Mario Mandzukic, quando il gioco si fa duro Mario Mandzukic, quando il gioco si fa duro
Chi ha visto le ultime partite della Juventus dall’esterno, da fuori, probabilmente della sua presenza si è accorto poco. Probabilmente, ha notato che il gigante... Mario Mandzukic, quando il gioco si fa duro

Chi ha visto le ultime partite della Juventus dall’esterno, da fuori, probabilmente della sua presenza si è accorto poco. Probabilmente, ha notato che il gigante croato era in campo solo dopo averlo visto correre, sempre con la stessa faccia incazzata con il mondo, ad esultare dopo il gol.

Ma, fidatevi, Mario Mandzukic in campo si sente. Lo sentono i difensori, che vanno a sbattere sistematicamente contro i suoi gomiti spigolosi e il suo busto che sembra un tronco. E lo sentono i compagni, che sanno che su di lui possono sempre contare. Soprattutto quando il gioco si fa duro e c’è bisogno di uomini che di battaglie ne hanno vissute parecchie.

Non ha segnato parecchio, quest’anno, Mario Mandzukic. Anzi, alle prime difficoltà della Vecchia Signora, gli indici sono stati subito puntati verso di lui. Il nuovo acquisto, l’uomo arrivato un po’ a sorpresa a Torino per sostituire Carlos Tevez ma così diverso dall’argentino. I tifosi bianconeri erano abituati alle magie di Carlitos, che di punto in bianco accelerava e decideva incontri che sembravano bloccati con giocate da prestigiatore. Non erano abituati all’ingombrante presenza di un toro in mezzo all’area, che aveva bisogno di palloni da buttare in rete e di nemici con cui giocare a fare la guerra.

Mario Mandzukic era stato subito additato di essere uno dei colpevoli della brutta partenza della Juventus. Certo, il primo gol stagionale dei bianconeri era stato il suo, in Supercoppa contro la Lazio, ma poi non aveva fatto molto per convincere i suoi tifosi. Sembrava che quel ragazzone con la faccia perennemente adirata, sempre pronto a fare a sportellate con il suo marcatore, fosse destinato a intristirsi in fondo alla panchina. Certo, c’era stato il gol al City, che aveva pareggiato i conti prima del 2-1 di Morata. Ma con l’esplosione di Dybala, sembrava che per lui ci sarebbe stato sempre meno spazio.

Ogni volta che Allegri punta su Mandzukic, il croato deve ascoltare le frecciatine di chi vorrebbe in campo qualcun altro al suo posto. Di chi lo accusa di essere troppo lento, troppo macchinoso, troppo dipendente dalle giocate dei compagni. Eppure lui non ascolta nessuno, va dritto come un treno e continua a fare il suo mestiere. Quello del centravanti, quello dell’uomo d’area.

E continua a farlo di un gran bene. Di palloni, nelle ultime due partite della Juventus, non è che gliene siano arrivati poi così tanti. Eppure, chiedete a Otamendi e Struna. Travolti dalla fame di gol di Mario, che si è avventato su quei due palloni con tutta la rabbia che aveva in corpo. Così diversi, così simili gli ultimi due gol del croato. In entrambi ha rubato il tempo all’avversario, di forza e prepotenza. Alla Mandzukic.

Nel momento più difficile della stagione della Juventus, quello in cui i bianconeri erano attesi da appuntamenti decisivi per blindare la qualificazione in Champions League e per rilanciarsi in campionato, Mario non si è fatto trovare impreparato. Quando il gioco si fa duro, quelli come Mandzukic non solo cominciano a giocare, ma tirano fuori gli artigli e graffiano più forte.

Del resto lui alle critiche è abituato. Lo hanno accusato di essere troppo cattivo, troppo aggressivo, troppo poco mobile. Ne ha sentite di tutti i colori, ma uno col suo carattere le critiche le affronta come i difensori avversari. Di petto, di rabbia. Quest’anno Mario Mandzukic ha segnato sei volte, senza farsi notare troppo. La Juventus quelle partite le ha sempre vinte. Non può essere un caso.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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