Io penso che lui sia un bel giocatore, ha giocato un ottimo Mondiale, segnando anche una rete in finale. C’è chi lo ama e...

Io penso che lui sia un bel giocatore, ha giocato un ottimo Mondiale, segnando anche una rete in finale. C’è chi lo ama e chi lo odia. Da parte mia posso dire che non mi siederò mai a mangiare al suo fianco.

Per introdurre questa storia prendiamo in prestito le parole di Patrick Vieira, uno che quella notte di Berlino era sul campo, uno che ha visto e sentito tutto ed il contrario di tutto.

C’è chi lo ama e chi lo odia. Solitamente i primi sono i tifosi delle squadre in cui ha militato, i secondi tutti gli avversari, o meglio, i nemici. Poi c’è quella piccolissima parte di pubblico, di cui siamo fieri rappresentanti, per cui il tifo conta fino ad un certo punto e a cui interessa un uomo, una storia da raccontare, diversa dalle altre di cui ci parlano tutti e di cui siamo sinceramente stanchi.

In questo senso la storia di Marco Materazzi merita sicuramente di essere raccontata. Marco nasce a Lecce (sì, oltre a Pasquale Bruno anche lui in terra Salentina, e due indizi potrebbero fare una prova) il 19 agosto 1973.

L’adolescenza lo segnerà profondamente per tutti i giorni a venire a causa della prematura scomparsa della madre, quando Marco è appena quindicenne. Il padre è calciatore- poi allenatore- e arriva fino alla serie cadetta con la maglia del Lecce: una carriera onestissima.

Marco inizia col calcio che conta nel Marsala, dove già mette in evidenza una caratteristica che lo accompagnerà per tutta la carriera agonistica. Oltre alle carezze agli avversari si intende. Marco sa segnare, grazie al clamoroso istinto, unito alla cattiveria agonistica che lo porta spesso e volentieri ad arrivare per primo sul pallone. Tanto nella propria area come in quella avversaria.

Che poi spesso ci sia in mezzo una gamba, una faccia, una parte del corpo a vostra discrezione, a lui questo poco importa. E quella palla, spesso e volentieri, finisce in fondo al sacco, tanto a Marsala (4 reti realizzate) quanto a Perugia, dove mette a segno il maggior numero di reti per un difensore nella massima serie. Passando per Milano e giungendo a destinazione a Berlino. Sono 12 i goal realizzati in quel Perugia nella stagione 2000-2001, certo, agevolate dai tiri dal dischetto, ma bisogna pur sempre metterli dentro anche quelli.

Si perché si può dire quel che si vuole, ma Materazzi i piedi buoni per calciare li ha. Spesso sono stati offuscati dalla sua ferocia, da quei suoi interventi ben poco aggraziati tipici di chi si fa guidare per prima cosa dall’istinto. Ma i piedi buoni ci sono, e non è un caso che Cosmi gli affidi tutti i calci piazzati da posizione pericolosa ed i tiri dagli 11 metri.

Nel 1998-1999 decide di provare l’esperienza all’estero, Inghilterra of course. Perché uno come lui dove può andare se non in terra d’Albione? Nel Merseyside, sponda Everton. Un posto in cui di personalità complicate ne han viste transitare parecchie. Ma Materazzi non si ambienta. Troppo lontano da casa, troppo immaturo dirà lui nelle poche parole che riserverà a questa fallimentare esperienza che si concluderà con 27 presenze, condite comunque da 4 espulsioni.

Torna quindi in Italia, a Perugia, dove diventa il leader tecnico e carismatico della squadra, con tanto di fascia al braccio. Il record di goal, le prestazioni, il temperamento gli valgono la chiamata della Nazionale e il trasferimento all’Inter.

Qui inizia la parentesi più bella per lui, sportivamente parlando, ma anche la più chiacchierata da parte di compagni, avversari e mass media in generale. Qui verrà ribattezzato Matrix dai tifosi neroazzurri, per il suo modo di vivere la contesa, quasi da supereroe, sicuramente da guerriero indomito.

Le pressioni di una grande piazza non sembrano spaventarlo più di tanto ed infatti a chi gli chiede quanto è difficile giocare a S. Siro risponde così:

A me piace avere pressioni, anche negli errori. E’ successo anche quando ho sbagliato il rigore contro il Siena. Mazzone diceva ‘Mica te l’ho detto io di far il calciatore’ e c’aveva ragione! Devi avere delle responsabilità, devi tirare fuori il carattere. Se vuoi andare a giocare a San Siro o l’Olimpico devi essere forte.

Ed il carattere sicuramente non gli fa difetto. Gli aneddoti con la casacca neroazzurra sono pressoché infiniti. Indimenticabili i derby in cui ha messo a serio repentaglio la vita sportiva di Shevchenko o Inzaghi.

Una volta Costacurta mi disse «metterò una taglia su di te». Ho provato anche a confrontarmi con lui, ma nonostante vivessimo entrambi a Milano non ce n’è mai stata l’occasione. Mi ha sempre ribadito il discorso della taglia. Eppure anche Costacurta ha fatto molti falli. Io non sono un santo, ma neppure un finto prete. E le immagini di certi suoi interventi sono eloquenti. Volevamo vincere entrambi.

