Marco Ballotta, una vita tra i pali Marco Ballotta, una vita tra i pali
Non c’è niente da fare. Di questo sport siamo proprio innamorati. Malati. Disposti a tutto pur di restare in campo qualche minuto in più.... Marco Ballotta, una vita tra i pali

Non c’è niente da fare. Di questo sport siamo proprio innamorati. Malati. Disposti a tutto pur di restare in campo qualche minuto in più. Felici, senza pensare a nulla. Felici perchè quello è il nostro posto nel mondo. Finchè ce la facciamo, finchè reggiamo, siamo disposti a restare in campo, costi quel che costi. Anche quando l’età avanza, anche quando i compagni e gli amici continuano a ripeterci, imperterriti, “ma chi te la fa fare, non hai più l’età per queste cose“.

C’è chi se ne frega, beatamente, di quanto dice la carta d’identità. E continua a restare al suo posto, l’unico posto in cui sentirsi al sicuro. Quei 3 pali da difendere fino alla morte, volando da una parte all’altra. Senza stare ad ascoltare gli amici, senza ascoltare chi dice che, una volta arrivati gli anta, certe cose è meglio lasciarle agli altri. C’è chi si merita tutta la stima del mondo, tra quei pali, e ad uscirne non ci pensa nemmeno. C’è chi, tra quei pali, ha vissuto storie, emozioni, trofei. C’è chi tra quei pali è diventato leggenda: Marco Ballotta, l’highlander della porta, il nonno dei portieri.

D’altronde, leggende non si diventa per caso. Bisogna avere dentro qualcosa di speciale. Qualcosa che, a 44 anni, convince il tuo allenatore a schierarti in porta per quasi tutta una stagione di serie A. E anche per 8 partite di Champions League, preliminari e girone. E’ la stagione 2007-08. Fernando Muslera si fa scivolare sotto la pancia quasi tutti i palloni che transitano dalle sue parti. Juan Pablo Carrizo è al centro di un intrigo di mercato. A Delio Rossi non resta che affidare la porta al suo splendido quarantaquattrenne, che gli regala l’ultima, splendida, stagione in serie A.

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Serie A che, crediamo ancora a lungo, conserverà il nome di Marco Ballotta nel libro dei record. 44 anni e 38 giorni, quelli che nonno Ballotta aveva il giorno della sua ultima presenza, a Marassi contro il Genoa. Ma non è stato quello l’ultimo giorno di Marco Ballotta su un campo da calcio, non pensatelo nemmeno per scherzo. Sotto la maglia pesante da portiere e sotto i guanti, batte un cuore innamorato del pallone. Smettere? Non se ne parla. Piccolo salto in giù di qualche categoria. E’ il novembre del 2008. Marco Ballotta risponde ad una telefonata. Il Calcara Samoggia, prima categoria emiliana, dietro casa, insomma, chiede all’eterno ragazzino se abbia ancora voglia di indossare le scarpe da calcio.

“E i guanti?”
“Quelli magari non portarli. Ci serve un attaccante”

A 44 anni, Marco Ballotta rinasce. Una nuova vita, una nuova carriera. Dimentica tutto quello che ha fatto fino a quel momento. Dimentica tutti i tuffi fatti a recuperare palloni che sembravano in rete. Dimentica tutti i bolidi deviati in corner. Dimentica tutte le uscite a ginocchio alto, pugno proteso e l’urlo “miaaaaaaaaa”. Dimentica le istruzioni ai compagni della difesa. Dimentica i lunghi pomeriggi di solitudine passati a guardare i compagni, una metà campo più in là, aspettando che arrivasse il pericolo. A 44 anni Marco Ballotta dimentica tutto questo e diventa attaccante: 24 gol nella sua prima stagione da bomber, niente male.

Ogni tanto capita anche che però debba rimetterli i guanti. Perchè nel calcio di provincia c’è sempre un infortunio in agguato, qualche straordinario da fare al lavoro, qualche saggio di danza o qualche prima comunione che rende impossibile al portiere titolare difendere i pali della propria porta. Marco Ballotta non si scompone, riprende i guanti e torna in porta.

Si sente di nuovo a casa. Respira l’aria familiare dei tre pali da difendere. Adesso si sente più forte. Quando si è reinventato attaccante, è stato per lui più facile capire come ingannare i suoi ex colleghi. Capire in anticipo le loro mosse. Prevedere il futuro dall’alto dei suoi venticinque e passa anni da professionista. Ora, di nuovo tutto daccapo. