Memorie del Pipita e di Sarri Memorie del Pipita e di Sarri
Pochi giri di parole: il primo Juventus-Napoli di questa stagione è, senza alcun dubbio, l’evento più atteso dal tifo tricolore. Ovvio, fin da quel... Memorie del Pipita e di Sarri

Pochi giri di parole: il primo Juventus-Napoli di questa stagione è, senza alcun dubbio, l’evento più atteso dal tifo tricolore. Ovvio, fin da quel pomeriggio del 26 luglio, quando l’amministratore delegato bianconero Marotta depositò negli uffici della Lega Calcio il contratto di Gonzalo Higuain.

Che poi, detto in questi giorni, sembra scontato. Dieci giornate di campionato e ci siamo quasi abituati, tutti, a vedere il Pipita con la maglia a strisce dei campioni d’Italia. Eppure, torniamo a qualche mese fa. Torniamo all’attaccante dei record praticamente introvabile, tra Argentina, Stati Uniti e Spagna, latitante come Pablo Escobar nella calura estiva.

Torniamo al presidente del Napoli De Laurentiis, che incalzato dai giornalisti presenti al ritiro di Dimaro annaspava: “La Juventus capisce che non può fare questo torto…la Juventus, signori, è una società di razza.” Eppure, da allora, Higuain e il Napoli non si sono più incontrati. Dall’approdo in pompa magna a Fiumicino nell’estate 2013 al mancato arrivo in Trentino-Alto Adige due anni dopo. La storia azzurra del Pipita, indelebile fra le pagine del calcio italiano, si era consumata.

E anche adesso che la nostra memoria, anestetizzata dalla velocità del pallone, quasi comincia a sbiadire, siamo sicuri che esista almeno un uomo in grado di ricordare lucidamente tutto ciò che è accaduto. E’ un ex impiegato di banca di Figline Valdarno, ma ha trascorso la sua intera esistenza ad allenare. Dalla Seconda Categoria alla Promozione, dall’Eccellenza alla Serie D, dalla Lega Pro alla Serie B, fino alla Champions League, è riuscito a scalare in sedici anni una montagna per molti invalicabile.

Soprattutto, è l’uomo che insieme al Pipita ha quasi strappato dalle mani di Andrea Agnelli il quinto scudetto consecutivo. In questo momento, tra una sigaretta e un urlaccio ai suoi giocatori, Maurizio Sarri starà sfogliando mentalmente le sue personali diapositive. Napoli-Sampdoria, seconda giornata di Serie A, esordio al San Paolo. Nove minuti dopo il fischio d’inizio, Insigne pesca Higuain con un filtrante laser, pallonetto con il piede sinistro a scavalcare Viviano ed è già 1-0. Passa mezz’ora e stavolta è Allan a cogliere l’inserimento del numero 9 azzurro: Gonzalo si gira in una frazione di secondo e raddoppia. I blucerchiati pareggeranno quella partita, in un inizio di campionato di certo non positivo per Sarri, ma che alla fine si rivelerà soltanto il preludio di qualcosa di più grande.




Il 20 settembre, sempre al San Paolo, contro la Lazio. I biancocelesti sfiorano il vantaggio con Keita, ma al quattordicesimo, liberato da un retropassaggio avversario, Higuain aggira Hoedt e fulmina Marchetti da fuori area. Nel secondo tempo, con il risultato ormai fissato su un rassicurante 3-0, il Pipita agguanta la doppietta dopo una percussione da urlo. Un’azione simile, speculare a quella che lo porterà a bucare Buffon sei giorni dopo, nel primo match stagionale contro la Juventus. I bianconeri, sempre i bianconeri. Dopo averli sconfitti praticamente da solo nella finale di Supercoppa Italiana disputata nella stagione precedente.

La verità è che la Juventus ha segnato la vita di Gonzalo in diverse tappe fondamentali. Ha solo otto anni quando la squadra allenata da Marcello Lippi conquista la Coppa Intercontinentale contro il “suo” River Plate. Il 5 novembre 2008 subentra a Snejider nel secondo tempo del match del Bernabeu, quando Del Piero decide di abbattere il Real Madrid con una doppietta.

Nel maggio 2013 il blitz spagnolo di Marotta e Paratici lo avvicina più che mai alla Vecchia Signora, prima che la società bianconera decida di virare sull’acquisto di Carlos Tevez. Infine, lo scorso 13 febbraio, l’intervento che ha deciso di fatto il campionato: Bonucci allunga in spaccata il piede destro, sporcando il cross di Hysaj quel tanto che basta perché il pallone non giunga sulla fronte del Pipita. E’ in quella frazione di secondo, tanto rapida quanto decisiva, che è possibile riassumere il rapporto ventennale di Higuain con la Juventus. Un rapporto che culminerà con la scelta più fragorosa degli ultimi anni.

Perché Gonzalo, con il Napoli di Sarri, ha segnato in tutti i modi possibili. Più che un singolo giocatore, l’argentino ha rappresentato per il proprio tecnico un intero schema offensivo. Mentre le diapositive scorrono, è possibile vedere il diagonale mancino “impossibile” che ha spezzato l’Udinese. I due capolavori, entrambi di destro, nello scontro casalingo contro l’Inter di Mancini. La rovesciata storica del 4-0 contro il Frosinone. Immersi in questo teatro di magie, quasi siamo tentati di pensare che quel gol, con la porta bianconera spalancata davanti alla sua testa, sarebbe stato uno dei più facili.

Ci immaginiamo la corsa, in uno Stadium ammutolito, verso l’allenatore. L’ennesimo abbraccio, ripetuto più di una volta in quella stagione straordinaria. “Come saluterò Higuain? Come un figlio che mi ha fatto incazzare” ha detto Maurizio Sarri, il sorrisetto di chi è a metà tra l’orgoglio e il rancore. Chissà se pensava a quella splendida collezione di immagini, oppure alla foto estiva di Gonzalo in t-shirt bianca e gilet nero, appena arrivato alla corte di Agnelli.

E chissà se pensava all’imponderabile, a ciò che tutti stanno già immaginando da tempo, ma che in pochi riescono ad affrontare come un normale argomento di conversazione. “E se Higuain segnasse, sabato sera?”. Maurizio non si scompone. Ha la pelle dura, irrobustita da una lunghissima scalata e da centinaia di battaglie. E poi, dopotutto, non ci sarebbe niente di strano. Lui non solo ha visto segnare Higuain: lui ha fatto sì che Higuain segnasse. Come un padre severo che impartisce gli ordini, in attesa che il pupillo li esegua. Ricordi, Gonzalo?

Mattia Carapelli
twitter: @mcarapex

 

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