Matrix è uno di quei giocatori per cui su un campo da gioco tutto è lecito. L’importante è che dopo finisca lì, senza inutili piagnistei davanti alle telecamere. Emblematico in tal senso l’episodio avvenuto con Bruno Cirillo in occasione di una partita contro il Siena. Materazzi è squalificato, pertanto dovrebbe accomodarsi in tribuna, ma invece è lì a bordocampo ad incitare i compagni e ad irridere l’avversario di turno. “Puntalo che è scarso”, questa sarebbe l’espressione rivolta ad un suo compagno che stava affrontando Cirillo, il quale ovviamente non la prende bene.

Nasce un diverbio nel post partita in cui i 2 vengono alle mani e Cirillo ha la peggio (chi l’avrebbe mai detto?). La cosa non finisce qui, ed anzi, parafrasando una nota canzone, il bello deve ancora venire. Il giocatore senese si presenta immediatamente davanti alle telecamere col labbro tumefatto biascicando “vorrei far vedere a tutti che uomo di merda è Materazzi”. Matrix pagherà con 2 mesi di squalifica per questo episodio.

Ma Cirillo e Costacurta non sono ovviamente gli unici ad avere parole dure nei suoi confronti. E’ ora il turno di Gianluigi Lentini, che ha dovuto assaggiare i tacchetti di un Materazzi ancora acerbo, più calcisticamente che delinquenzialmente ad onor del vero. Scivolata a piè pari con tanto di rincorsa e caricamento, non da tutti. Queste le dichiarazioni di Lentini:

Non ci sono le parole per descriverlo. Una persona sleale. A quei tempi in campo c’erano meno telecamere e lui faceva di quelle cose che non si possono raccontare. Non è un giocatore di calcio.

La carriera con la maglia azzurra è assolutamente da rimarcare. Il mondiale del 2006, al pari del triplette in maglia neroazzurra, rappresenta il punto più alto della sua carriera. In quei mondiali parte inizialmente come riserva ma, complice l’infortunio ad Alessandro Nesta, si ritrova a giocare nella terza partita del giorone contro la Repubblica Ceca. E realizza subito una rete.

Viene espulso durante gli ottavi di finale ed è costretto quindi a saltare i quarti, ma non appena può rientrare Lippi lo schiera titolare. Il meglio, sotto tutti i punti di vista, lo fornisce in finale contro la Francia dove non si fa mancare nulla. Rigore procurato, goal del pareggio realizzato ed espulsione di Zidane provocata. Proprio su quest’ultimo episodio ci consentirete una divagazione.

Zizou ripercorre la vicenda, che conoscete tutti, con queste parole:

Preferisco morire, che chiedere perdono a un malvagio. Mi rimprovero quel gesto, però se gli chiedessi scusa ammetterei che lui ha fatto una cosa normale. In campo succedono tante cose, quella volta non l’ ho sopportato. Non è una scusa. Fosse stato Kaká, un ragazzo buono, gli avrei chiesto scusa. Ma a quello là…

Già ma cosa ha scatenato le ire del franco algerino, che si sono palesate sotto forma di una liberatoria testata, assestata in pieno petto? Pare che Zidane, asfissiato dalla marcatura di Materazzi, gli abbia detto “ascolta se vuoi la maglia te la do a fine partita” ricevendo per tutta risposta queste parole “no, preferisco la puttana di tua sorella”. Chapeau.

Il rapporto con gli allenatori vede il suo apice con Mourinho, due personalità che sembrano fatte l’una per l’altra. Emblematica l’immagine di Materazzi in lacrime come un vitello a Madrid mentre abbraccia il tecnico, quando sta per riprendere il pullman che lo riporterà vittorioso a Milano. Perché come diciamo sempre, anche i Delinquenti hanno un cuore e delle emozioni, che spesso si son tenuti dentro troppo a lungo.

Finita la carriera da calciatore comincia quella da opinionista sulla carta stampata e anche qui sconti ne fa pochi. I suoi bersagli preferiti però sono i suoi ex compagni di squadra (Lucio e Ibra su tutti), perché uno così peli sulla lingua non ne ha e non guarda in faccia a nessuno.
Proprio il difensore brasiliano parla così dell’ex compagno di squadra:

Materazzi è un represso, una brutta persona, uno che entrava per far male all’avversario e lo diceva. Ora che non gioca più si comporta allo stesso modo.

Ci piace concludere questa storia con una delle sue ultime dichiarazioni da giocatore, dichiarazione che racchiude un po’ tutto il suo modo di vedere il gioco del calcio e, perché no, il mondo che ruota attorno ad esso.

Ho commesso tante sciocchezze nella mia vita, le ho prese e le ho date e non mi sono mai lamentato. Su questo nessuno può dire niente. Io difensore falloso? Smetterò di giocare quando smetteranno di parlare di me e lo stesso vale parlando di atteggiamento in campo: finché parlano, lasciamoli parlare.

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo

  • Daniele

    17 Luglio, 2014 #1 Author

    Sì, d’accordo, Materazzi, capisco… e capisco Pasquale Bruno, Edmundo, e compagnia bella… ma quando la storia, anzi la Storia, di Salvatore Soviero? 😀

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