Mauro Icardi sta diventando sempre più difficile da criticare Mauro Icardi sta diventando sempre più difficile da criticare
Difficile discutere un giocatore che ha fatto, nel corso della propria carriera, ancora giovanissima, 131 reti in 234 partite disputate. Quando un attaccante, il... Mauro Icardi sta diventando sempre più difficile da criticare

Difficile discutere un giocatore che ha fatto, nel corso della propria carriera, ancora giovanissima, 131 reti in 234 partite disputate.

Quando un attaccante, il cui mestiere sarebbe sempre quello di fare gol, esegue con tale costanza e devozione il proprio lavoro cosa gli vuoi dire? In un mondo normale gli si stringerebbe la mano e, al più, si aggiungerebbe la parola “complimenti.”

Fine della discussione. Sarebbe bello, invece nel calcio raramente le cose vanno secondo logica e c’è sempre un “sì, pero” senza il quale tutte le discussione da bar, che spesso ci infervorano e ci appassionano, non avrebbero ragione d’esistere.

Nel caso di Mauro Icardi, invece, le proposizioni avversative e dubitative si sono sono sempre sprecate: ad inizio carriera ad essere messi in discussione erano la sua testa ed il carattere poi, una volta approdato all’Inter e avendo dimostrato di saper continuare a segnare a raffica il problema è diventato il non saper contribuire al gioco di squadra.

C’è stato persino qualcuno che si è spinto ad affermare che Eder, si quell’Eder ora finito in Cina, era un giocatore più utile alla causa rispetto ad Icardi quando non segnava. Peccato che l’argentino, una partita sì e l’altra pure, segnasse e con i suoi gol spesso e volentieri faceva vincere la sua squadra.

Eppure c’era sempre qualcosa che non andava, o perché non tornava a centrocampo a fraseggiare con i compagni, o perché non faceva abbastanza sponde con i colleghi di reparto o per un altro milione di motivi. Quest’anno, in più, si era aggiunta l’incognita Champions, competizione alla quale Icardi non aveva mai partecipato.

Ancora una volta se c’è stato uno che non ha sofferto il cambio di palcoscenico quello è stato proprio Mauro Icardi, autore di 4 delle 6 reti totalizzate dall’Inter nel girone, concluso in maniera infausta con l’eliminazione beffarda ad opera del Tottenham.

Come se non bastasse in questa stagione il centravanti argentino sembra aver aggiunto anche quello step che metterebbe definitivamente a tacere tutti quanti: nelle ultime uscite, infatti, abbiamo visto un Icardi per certi versi diverso, sicuramente più partecipativo al gioco di squadra ma non meno efficace sotto porta.

La stessa partita di ieri ha confermato questa tendenza, già evidente in tutta la prima parte di stagione. Icardi ha realizzato il gol vittoria, uno splendido cucchiaio su rigore, ma spesso e volentieri si è abbassato sulla trequarti campo per dialogare con i compagni, che hanno potuto usufruire del suo movimento e della sua intelligenza tattica.

Ad oggi, se dovessimo analizzare ogni minimo dettaglio del suo repertorio, troveremmo veramente pochissimi punti deboli: un attaccante in grado di segnare in ogni modo possibile, abilissimo nel gioco aereo e dalla freddezza fuori dal comune. La capacità di aggiungere anche questa abilità nel “rendersi utile” per quel che riguarda il gioco di squadra, critica di cui personalmente non ho mai capito fino in fondo il merito, dimostra solamente la volontà del giocatore di sacrificarsi, probabilmente per quanto richiesto dall’allenatore, al fine di agevolare la fluidità del gioco.

La mia perplessità, intendiamoci, non era tanto sul fatto che non fosse reale quella scarsa partecipazione alla manovra che gli veniva imputata, quanto più sul fatto che si volessero far ricadere su quel difetto, se così vogliamo chiamarlo, i problemi della squadra.

Ci sono attaccanti, pochissimi ma proprio per questo da preservare con ancora più attenzione, che sono nati semplicemente per fare gol, senza troppi orpelli e filosofismi. Qualcuno ha mai rotto le scatole ad Inzaghi, tanto per fare un nome? O a Trezeguet? Sicuramente sì, andiamo sulla fiducia e sulla memoria, che comunque inizia a perdere qualche colpo, ma la Storia alla fine ha sempre ragione e ci ha consegnato due di quelli che giustamente vengono ricordati come tra i migliori attaccanti della propria generazione.

Così sarà per Icardi, ci sono pochi dubbi a riguardo. Che impari a giocare di squadra o meno, con buona pace di tutti.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo

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