Mi sono innamorato di te Mi sono innamorato di te
Il momento in cui guardi una donna e capisci di essertene innamorato, che sia amore a prima vista oppure no, è un ricordo indelebile.... Mi sono innamorato di te

Il momento in cui guardi una donna e capisci di essertene innamorato, che sia amore a prima vista oppure no, è un ricordo indelebile.

Non importa che quell’amore finisca o duri per sempre, ricorderai comunque com’era vestita, il modo in cui ti ha sorriso, se ti ha sorriso, e quello in cui i capelli le correvano lungo il collo e sulle spalle. Le parole che ti ha detto e le promesse che un lampo nei suoi occhi ti hanno sussurrato.

È strano, da quel momento in poi accumulerai tanti ricordi e un fuoco imponente brucerà tutto di quell’amore.

A volte più in fretta, a volte più lentamente. Eppure in mezzo alla cenere potrai ritrovare il fiammifero che ha dato il via a tutto. Ancora intatto e pronto a bruciare ogni volta che vorrai. E magari sarà anche in grado di riaccendere di nuovo quel fuoco o di tenerlo in vita.




Non esiste un numero minimo o un numero massimo di questi fiammiferi collezionabili in una vita. Alcuni ne troveranno dieci, altri uno, altri perfino nessuno.

C’è però un tipo di fiammifero e di fuoco speciale che, se state leggendo queste righe, avete già trovato.
Ne esiste uno solo per ciascuno di noi e non si estinguerà mai: la squadra del cuore.

Quante volte avete sentito usare questa espressione senza ragionare su cosa vogliano dire davvero quelle quattro parole?

In qualche vecchio scatolone polveroso, da qualche parte, c’è una mia foto a 4 anni in terrazzo, con un completino di Totti. Ai miei piedi un vecchio Super Tele nero e blu. Sono cresciuto a Roma e come tutti i bambini capitolini fin da quando ero in fasce mi sono trovato quasi subito braccato da una lupa e da un’aquila. Il primo imprinting ti viene quasi dall’aria che respiri, ancor prima che dalla tua famiglia.
Ho sempre avuto un debole per l’arancione, è il mio colore preferito, tanto da aver avuto addirittura delle scarpe arancioni.

Una delle prime cose che ricordo dell’asilo sono i colori e la distinzione tra primari e secondari. Mescolando il giallo ed il rosso si ottiene l’arancione. Ma non è questo il mio fiammifero e quello non era il mio fuoco. Questi ricordi sono confusi.

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Il mio fiammifero è Bau Settete.

O almeno una parte.

No, non sono uno squilibrato. Oddio, non completamente.

Era il 5 gennaio di ventuno anni fa e a San Siro si giocava Inter – Roma. Ero appena in grado di comprendere che c’era un mondo intorno a me, avevo solo quattro anni.

La mia vita non sarebbe stata più la stessa. In tv, quella sera, c’era la Domenica Sportiva, io ovviamente non avevo la minima attenzione, volevo solo giocare.

Poi dal televisore ho sentito qualcuno dire “Bau Settete”, pensavo volesse giocare con me. Era l’inizio della sintesi della partita giocata quel pomeriggio.

Vinse l’Inter 3-1 e Youri Djorkaeff realizzò uno dei più bei gol della storia della Serie A. Più ancora del gesto atletico e del significativo avversario sconfitto, fu la corsa di quei due lì per esultare, che fece scoccare in me la scintilla.

Djorkaeff e Zamorano. Abbracciati, uniti, interisti.

In quel momento, cara Inter, mi sono innamorato di te e non lo dimenticherò mai.

Che sia per l’Inter, per la Juventus, per la Roma, per la Fermana o la Reggina, quell’amore resisterà a qualsiasi ferita. Sconfitte, tradimenti, delusioni. E quando tutto sembrerà più buio, torneremo a cercare quel fiammifero e saremo sempre in grado di fare un po’ di luce e di riaccendere la passione.

Riccardo Rinaldi