Mario, l’imprescindibile Mario, l’imprescindibile
Più lo metti in discussione, più lo carichi. Mario Mandzukic è fatto così, e lo capisci già da quella faccia cupa con cui si... Mario, l’imprescindibile

Più lo metti in discussione, più lo carichi.

Mario Mandzukic è fatto così, e lo capisci già da quella faccia cupa con cui si consegna al mondo: al croato le critiche, le parole, le chiacchiere, non fanno né caldo né freddo. Anche perché, probabilmente, bisogna ancora trovare qualcosa che faccia caldo o freddo a uno come lui.

Da quando è arrivato a Torino, ha dovuto sentirne di ogni. È vecchio, è lento, è la riserva di Higuain, è antipatico, è brutto, è sporco, è cattivo, non vede la porta, non è da Juve.

Loro parlavano, Mario lavorava.

In silenzio.

Se tutti gli allenatori che ha avuto non sono riusciti a fare a meno di lui, un motivo deve esserci, no? Quando Massimiliano Allegri ha varato la nuova versione della Juventus, spostandolo sulla fascia sinistra d’attacco, in pochi pensavano che Mario Mandzukic, di mestiere centravanti, potesse essere ancora così decisivo.

E invece, è stata una rinascita. Il guerriero croato si è preso quella fascia e ne ha fatto una missione. Sponde, pressing, corsa. Ma soprattutto tanto carisma, una presenza che si sente per avversari e compagni, e una personalità forte che ti trascina in un vortice.

Non è un caso se troviamo la firma di Mario Mandzukic negli ultimi due sfortunati confronti dei bianconeri contro il Real Madrid: la finale di Cardiff, con quel gol in rovesciata che aveva riacceso gli entusiasmi prima del capitombolo della ripresa, e il ritorno dei quarti nella scorsa stagione al Bernabeu, con la doppietta che aveva illuso e fatto sperare nella rimonta. Le cose, poi, non sono andate bene, ma la sostanza non cambia. Quando serve, quando i giochi si fanno duri, state pur certi che potete contare su Mario Mandzukic.

Ma probabilmente non tutti hanno imparato la lezione.

La partita di Mandzukic contro il Parma – via StatsZone

Nell’estate dell’arrivo di Cristiano Ronaldo, in tanti sembravano essersi dimenticati del croato, anche quando la scelta della Juventus è stata quella di mandare Higuain a Milano per sfoltire il reparto offensivo. Tra fine luglio e inizio agosto, tutte le probabili formazioni della Juventus disegnavano una squadra con in campo Ronaldo, Dybala, Douglas Costa, al massimo Bernardeschi e Cuadrado. E per il croato sembrava pronto il ruolo del centravanti di riserva, quello che avrebbe dovuto far rifiatare il cinque volte Pallone d’Oro.

Già, ma quando rifiata CR7?

E infatti, a Mario sono bastati 45 minuti per riprendersi quello che era suo. Con la Juventus in difficoltà a Verona, contro il Chievo, il suo ingresso in campo ha contribuito a girare la partita, con tanto di gol annullato, proprio per una scorrettezza di Ronaldo.

Ma il secondo tempo del Bentegodi è servito per far capire ad Allegri che il miglior partner per il fenomeno portoghese era proprio Mario Mandzukic. L’unico che può permettere a Ronaldo di decentrarsi sulla fascia sinistra spostandosi da centravanti, oppure poi scambiarsi di posizione e tornare lui sull’esterno, lasciando al numero 7 l’area di rigore.

Siccome però Mario Mandzukic ama battere un colpo nel momento più importante, ha deciso di prendersi il palcoscenico. Mentre gli altri parlavano del digiuno di gol di Ronaldo, lui quei gol li ha fatti, due consecutivi, contro Lazio e Parma. Due gol significativi: sporchi, brutti, cattivi, proprio come lui. Uno dei quali proprio a porre rimedio a un errore di CR7, quasi per far capire che Mario Mandzukic può arrivare anche dove non arriva un cinque volte Pallone d’Oro.

Ieri sera ha voluto anche aggiungere l’assist per il gol di Matuidi. Un tacco geniale, morbido. Una carezza al pallone che non ti aspetteresti da un bruto come lui.

Voi parlate.

Mario Mandzukic, nel frattempo, continuerà ad essere Mario Mandzukic.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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