopo.

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8. Arjen Robben

All’ottavo posto della classifica di France Football dei 10 mancini più forti degli ultimi venti anni troviamo l’olandese del Bayern Monaco Arjen Robben. Nato nel 1984, cresce calcisticamente nelle giovanili del Bedum prima e del Groningen poi. Esordisce con la prima squadra del Groningen nel 2000, e nel 2002 attira l’interesse del PSV Eindhoven. Nel 2001 era stato inserito nella famosa lista di Don Balon dei 100 giovani più forti del mondo.

Nel 2004 Roman Abramovich se ne innamora e sborsa 18 milioni di euro per portarlo al suo Chelsea, dove giocherà 67 partite segnando 15 reti. Viene spesso tormentato dagli infortuni, e non riesce a esprimere al meglio il suo potenziale negli anni con i Blues. Nel 2007 il Real Madrid decide di acquistarlo per 36 milioni di euro, quinto acquisto più costoso nella storia del club. Giocherà però solo 50 partite con la maglia dei Blancos, trasferendosi nel 2009, per una cifra vicina ai 25 milioni di euro, al Bayern Monaco.

Qui, quando gli infortuni glielo permettono, è spesso decisivo, come nella finale di Champions League del 2013, quando il suo gol in extremis regala la Coppa ai bavaresi contro il Borussia Dortmund. Preferisce giocare da esterno d’attacco destro. La sua azione preferita? Il rientro sul sinistro e la conclusione a giro: lo hanno capito tutti, non riescono comunque ancora a fermarlo…

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7. Hatem Ben Arfa

Nome a sorpresa nella classifica dei francesi, ma il piedino di Hatem Ben Arfa, fidatevi, merita parecchio. Esterno sinistro di centrocampo, centrale o in rari casi trequartista, classe 1987, di origine tunisina. Eccelle nel dribbling e nella tecnica, e con il piede sinistro, quando è in giornata, è in grado di disegnare vere e proprie poesie. Il problema è che spesso non è in giornata e finisce per diventare fumoso e eccessivo.

Cresce nelle giovanili del Clairefontaine prima e del Lione dopo. E proprio con la maglia del Lione fa l’esordio in Ligue 1 nel 2004. Il talento è cristallino, ma si scontra troppo spesso con le idee dell’allenatore Houllier. Poi, negli anni successivi riesce a giocare con maggiore continuità, e nel 2008 passa all’Olympique Marsiglia. La sua carriera si caratterizza comunque per rendimento incostante e bravate varie, oltre alle discussioni continue con allenatori e presidenti. Un caratterino niente male, insomma.

Nel 2010 si trasferisce in prestito al Newcastle, poi nel 2010, dopo uno scontro durissimo con Nigel De Jong, si rompe tibia e perone. Nel 2014 viene ceduto in prestito all’Hull City, nel 2015 torna in Francia, al Nizza, dove finalmente sembra tornare a livelli accettabili di rendimento. Oggi gioca al Rennes.

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6. Roberto Carlos

Lui non avrebbe bisogno di presentazioni: il terzino sinistro brasiliano è uno degli interpreti del ruolo più forti della storia, noto soprattutto per la sua velocità, per la sua spinta ma, in particolar modo, per un piede sinistro dotato di dinamite. Sono infatti passate alla sua storia le sue leggendarie punizioni, dei veri e propri bolidi che spesso assumevano traiettorie del tutto imprevedibili per i portieri.

Classe 1973, Roberto Carlos esordisce in patria in Brasile e si mette in mostra nel Palmeiras. Nel 1995 arriva in Italia, all’Inter, ma qui Roy Hodgson, clamorosamente, gli preferisce Pistone e spinge per la sua cessione. Sul terzino brasiliano si fionda il Real Madrid che lo porta in Spagna nel 1996, e qui resterà fino al 2007, vincendo un discreto numero di trofei: quattro volte la Liga, tre Supercoppe di Spagna, tre Champions League, una Supercoppa UEFA e due Coppe Intercontinentali.

Nel giugno del 2007 lascia il Real per andare a giocare in Turchia, al Fenerbahce, dove rimarrà per due stagioni e mezzo. Chiude la carriera in Russia nel 2012, salvo un ripensamento nel 2015, quando ha vestito la casacca dei Delhi Dynamos nel ruolo di calciatore-allenatore. Un vero e proprio punto di riferimento per tutti i terzini a spinta offensiva che sono venuti dopo di lui.

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5. Gheorghe Hagi

Se ti chiamano il Maradona dei Carpazi, un motivo ci deve essere, e non è per niente banale. Noi, a dire il vero, il fantasista rumeno lo avremmo messo molto più in alto in questa classifica mancina, ma questo è. Piede sinistro baciato dall’Altissimo, leadership e carattere che spesso lo portava a fare a botte, metaforicamente e non, sul campo: di Hagi era difficile non innamorarsi. A meno che non fosse un vostro avversario.

La sua carriera comincia in Romania, dove si consacra nel 1986 con il passaggio alla Steaua di Bucarest, con la quale gioca anche una finale di Coppa dei Campioni, quella persa per 4-0 contro il Milan. Nel 1990 passa al Real Madrid, ma in Spagna non riesce a imporsi. Nel 1992, infatti, passa al Brescia, dove illumina con le sue giocate. In Italia poteva essere solamente di passaggio, visto che nel 1994, alla soglia dei 30 anni, arriva la chiamata del Barcellona.

Chiude la carriera da giocatore in Turchia, al Galatasaray, con la ciliegina della Coppa UEFA conquistata nel 2000 da leader assoluto. Una fortuna averlo visto giocare. Eletto, a mani basse, miglior calciatore rumeno della storia, per noi, romantici, merita un posto tra i grandissimi del calcio.

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4. Fernando Redondo

Scelta romantica degli amici di France Football. Al quarto posto della classifica dei mancini più forti degli ultimi vent’anni, ci piazzano il centrocampista argentino Fernando Redondo, uno di quei talenti che, probabilmente, avrebbe potuto fare molto di più.

Cresce in patria, nell’Argentinos Juniors, e poi vola in Europa accasandosi al Tenerife, in Spagna, nel 1990. Qui resterà 4 anni, giocando 103 partite e imponendosi come uno dei centrocampisti con maggiore personalità della Liga. La sua visione di gioco e il suo piede vellutato attirano l’interesse delle grandi del Continente. Ad aggiudicarselo sarà il Real Madrid, che nella stagione 1993-94 lo porta a vestire di bianco.

Con il Real vincerà per due volte la Liga, due Coppe dei Campioni e una coppa Intercontinentale. Poi, nel 2000 il Milan lo acquista dopo una trattativa praticamente infinta. In maglia rossonera però giocherà pochissimo, per via di un tremendo infortunio che praticamente gli azzoppa la carriera. Si ritira nel 2004, dopo aver vestito la casacca rossonera del Milan solamente in 16 occasioni. Uno dei rimpianti più grandi del calcio italiano, che avrebbe meritato di godersi Fernando Redondo al meglio della sua forma.

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3. Ryan Giggs

Forse, come piede in sé, il mancino di Ryan Giggs era inferiore a diversi nomi di questa lista. Ma se dobbiamo considerare il giocatore nel suo complesso, la sua carriera e quello che ha lasciato al mondo del calcio, bé, allora il calciatore gallese merita assolutamente questo posto di rilievo.

La sua storia è una storia d’amore lunga ventiquattro anni, gli stessi anni che il centrocampista di Cardiff ha trascorso indossando sempre la stessa maglia: quella dei Red Devils di Manchester, quella dello United. La carriera di Giggs comincia nel 1990, e piano piano si impone come una delle ali sinistre più forti della Premier League moderna.

Fare l’elenco dei primati e dei successi di Giggs in maglia United significa semplicemente leggere l’albo d’oro dei Red Devils in questi ultimi anni e nell’era Ferguson. E’ diventato un simbolo, una leggenda, e oggi riveste ancora il ruolo di vice allenatore di Van Gaal sulla panchina dello United. Se l’accordo con Josè Mourinho non dovesse andare in porto, si vocifera che sarà proprio Ryan Giggs il successore dell’olandese sulla panchina della parte rossa di Manchester. Sarebbe un bel coronamento per questa strepitosa love story.

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2. Alvaro Recoba

Ecco, se parliamo di talento non fatto fruttare a pieno, il Chino Alvaro Recoba dovrebbe occupare la posizione uno, due e tre. E forse anche quelle fino alla dieci. Il fantasista uruguaiano infatti di talento ne aveva parecchio, ma non è mai riuscito a imporsi al top del calcio mondiale. Ma a noi romantici, in fondo, va bene anche così: ci porteremo dietro il rimpianto di esserci appassionati a un giocatore che sarebbe potuto diventare molto più grande di quello che è stato.

La sua storia, in breve. Si mette in mostra in Uruguay, con la maglia del Danubio prima e del Nacional poi. Il presidente dell’Inter Moratti viene in possesso di alcune sue VHS e se ne innamora. Nel 1997 lo porta in Italia: il Chino sarà sempre il pupillo di Massimo, anche quando vedrà difficilmente il campo, perchè agli allenatori la sua indolenza non piace.

La sua annata migliore? Quella a Venezia, in prestito, nel 1999. Sei mesi, 19 partite, 10 gol e una squadra trascinata alla salvezza. Roba forte, che però non basta a Recoba per conquistare con costanza la maglia da titolare all’Inter negli anni successivi. Dopo una breve parentesi a Torino, lascia l’Italia nel 2008, torna in patria e, proprio in questi giorni, annuncia l’addio al calcio.

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1. Leo Messi

Per France Football è Leo Messi il mancino più forte degli ultimi 20 anni. E in effetti, difficile dargli torto. Certo, il discorso è sempre lo stesso, probabilmente non è solo il piede a rendere speciale Messi, che anzi ha ormai dimostrato di essere un campione a tutto tondo.

Il paragone tra Messi e Maradona comincia a diventare frequente, e se fino a qualche anno fa c’era una sorta di aura di sacralità intorno alla superiorità di Maradona, negli ultimi tempi qualche crepa nel muro si è rivelata. Si, più di qualcuno comincia a credere che Leo Messi, misurando centimetro per centimetro le carriere e le abilità dei due giocatori, possa essere anche superiore al suo illustre connazionale.

Epoche diverse, calcio diverso, avversari diversi. Troppo difficile fare un confronto vero e imparziale tra i due. L’unica cosa a cui possiamo aggrapparci è la presenza dell’uno e dell’altro nell’immaginario collettivo e nel cuore dei tifosi. E, onestamente, quello che sta facendo vedere Messi si avvicina parecchio a quello messo in mostra da Maradona. Manca solo, alla Pulce, la consacrazione di un trofeo vinto da protagonista con la maglia dell’Argentina. Staremo a vedere…

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