Ci vuole tempismo, nella vita. Capire quando arriva il momento giusto, prendere la mira, e salire in corsa sul treno giusto. Ci vuole fortuna,...

Ci vuole tempismo, nella vita. Capire quando arriva il momento giusto, prendere la mira, e salire in corsa sul treno giusto. Ci vuole fortuna, certo, ma bisogna anche essere in grado di meritarsela, la fortuna. Quella può darti una mano, farti trovare al posto giusto quando passerà quel treno. Ma poi sarai tu a doverci salire, su quel treno.

La fortuna, ieri sera, il suo zampino ce lo ha messo. Piazzando il pallone sul piede destro di Marko Pjaca dopo un rimpallo sullo stinco di Miguel Layún. Poi lì devi essere tu a prendere in mano il tuo destino. Il giovane croato, buttato nella mischia da Allegri da pochissimo, non ci ha pensato un attimo. Si è avventato su quel pallone con la fame giusta, con i tempi perfetti. E ha trafitto Iker Casillas con un fendente che ha sbloccato una gara che, nonostante la superiorità numerica, si stava facendo parecchio ostica per la Juventus.

Il momento giusto, dicevamo. Perché, dopo essere stato fermo tre mesi per un infortunio del quale non si è mai capita la vera entità, era scoccata l’ora di Marko. Come sempre, con lo stesso trattamento dedicato a gente come Morata e Dybala, mica gli ultimi arrivati, Max Allegri ha preso tempo con il gioiellino croato, centellinandone le presenze. Ora, però, con la svolta tattica del fronte offensivo allargato, per Pjaca lo spazio è improvvisamente aumentato.

Perché se Higuain, Dybala, Mandzukic e Cuadrado sono tutti dentro, lui è il primo cambio dei quattro compagni più esperti. Anzi, quel modulo sembra disegnato apposta per uno con le sue caratteristiche. E, a quel punto, non può più sbagliare. La prima da titolare contro il Crotone, poi lo spazio contro il Palermo, ma senza incidere più di tanto. A qualcuno, sembrava troppo fumoso, a guardare quei tanti doppi passi con cui Marko ipnotizza pallone e avversario prima di puntare la porta.

Aggiungeteci i milioni che la Juventus ha speso per il suo cartellino, e l’etichetta di flop è lì, pronta a materializzarsi. Perché non tutti sono disposti ad aspettarti, nemmeno se hai 22 anni e questa è la tua prima stagione in un top club europeo. Guardate come hanno sparato addosso a Gabriel Barbosa, tanto per capire.

Marko, invece, è stato in silenzio, a lavorare. L’esuberanza in campo non ha trovato contraltari fuori dal campo. Mai una dichiarazione sopra le righe, mai niente che facesse storcere il naso a nessuno. Solo tanto lavoro e la consapevolezza di voler imparare dai migliori. Fino al momento in cui, finalmente, il pallone giusto arriva sul piede, ed è lì che la storia può cambiare.

Marko ha saputo farsi trovare pronto. Ora, deve confermarsi e dimostrare a tutti che potrà diventare grande per davvero. Saltando sugli altri treni che gli passeranno davanti. Magari senza esagerare con i doppi passi.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro