Fare una doppietta al San Paolo, che permetta anche alla tua squadra di vincere, non è impresa da tutti i giorni. Non lo è...

Fare una doppietta al San Paolo, che permetta anche alla tua squadra di vincere, non è impresa da tutti i giorni. Non lo è per un attaccante, il cui mestiere è quello di buttarla in fondo alla rete, figuratevi per un difensore. Per un difensore è un’impresa quasi impossibile, quasi sì, perchè sabato sera qualcuno ci è riuscito.

Quel qualcuno è un difensore centrale, nato a Bergamo il 5 Maggio 1994, che di nome fa Mattia Caldara. Non sono stati i primi gol stagionali, ne aveva già siglati tre, fatto di per sè rimarchevole per un difensore centrale, ma è indubbio che quelli di sabato sera abbiano un sapore del tutto speciale.

Un po’ perchè arrivati fuori casa, contro una rivale nettamente più forte sulla carta con il pronostico largamente contro, un po’ perchè dopo l’ufficializzazione da parte della Juventus dell’acquisto del giocatore, che rimarrà comunque a Bergamo fino al 2018, su di lui è aumentata a dismisura la pressione. Sarà da grande squadra? Saprà reggere di fronte a palcoscenici di un certo tipo? Tutte domande legittime, alle quali Mattia ha risposto nell’unica maniera in cui un calciatore dovrebbe fare: sul campo.

Ha lasciato parlare la prestazione, che ci ha raccontato di un difensore sempre concentrato, carismatico e con una tecnica fuori dall’ordinario per il ruolo.

Portarsi a casa un’istantanea dalla partita di Caldara contro il Napoli non è impresa facile, tante sono le giocate da ricordare con le quali ha impreziosito la prestazione. Potremmo partire dal primo gol, nato sugli sviluppi di un calcio d’angolo in cui Mattia, da rapace d’area, si è fatto trovare nel punto giusto al momento giusto per trafiggere Reina con un colpo di testa. Ancora meglio, potremmo scegliere il secondo gol, la cui azione contiene almeno tre o quattro gesti tecnici e atletici di assoluto livello: l’anticipo al limite della propria area, il sombrero su Zielinski, la corsa di 80 metri fino al limite dell’area avversaria e la conclusione al volo, con la quale ha battuto Reina per la seconda volta. Ce n’è per tutti i gusti.

Non fatevi però abbagliare, la partita di Mattia Caldara, oltre ai gol segnati, è stata una prestazione mostruosa a livello difensivo, che poi è quello che più importa, visto il ruolo ricoperto in campo.
Sempre puntuale, preciso nell’anticipo e concentrato: la scivolata in piena estensione con cui sventa un cross del Napoli in pieno forcing, sul finire della partita, è un gesto tecnico (oltre che atletico) difficile e importante tanto quanto i gol realizzati.

Se il miglior attacco della serie A, quello napoletano, tra andata e ritorno è stato tenuto all’asciutto, buona parte del merito è anche suo.

Merito di un ragazzo che ha detto di ispirarsi a Chiellini ma è ancora troppo timido per chiedergli la maglia. Merito di un calciatore di 23 anni che fino a questa stagione aveva giocato solo in serie B, Trapani e Cesena, e che quest’anno sta giocando da veterano del ruolo, permettendo a Gasperini di schierare sempre formazioni votate all’attacco, sapendo di poter contare dietro su di un difensore che l’uno contro uno non solo non lo teme, ma addirittura lo esalta. Merito di uno che, a suon di prestazioni ad alto livello, ha saputo meritarsi la chiamata di Ventura per lo stage con la Nazionale maggiore.

Trarre conclusioni ora, dopo nemmeno una stagione seppur ad altissimo livello, oltre che prematuro è quantomai sbagliato, altresì inutile scomodare paragoni importanti e privi di senso.
L’impressione però è che ci si trovi di fronte a qualcosa di importante: Mattia Caldara è il muro della Dea, lo scrigno segreto in cui riporre gli ormai legittimi sogni europei di una squadra che non smette mai di stupire.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo