Mati Fernandez: el Crack Mati Fernandez: el Crack
Quando vivi intensamente, capisci presto che la cosa più facile, più normale, è il fallimento. Però solo dai fallimenti ricavi una lezione. La nostra... Mati Fernandez: el Crack

Quando vivi intensamente, capisci presto che la cosa più facile, più normale, è il fallimento. Però solo dai fallimenti ricavi una lezione. La nostra generazione è segnata dai fallimenti. Eppure si potrebbe dire che procede di sconfitta in sconfitta fino alla vittoria finale.

Scriveva così Luis Sepulveda, uno degli autori più celebri della letteratura cilena riguardo la situazione socio-politica del suo paese e del suo popolo, costretto per anni all’abbandono nelle mani della dittatura del comandante Augusto Pinochet. La storia del Cile e del suo popolo è segnata dal fallimento, negli anni delle grandi dittature nell’America Latina ha perso tanto. Molti ragazzi hanno pagato con la loro vita il fallimento di una nazione intera, costretti a piegarsi a tutta l’incivilità di una dittatura. Si procede di sconfitta in sconfitta fino alla vittoria finale però,  e il Cile si è saputo riprendere come pochi altri paesi e tanti di quei ragazzi, gli stessi che scomparivano nel nulla, i “desaparecidos”, si sono presi una piccola rivincita.

Scomodare Sepulveda e queste vicende è vergognoso per parlare di pallone, ma questa non è solo una storia di calcio, ma la storia di uno di questi ragazzi simile a quelle che raccontava il celebre scrittore. Perchè qui parliamo di Matias Fernandez, “El Crack”.

Grande tecnica, funambolo, visione di gioco, caratteristiche da “10” vero, giocatore che puo’ essere riassunto dicendo semplicemente che ha un piede che pochi altri hanno. Premiato come miglior giocatore sudamericano nel 2006, a soli vent’anni, doveva essere uno di quei giocatori in grado di cambiare le partite da solo, destinato a esser pagato fior di milioni qualora “esplodesse”del tutto. Forse molti lo ricordano infatti solo per essere uno di quelli che in Football Manager o Pes diventavano fortissimo con il passare delle stagioni.

“El Crack”, dal Colo Colo, dopo una stagione strepitosa, la sua “esplosione” e il premio ritirato, viene acquistato dal Villareal (inserendo una clausola rescissoria da 50 milioni nel contratto), una delle squadre più importanti al mondo in quegli anni e che ne aveva un altro “10” fenomenale in squadra, forse davvero l’ultimo: Juan Roman Riquelme.

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Mati gioca molto, a volte in modo strepitoso ma non riesce a confermarsi non convincendo del tutto e dopo soli due anni si sposta in Portogallo, allo Sporting Lisbona, per cifre molto minori. Qui fa molto meglio e diventa uno dei giocatori cardine della squadra, nonostante molti infortuni che limitano la sua consacrazione ed “esplosione”. Nel 2012 la Fiorentina decide di cambiare completamente il volto della squadra dopo le delusioni nei due anni con Mihajlovic e porta in panchina Vincenzo Montella. Il nuovo allenatore ha in mente una grande idea: portare il “tiqui taqua” blaugrana in Italia, e chi meglio di Mati puo’ esserne l’interprete giusto?

Flagellato dagli infortuni, e probabilmente da quei classici blackout dei giocatori sudamericani, la carriera di Mati si svolge tra acuti incredibili e partite anonime che ne continuano a limitare la sua “esplosione”. Dopo una prima stagione in cui siede quasi sempre in panchina o in infermeria, Mati non rende per diversi motivi. Come tutti i giocatori estremamente tecnici ha sempre bisogno di fare un tocco in più, della giocata “inutile” e probabilmente non abituato alla fisicità del calcio italiano ne risente. A Firenze, piazza romantica, ai più appare indolente ed inconcludente, ma tanti altri li fa innamorare.

Credo sia chiaro che io sia uno di questi. La prima stagione puo’ essere riassunta in una “rabona” inutile che fa dopo soli 3 minuti dall’essere entrato per la prima volta nel calcio italiano. Ad alcuni irrita l’atteggiamento quasi scherzoso di quella giocata, altri lo vedono con indifferenza (d’altra parte la Fiorentina la guida Borja Valero, uno che è praticamente la bella copia di Mati Fernandez in quel ruolo) altri però ne apprezzano la tecnica e la personalità. Ah dimenticavo, comunque in Cile quel gesto tecnico in molti lo chiamano Matirabona.

La prima stagione si chiude così, non riesce a ritagliarsi un posto da titolare ma quando entra cambia le partite e la seconda stagione inizia com’era finita la precedente. E’ il 20 ottobre 2013, allo stadio Franchi va di scena Fiorentina-Juve, la partita più sentita dai tifosi viola. La partita inizia come peggio non si puo’, uno-due e la Juve è in vantaggio per 2-0 grazie alle reti di Pogba e Tevez che pensano bene di esultare come Batigol, uno che ha fatto la storia a Firenze. Per i fiorentini è un incubo, ma al 23esimo del primo tempo Ambrosini si fa male e al suo posto entra Mati che insieme ai compagni è costretto a guardare inerme i gol degli juventini.

Il secondo tempo ricomincia e la viola continua a soffrire lo strapotere della Juventus fino a quando una giocata, il colpo di quel singolo che fa la differenza cambia la partita. E’ il 20esimo del secondo tempo, David Pizarro cambia gioco in direzione di Facundo Roncaglia, che preso da una paura tremenda serve con un po’ di anticipo il suo compagno più avanzato. Matias Fernandez è preso in controtempo da quel brutto passaggio ma non si ferma e mette nella sua doppia scivolata tutta la tenacia che ha in corpo e ci mette pure tutte quelle critiche che lo davano per indolente e senza cuore.

Riesce a ridarla al suo compagno che non pensandoci due volte gli li riaffida il pallone. Due tocchi bastano a Mati per superare Asamoah che lo atterà in piena area di rigore. Fino a quel momento la Fiorentina non era riuscita a fare un solo tiro verso la porta di Buffon. Quello che succede dopo è storia nota, la tripletta di Pepito Rossi che sale in cattedra, le ripartenze al veleno di Cuadrado e il gol storico Joaquin, ma nessuno ricorda che la svolta in quella partita la diede proprio lui: “El Crack”.

Quella stagione la Fiorentina sfiora per la seconda volta il terzo posto e perde la finale di coppa Italia.
La terza stagione per Mati è quella della consacrazione in maglia viola. Montella che ha sempre stravisto per lui, lo vede finalmente in forma e lo schiera stabilmente in campo, lui ripaga con prestazioni superbe e altre meno (come sempre) condite da grandi giocate e una valanga di assist. Chiuderà la stagione con più di quindici assist da gol. Calcia dei piazzati incredibili, (in questo ricorda un altro giocatore: il “Chino” Recoba, nemmeno a farlo apposta anche lui non avrà una carriera all’altezza della sua classe) molti li sbaglia anche ma perchè per come calcia lui, o sbaglia o fa far gol. Chiedere a Savic, Gonzalo Rodriguez e Basanta che quell’anno chiudono a 13 gol, sono tre difensori per chi non lo sapesse.

Gioca sempre titolare, si consacra come una buona mezz’ala che costruisce bene e difende male, infatti nel calcio moderno si è sempre più soliti vedere dei 10 puri spostarsi qualche metro dietro a costruire gioco (vedi Deco, Seedorf, Modric). Si consacra come una pedina importante, ma appunto, non “esplode”.

Mati Fernandez non “esplode” mai del tutto.
Un po’ come la Fiorentina.
E’ incredibile come le storie si intreccino a volte.

La Fiorentina esce in semifinale di coppa Italia e in semifinale di Europa League, arriva quarta in campionato e come spesso succede, piena di elogi, ne esce a mani vuote. Probabilmente molti fiorentini ricorderanno questa sua stagione solo per un errore a pochi passi dal portiere del Siviglia, nell’andata della semifinale di Europa League quando si era ancora sullo 0-0. La Fiorentina si sveglia dal sogno bruscamente e Mati ha sulla coscienza quell’errore.

E’ sempre lì ad un passo, dalla rivincita, ad un passo da tutto ma è proprio quel passo che lo ha sempre frenato. Quel passo che è causa di infinite delusioni, però, Sepulveda profeticamente ricorda: “si potrebbe dire che procede di sconfitta in sconfitta fino alla vittoria finale”.

E la vittoria finale, la più grande per Mati, arriva al termine della stagione 2014-15. Va in scena la Copa America 2015 in Cile, nemmeno a farlo apposta. Non gioca sempre, almeno da titolare quasi mai, ma come sempre quando entra, fa la differenza. Il ct del Cile gli mette davanti sempre “il mago” Valdivia, un altro vero 10 che dalla sua ha l’esperienza e una tecnica fuori dal comune (proprio come Mati) che gli consentono di disputare una coppa a livelli incredibili. Il Cile vola, e quella generazione segnata da fallimenti e sconfitte si prende la sua incredibile rivincita finale. Mati non è assoluto protagonista ma contribuisce, nonostante sieda molte volte in panchina. Anche in questa occasione non “esplode” ma si prende una bella rivincita personale e lo fa alla sua maniera.

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In finale si trovano Cile e Argentina, contro ci sono Aguero, Di Maria, Higuain, ma soprattutto c’è Leo Messi, il giocatore più forte del mondo. I ragazzi cileni non ci stanno a subire l’ennesimo fallimento e nonostante contro ci siano mostri sacri, lottano con forza e con coraggio come qualche anno prima avevano fatto degli altri ragazzi della loro stessa età. Si va ai rigori. Il ct Sampaoli decide questa volta di dare infinita fiducia al suo ragazzo e gli assegna il primo rigore, il più importante. E’ qui che Mati decide di prendersi un’altra rivincita. Il cucchiaio di Totti contro l’Olanda a Euro 2000, il cucchiaio di Pirlo contro l’Inghilterra agli ultimi Europei, chi se non noi italiani se ne intende più di noi di rigori che valgono più di altri? Quei rigori che danno una fiducia incredibile all’ambiente in quei momenti. Si perchè anche il come lo calci il tuo rigore puoò fare la differenza. Mati decide di farlo com’è abituato. Botta che va a togliere le ragnatele dall’incrocio dei pali e forse toglie anche quell’errore contro il Siviglia dalla sua coscienza. 1-0 Cile, e il resto è storia nota.

Mati Fernandez si gode il momento, ma ha buttato via una delle ultime possibilità di “esplodere”, di essere “El Crack”. Prima dell’inizio della stagione 2015-16 alla Fiorentina succede di tutto, va via Montella, arriva Paulo Sousa, vanno via molti giocatore chiave, il suo connazionale nonché molto amico Pizarro, Savic, Salah, Mario Gomez, Aquilani, Vargas. Al loro posto ci sono dei ragazzi che devono iniziare a far vedere le loro qualità e per Mati è l’occasione giusta per “esplodere” definitivamente dopo una prima stagione ad alti livelli in viola adesso troverà la sua continuità.

O meglio così credevo, così speravo. Fino ad oggi è stato messo quasi sempre in panchina e ogni giorno esce una voce di un suo possibile addio a Gennaio. Nel giro di tre mesi è stato scalzato proprio da quei ragazzi, forse per motivazioni tattiche vengono scelti giocatori più fisici al suo posto. Grazie a questi la Fiorentina rende e vince. Perde solo tre volte con Napoli, Roma e Torino. Firenze torna a sognare e per tre settimane rimane prima in classifica. Non succedeva da 15 anni. I fiorentini hanno la sensazione che finalmente la squadra possa fare quel passo. Probabilmente non si divertono più come con Montella ma finalmente possono dire la loro e poi non scherziamo, la Juve è sotto.

Adesso io non so cosa succederà, se “El Crack” sarà capace di rialzarsi da questa ennesima mini-sconfitta, se riconquisterà il suo posto, continuerà a calciare punizioni al veleno, facendo il fatidico passo assieme alla sua squadra o se magari semplicemente andrà via, tornando a casa in Cile, il posto che gli ha dato più soddisfazioni di tutti, so solo che io intanto l’ho preso come sempre al Fantacalcio e che per me se non è questo, il prossimo anno è quello buono, Mati Fernandez “esploderà” e diventerà definitivamente “El Crack” a quel punto non ce ne sarà più per nessuno.

Davide Coluzzi

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