Mario Mandžukić: a pugni col mondo Mario Mandžukić: a pugni col mondo
Qualche mente brillante, qualche anno fa, pensò bene di stilare una classifica dei mestieri più pericolosi al mondo. Astronauta, pilota d’aereo, minatore, vigile del... Mario Mandžukić: a pugni col mondo

Qualche mente brillante, qualche anno fa, pensò bene di stilare una classifica dei mestieri più pericolosi al mondo. Astronauta, pilota d’aereo, minatore, vigile del fuoco. Ecco, in quella classifica un mestiere però si sono dimenticati di inserilo: fare il numero 9 nell’Atletico Madrid di Diego Pablo Simeone. Già, perchè lo spirito di sacrificio richiesto è notevole, il rischio di beccarsi qualche colpo proibito pure. Ma il Cholo non è un fesso, e sa scegliersi i suoi uomini.

Sa scegliersi gente che ama il pericolo, lo spirito di sacrificio e, vivaiddio, anche i colpi proibiti. Ed è per questo che nessuno si è stupito quando, nove giorni dopo la notizia del passaggio di Diego Costa al Chelsea, l’Atletico ha annunciato il nome del suo successore. Mario Mandžukić, da Slavonski Brod, che le vie del Signore avevano spedito a giocare al Bayern. No, nessuno si è stupito di vedere il croato prendere il posto di Diego Costa. Perchè quel posto, quella maglia, gli calzavano a pennello. Ci vuole pazienza per fare il puntero dell’Atletico. Perchè ci sono serate in cui il pallone può anche non arrivare mai, ci sono serate in cui quella maledetta sfera resta più tempo in cielo che in terra. Ci vuole spirito di sacrificio, perchè bisogna correre dietro ai difensori avversari, entrargli sottopelle, pressarli fino allo stremo delle forze. Senza lasciare nulla di intentato, senza mai risparmiare nemmeno una goccia. Che sia di sudore o di sangue, beh, poco importa.

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La faccia spigolosa, il sorriso beffardo, lo sguardo penetrante di chi viene dai Balcani e sa che combattere e lottare è l’unico modo accettabile per ottenere quello che si vuole dalla vita. L’unica strada percorribile verso il successo è quella lastricata di sudore, fatica e sangue, in attesa dell’occasione buona per mostrarsi al mondo. Quell’occasione che arriva ad Euro 2012, con il gol a Gigi Buffon, e il titolo di capocannoniere degli Europei. Finalmente il mondo si accorge di Mario, per davvero. Ma lui non cambia di una virgola. E’ sempre l’indomito lottatore di sempre, pronto a fare a pugni con il mondo. Al Bayern ne apprezzano lo spirito guerriero, ma non sempre sono disposti ad accettarne gli eccessi, non sempre sono tolleranti verso gli spigoli più duri del carattere (e dei gomiti) di Mario.

Ed è per questo che l’incontro con Simeone è il matrimonio perfetto. Perchè il Cholo chiede a Mario di essere esattamente quello che è. Un gladiatore. Perchè il Cholo chiede a Mario di fare esattamente quello che lui ama. Fare a pugni con il mondo. E Mario salta, su ogni pallone. Con il gomito alto, poco importa. Problemi di chi ci va a sbattere contro quei gomiti, non certo suoi. Mario rincorre i difensori avversari, come un cagnaccio che non vede cibo da giorni e capisce che deve arrangiarsi da solo, che deve diventare cacciatore per non morire da preda. Mario aspetta la palla giusta, finalizza le rare manovre offensive dei Colchoneros, più spesso butta in rete palloni sporchi e che di giocabile avevano ben poco. Ma questa è la vita, questo è il mestiere di chi ha scelto di fare il nueve al Vicente Calderon.

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Strassekaempfer, Street Fighter. Questo diceva di lui Hasan Salihamidžic ai tempi del Bayern. Il suo fisico non passa certo inosservato, soprattutto agli sventurati che gli vanno a sbattere addosso. Il corpo ricoperto di tatuaggi. Dal poker d’assi tatuato sull’avambraccio, fino alla nuova scritta in ebraico che gli attraversa la schiena.Quello che non mi uccide, mi fortifica“, dovrebbe esserci scritto. Peccato che ci siano errori di ortografia e sia scritto praticamente allo specchio. La preghiera all’Angelo Custode, in croato, è invece scritta giusta. Si, perchè per fare a sportellate ogni santa volta che ci si allaccia gli scarpini, serve qualcuno che ti dia una mano.

Mario non sa cosa sia la paura. Martedì sera, nel settimo derby di Madrid della stagione, ha preso tante di quelle botte che sarebbero bastate a stendere chiunque. Chiunque, ma non lui. Con la faccia ancora sporca di sangue, aspettava solo di poter rientrare in campo, per restituire il colpo all’avversario, per continuare a lottare su ogni pallone. Per spiegare al mondo che essere Mario Mandžukić non è facile, ma averci a che fare è anche peggio.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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