Marcus Rashford, lampi di futuro Marcus Rashford, lampi di futuro
La vita non è nient’altro che un instancabile e meraviglioso susseguirsi di storie che hanno bene o male delle caratteristiche identiche, con dei dettagli... Marcus Rashford, lampi di futuro

La vita non è nient’altro che un instancabile e meraviglioso susseguirsi di storie che hanno bene o male delle caratteristiche identiche, con dei dettagli che, cambiando, possono stravolgere la trama del racconto. E, allo stesso modo, la storia dell’uomo è un susseguirsi di racconti, personaggi, intrecci, che di tanto in tanto si presentano sotto i nostri occhi. Cambia un dettaglio, un nome, un particolare, e la storia ci sembra nuova, scritta apposta per noi da uno sceneggiatore fantasioso.

Il calcio, ovviamente, non fa eccezione. E, nel calcio, una delle favole più ricorrenti è quella del ragazzo che arriva dal nulla, da totale sconosciuto, e conquista di prepotenza la scena, le luci della ribalta. E’ una storia che, a chi vive di calcio, piace da morire. Perchè mantiene viva la speranza, in fondo al cuore, che prima o poi qualcosa del genere potrebbe succedere -o sarebbe potuta succedere- anche a noi. Si, chiunque abbia mai tirato due calci ad un pallone vorrebbe essere quel ragazzo che arriva dal nulla e con un paio di gol al momento giusto diventa l’eroe della sua gente. E’ una storia perfetta. E’ realtà.

E’ quello che sta succedendo a Manchester, sulla sponda rossa della città. Quel ragazzo è un diciottenne che risponde al nome di Marcus Rashford, un diciottenne che in nemmeno un mese si è preso il cuore di Old Trafford. E, come in parecchie storie di calcio, il ruolo del caso è preponderante.

Louis Van Gaal è uno di quegli allenatori che non si è mai fatto particolari problemi a lanciare i giovani nel calcio che conta. Ma se dovessimo dire che, il 25 febbraio, l’allenatore olandese aveva deciso di lanciare Rashford dal primo minuto, nel ritorno dei sedicesimi di finale di Europa League contro il Midtjylland per una precisa scelta tecnica, bè, diremmo una bella castroneria. Perchè si, Van Gaal lo aveva notato, nella Youth League, questo ragazzo veloce e determinato che segnava gol a grappoli, ma se avesse avuto a disposizione i vari Rooney, Martial e compagnia cantante, non si sarebbe certo sognato di lanciare un perfetto sconosciuto in una partita così importante.

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Invece il destino ha deciso che quella sera dovesse essere la sera di Marcus Rashford. Lo United aveva già perso in Danimarca e si ritrovava costretto a inseguire anche in casa, per il gol del solito Pione Sisto (un altro di quei talenti di cui sentiremo parlare per i prossimi anni). Insomma, sembrava una serata da incubo, ma a ribaltare tutto ci ha pensato un ragazzo nato proprio nella notte delle streghe, la notte di Halloween -31 ottobre, se non siete avvezzi alle tradizioni anglosassoni- del 1997. Si, Marcus Rashford. Dopo il pareggio su autogol, nel giro di 11 minuti, tra il 64′ e il 75′ Marcus si è fatto trovare pronto, da rapace d’area di rigore, da consumato opportunista. 5-1 per lo United, e copertine tutte per lui, diventato il marcatore più giovane in Europa per i Red Devils. Primato sottratto a un certo George Best, perchè se Marcus Rashford le cose le deve fare, le fa per bene.

Ecco, appunto. Perchè non è mica finita qui. Qualche giorno dopo, sull’onda dell’entusiasmo, Van Gaal non può fare altro che confermare Rashford al centro del suo attacco per la partita contro l’Arsenal, non certo un impegno qualsiasi. Per Rashford, manco a dirlo, è l’esordio dal primo minuto, ma anche quello assoluto in Premier. Niente paura: doppietta anche ai Gunners, tifosi dei Red Devils in visibilio, resto del mondo che corre su Google a cercare chi diamine sia questo numero 39.

Da sconosciuto a eroe di Old Trafford. Nel calcio bastano 3 giorni per cambiare la propria vita. Non bastano a diventare delle stelle, certo. Perchè con quei due gol all’Arsenal Rashford diventa il terzo marcatore più giovane dello United in Premier League, insieme a quelli che potrebbero essere, iconicamente, le due strade che il suo futuro potrà prendere: Danny Welbeck e Federico Macheda.

Per arricchire ulteriormente questa storia, serviva un ultimo dettaglio, un particolare. Una scena madre, insomma. Non è ovviamente tardata ad arrivare, visto che il Dio del Calcio sembra essersi parecchio appassionato alla vicenda. Domenica, all’Etihad, andava in scena il derby di Manchester, City contro United. Ultima chiamata per la corsa all’Europa per lo United, prova d’appello per il City che deve inseguire almeno il terzo posto per assicurarsi la Champions. Ecco, fino al momento della scena madre.

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Al sedicesimo minuto del primo tempo Juan Mata serve in profondità Marcus Rashford, che si trova lontano dalla porta, troppo lontano per essere davvero pericoloso e con davanti la truce sagoma di Martin Demichelis. Tra i due, in termini anagrafici, intercorre un abisso. 17 anni, sufficienti a cambiare il corso della storia, di una nazione, di un mondo. Nel 1980, quando a Justiniano Posse nasce Martin Demichelis, Marcus Rashford non è neanche un pensiero lontano nelle intenzioni dei suoi genitori. Le strade di queste due esistenze si incrociano nel momento in cui l’accelerazione fulminante del 39 dello United lascia stordito, per terra, il difensore argentino del City. E’ un ideale passaggio di consegne, è il futuro che travolge, nella sua esuberanza, il passato, il presente, tutto quello che non ci sarà tra qualche anno, insomma.

A margine, è anche il gol che decide il derby, e che mette nei guai il City. Dall’anno prossimo arriverà Pep Guardiola sulla panchina dei Citizens, per inaugurare un nuovo corso che vorrebbe puntare molto sul settore giovanile. Pep Guardiola rischia, anche per colpa di questo gol di Marcus Rashford (ovviamente un record, marcatore più giovane di sempre in un derby di Manchester nella Premier moderna) di trovare una squadra senza Champions League. Eppure, nel 2014, quel ragazzo, quel lampo di futuro, era passato proprio da quel settore giovanile che Guardiola dovrebbe valorizzare a partire dall’anno prossimo. Scartato, perchè ritenuto troppo gracile per i canoni del calcio moderno. Lo United, sentitamente, ringrazia.

Non sappiamo cosa diventerà Marcus Rashford. E’ un ragazzo con la testa a posto, troppo serio addirittura, dice qualche compagno. E’ un attaccante completo, che può giocare in più ruoli contemporaneamente, un gran lavoratore con dentro un’energia che sembra infinita e la -rara, oggi- capacità di farsi trovare al posto giusto al momento giusto. E, soprattutto, un ragazzo con i tempi scenici giusti, che sa quando prendersi il palcoscenico e diventare protagonista.

Non sappiamo cosa diventerà Marcus Rashford, ma per adesso sappiamo che la sua è proprio una bella storia. Quella che vorremmo scrivere tutti noi, in fondo.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro