Maurizio Sarri ad Abu Dhabi Maurizio Sarri ad Abu Dhabi
Le parole di Maurizio Sarri, in quel pomeriggio di fine maggio 2017, avevano colto tutti di sorpresa, come un fulmine a ciel sereno. Davanti... Maurizio Sarri ad Abu Dhabi

Le parole di Maurizio Sarri, in quel pomeriggio di fine maggio 2017, avevano colto tutti di sorpresa, come un fulmine a ciel sereno.

Davanti a microfoni e telecamere, aveva parlato pubblicamente di denari, di ingaggio, di stipendi.

Il mio obiettivo è guadagnare di più, avere un contratto più ricco. Lo voglio fare soprattutto per la mia famiglia.”

Il Presidente del Napoli non le aveva prese bene quelle parole. Nei mesi successivi, nonostante il Napoli avesse chiuso il campionato con onore, apprezzato da tutti per il suo gioco e per lo spettacolo che metteva in campo, tra i due scoppiò una vera e propria guerra.




Dichiarazioni al veleno, frecciatine, comunicati stampa a giorni alterni. Alla fine del mese di luglio del 2017, il clamoroso strappo si consumò.

Aurelio De Laurentiis e Maurizio Sarri ufficializzarono uno storico divorzio. Il contratto venne stracciato davanti agli occhi di tutti i presenti in una infuocata conferenza stampa a Castelvolturno. In cambio di una buonuscita di cui nessuno seppe mai l’importo (ma l’inchiesta Football Leaks rivelò poi consistere negli incassi dei cinepanettoni dal 2020 al 2035, anno in cui il giovane nipotino di Massimo Boldi fece il suo esordio sullo schermo) Sarri lasciò Napoli.

E a tutti vennero in mente quelle parole maledette.

Guadagnare.

Soldi.

Contratto.

E avevano ragione. Perché, nel giro di pochissime settimane, furono tantissime le proposte che arrivarono alla porta di Maurizio Sarri. Tutte cariche e stracolme di denaro. Arrivò il Barcellona, con 10 milioni l’anno. Rifiutato.

Arrivò il Chelsea, con 15 milioni di euro l’anno sul piatto, e sei yacht con equipaggio messi a disposizione da Abramovich. Rifiutato.

Arrivò addirittura, in gran segreto, la Juventus, con tanto di proposta per riunificare clamorosamente Sarri e Higuain, con il dichiarato obiettivo di sfondare quota 50 gol in campionato. E 20 milioni di euro l’anno per Sarri, qualcosa di mai visto in Italia. Ma Maurizio Sarri rifiutò anche quella proposta.

Guadagnare.

Soldi.

Contratto.

Quelle parole riecheggiavano nella testa dell’allenatore toscano come un mantra. Maurizio Sarri, per uno strano caso del destino, proprio lui che aveva detto che questo mestiere lo avrebbe fatto anche gratis, in questo momento sembrava ossessionato da una e una cosa soltanto. Guadagnare quanti più soldi possibili dal suo prossimo contratto.

La notizia dell’allenatore che nessuno riusciva a convincere si sparse rapidamente in tutto il mondo. Non passava giorno senza cui venisse fuori una proposta clamorosa, che però Sarri prontamente rifiutava.

Ma poi, a metà agosto, arrivarono gli sceicchi.

Arrivarono i petrodollari.

Nella sua tenuta toscana, ogni giorno arrivano emissari e gente in tunica, con valigie piene di soldi, traboccanti oro, incenso e mirra. Il 18 agosto, a metà pomeriggio, si videro anche dei dromedari. Iniziò un via vai clamoroso, gente che entrava e usciva, che usciva ed entrava, che correva a prendere altre valigette e tornava dentro casa Sarri.




Arrivarono le offerte di tutte le squadre dell’Arabian Gulf League, il campionato degli Emirati Arabi Uniti che voleva disperatamente accaparrarsi Maurizio Sarri.

L’Al-Ahli promise a Sarri 50 milioni di euro l’anno, in contanti, pagamento anticipato, no fattura. Rifiutato.

L’Al Shabab era disposto a pagare 100 milioni di euro l’anno, per 10 anni, e a costruire un grattacielo personale all’allenatore. Proposta rifiutata.

Il Dibba Al-Fujairah si spinse a offrire 150 milioni di euro l’anno per avere Sarri in panchina, e gli offrì anche un harem personale, dodici alberghi da gestire a carriera finita, due pozzi di petrolio e un’isola privata. Ma Sarri non accettò nemmeno quella.

Il 29 agosto, però, qualcosa cambiò. Gli emissari dell’Al-Wahda Sports Cultural Club, squadra di Abu Dhabi, uscirono da casa Sarri con un sorrisone sul volto. Il mister aveva accettato. C’era solo da comunicare la proposta al mondo.

A inizio settembre 2017, in una conferenza stampa trasmessa in mondovisione, arrivò l’annuncio. Ed era qualcosa di mai visto né sentito prima. Maurizio Sarri aveva accettato la proposta dell’emiro Saeed bin Zayed Al Nahyan, che consisteva, né più né meno, in un assegno in bianco. Sul quale Sarri aveva scritto l’astronomica cifra di 600 milioni di euro l’anno. Una manovra finanziaria, in pratica.

Ma era stata un’altra la cosa che aveva convinto Sarri ad accettare. L’emiro, dopo una lunga quanto costosa battaglia in Federazione, a colpi di mazzette, aveva ottenuto che fosse tolto con effetto immediato il divieto di fumare in panchina.

Così, il 15 settembre 2017, Maurizio Sarri si presentò in panchina, in una sfavillante tunica in acetato che tanto ricordava le sue tute, allo stadio Al-Nahyan di Abu Dhabi.

Ma, distratto dalle trattative per il suo nuovo contratto, Sarri aveva tralasciato il lavoro sul campo. L’esordio della sua squadra fu un disastro, una tremenda sconfitta interna per 8-0 contro l’Al Dhafra. E le settimane successive non furono migliori. I concetti del Sarrismo sembravano non voler proprio entrare in testa ai poveri calciatori degli Emirati, che vagavano confusi per il campo.

Dopo quattro giornate, sei di loro scapparono, cercando asilo politico in Arabia Saudita, e rivelarono, in un’intervista alla BBC, che Maurizio Sarri li tratteneva anche per 48 ore di fila nello spogliatoio nel vano tentativo di spiegare gli schemi su calcio piazzato.




L’emiro, dopo 12 partite senza nemmeno un punto, con i giocatori che in campo ormai faticavano anche solo a camminare, prese in mano la situazione. Chiese a Maurizio Sarri di fare un nome, un solo nome, di un giocatore che avrebbe potuto comprargli per risolvere lo stallo e cominciare a vincere. Sarri scelse Leonardo Pavoletti, che a Natale sbarcò ad Abu Dhabi accolto come il salvatore della patria.

L’attaccante non vide però mai il campo, confinato in panchina da Sarri. Che, alla fine della prima stagione, culminata con la retrocessione e con nemmeno un punto conquistato, Maurizio Sarri rassegnò le sue dimissioni, rinunciò a tutti i compensi ricevuti fino a quel momento, e lasciò di notte, in gran segreto, gli Emirati Arabi.

Tornò a casa, dove accettò la proposta dell’Ardenza Petrarca, seconda categoria toscana, chiedendo di poter pagare lui, di tasca sua, la quota relativa al materiale tecnico. Scoprendo, o meglio, ricordandosi, che i soldi non fanno la felicità.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

 

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