Un disastro chiamato Mauro Goicoechea Un disastro chiamato Mauro Goicoechea
Luglio 2012: Zdenek Zeman, reduce dalla cavalcata trionfale con cui ha portato il Pescara in Serie A, torna sulla panchina della Roma a tredici... Un disastro chiamato Mauro Goicoechea

Luglio 2012: Zdenek Zeman, reduce dalla cavalcata trionfale con cui ha portato il Pescara in Serie A, torna sulla panchina della Roma a tredici anni di distanza dall’ultima volta.

La piazza è divisa tra entusiamo e scetticismo, come forse è inevitabile a Roma.

Il boemo, come di consueto, pretende di portare in giallorosso almeno un paio di elementi funzionali al suo modo di giocare e di intendere il calcio, e il DS Walter Sabatini – uno che invece di entusiasmo, almeno per il talento calcistico, vive – non vede l’ora di accontentarlo.

Una delle prime richieste di Zeman non è una novità: un portiere che, prima di tutto, sappia usare bene i piedi e possa far cominciare l’azione da dietro.

A Roma, dalla stagione precedente, c’è Maarten Stekelenburg, gigante olandese che arrivava dall’Ajax e che, nella stagione 2011-12 non avrà di certo blindato la porta giallorossa, ma non ha fatto brutta figura. Zeman, però, non sembra intenzionato a puntare su di lui, nonostante l’investimento fatto dalla Roma nella stagione precedente, e quindi chiede a Walter Sabatini di andare a prendere un portiere con caratteristiche più consone al suo gioco.

E Sabatini si presenta con un giovane portiere uruguaiano, 24 anni, che finora ha giocato solamente nel Danubio di Montevideo. Il suo nome è Mauro Goicoechea, e tra i tifosi della Roma sono in pochi ad averne sentito parlare. Basteranno pochi mesi per non farglielo più dimenticare, quel nome.

Goicoechea si presenta con grande umiltà, sapendo di partire, sulla carta, da riserva: “Sono grato alla società per avermi voluto. Questo è un grande club e sono qui per crescere e migliorarmi. La mia ambizione è conquistare nel tempo la maglia da titolare. Ho scelto il 13 come numero di maglia perchè è il giorno del compleanno di mia moglie e della mia nipotina. In questo momento il migliore al mondo nel mio ruolo è Buffon, per me è un modello da seguire“.

E infatti, a inizio stagione, Zeman prova a fidarsi dell’olandese, che parte titolare nelle prime dieci partite stagionali, salvo infortunarsi a Parma: nel secondo tempo del match del Tardini, il 31 ottobre del 2012, Mauro Goicoechea fa il suo esordio in Serie A. Stekelenburg rimarrà fuori per 5 partite, ma ormai Zeman sembra aver deciso di voler puntare sull’uruguaiano, e l’olandese si accomoda in panchina.

Il problema, però, è che Goicoechea inanella un disastro dietro l’altro, contribuendo ad affossare la già fragile difesa della Roma. Nel derby contro la Lazio, prende gol da Candreva su una punizione centrale, da lontanissimo, lasciandosi passare il pallone in mezzo alle mani. Dopo quella sconfitta nella stracittadina, la Roma inanella quattro vittorie consecutive, mantenendo la porta inviolata in ben due occasioni, circostanza che convince Zeman a puntare definitivamente su Goicoechea come titolare.

Ma i risultati nascondono però le enormi lacune dell’uruguaiano, che tra i pali è incerto, fa una fatica matta a capire quando è il caso di uscire a prendere il pallone, e sembra avere anche grandi difficoltà nel bloccare anche i tiri più semplici. Insomma, Goicoechea sembra davvero uno capitato in porta per caso, e infatti, dopo quelle quattro partite, il disastro sarà inevitabile.

Contro il Chievo, una sua uscita a vuoto – in una nebbia da leggenda – regala a Pellissier il gol vittoria. Contro il Milan, con la sua squadra avanti 4-0, non trattiene un tiro dalla distanza, e nel tentativo di recuperare il pallone regala un rigore ai rossoneri. Al San Paolo contro il Napoli è un vero e proprio disastro: ha colpe piuttosto evidenti in tutti e 4 i gol subiti dalla Roma, tra uscite troppo tenere e veri e propri voli a farfalle, come sul corner dal quale Cavani realizza la sua tripletta, dove prima esce totalmente a vuoto e poi si fa anche passare la palla sotto le gambe.

Nel 3-3 contro il Bologna, si rende protagonista con un tuffo in netto ritardo e con l’ormai classica, distintiva, uscita a vuoto. Il primo febbraio del 2013, poi, affonda insieme a tutta la squadra, nel 4-2 contro il Cagliari che costerà la panchina a Zdenek Zeman. Goicoechea, su un cross innocuo di Avelar, si butta praticamente il pallone in porta da solo, per uno degli autogol più comici visti negli ultimi 20 anni di Serie A. Poi, quando ormai il destino suo e del boemo sembrano ormai scritti, guarda il pallone stamparsi sul palo in occasione del gol di Pisano.

Quell’infausta partita segna la fine dell’avventura di Zeman a Roma. Sulla panchina giallorossa arriva Aurelio Andreazzoli, che per prima cosa toglie l’uruguaiano dai pali della porta per rimettere Stekelenburg. Goicoechea giocherà solo un’altra partita con la maglia della Roma, anche perché quando nel finale di stagione Stekelenburg si farà di nuovo male, Andreazzoli preferirà mettere in porta Lobont, piuttosto che far giocare un altro minuto all’uruguaiano. La sua prima (e unica) stagione in Serie A si chiude con 15 presenze e 24 gol subiti.

Dopo quella disgraziata mezza stagione, Goicoechea viene spedito all’Otelul Galati, fa una stagione in Portogallo all’Arouca e poi va in Francia, al Tolosa, dove ancora oggi è il portiere di riserva della squadra.

Di lui, a Roma, rimane un ricordo amaro, ma di quelli che ti fanno quasi sorridere, dopo che il pericolo è ormai alle spalle.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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