Ci sono giocatori destinati a dividere, eternamente forse. Giocatori che continueranno a far parlare di sé, a far versare fiumi e fiumi di inchiostro,...

Ci sono giocatori destinati a dividere, eternamente forse. Giocatori che continueranno a far parlare di sé, a far versare fiumi e fiumi di inchiostro, di parole, di sentenze. Che fuggiranno dalla banalità, sempre e per sempre, fuggiranno dall’essere inquadrati negli schemi del pensiero e del calcio tradizionali. Destinati a rimanere con i flash e con i riflettori perennemente sparati in faccia. Giocatori come Mario Balotelli, che oggi è nuovamente sotto quei flash, sotto quei riflettori, per la sua seconda avventura con la casacca rossonera del Milan.

E, anche stavolta, non possiamo fare a meno di parlare di lui. Della sua carriera, di quello che poteva essere e non è stato, delle sue e delle nostre colpe, del suo passato e del suo futuro. Mario Balotelli è destinato a questa vita, e non c’è nulla che possa cambiare le cose. Una vita da eterno incompiuto o da promessa mai sbocciata, secondo alcuni. Una vita da fenomeno pompato dai giornali e dalle televisioni, secondo altri. Una vita da onesto giocatore esaltato oltremodo secondo altri ancora. Trovare due persone che la pensino esattamente allo stesso modo su Mario Baloteli è estremamente difficile. Impossibile forse.

Perchè forse, tutto sommato, non sappiamo ancora quale sia il vero Balotelli. Se quello indolente e strafottente di Liverpool o quello devastante e debordante di Euro 2012. Se quello evanescente e discontinuo visto al Manchester o il talento grezzo, ma indisciplinato, visto a inizio carriera. No, ad oggi, Mario non ha ancora trovato la sua strada. E non siamo certi la troverà mai. Ma è davvero tutta colpa sua? O è anche colpa nostra, che su questo ragazzo abbiamo caricato aspettative, attese, e speranze? Anche qui, una risposta non c’è.

Mario ci ha sempre messo del suo. Eccessi fuori dal campo, nervosismo a volte ingiustificato fuori. Esultanze quasi sempre polemiche, con quella maglia, ai tempi del City, diventata un po’ il manifesto della sua vita, della sua carriera. Why always me? Già, perchè sempre lui? Perchè non altri, perchè i riflettori sempre puntati su di lui? Lui, va detto, non ha mai fatto niente per cambiare di una virgola il suo modo di essere e di stare in campo. Ma non è il primo, non sarà l’ultimo. Noi, in fondo, nemmeno. Abbiamo sempre continuato a parlare di lui allo stesso modo, a puntare il dito contro di lui, ad aspettarci una risalita dopo ogni caduta, una resurrezione dopo ogni annata storta. Ancora adesso, ancora oggi, che ritorna al Milan, la retorica dell’ultima occasione per Mario Balotelli è tornata di moda.

E se invece, tutto sommato, alla fine dei conti, Mario Balotelli non fosse nient’altro che un normale giocatore che non ha saputo mettere a frutto il suo talento a pieno, come mille ne sono passati e mille ne verranno? Se, alla fine, Mario Balotelli non fosse null’altro che l’ennesima dimostrazione che nel calcio il talento, da solo, non basta? Why always him? Domande destinate a svanire nell’attesa della prossima ultima occasione per Mario Balotelli.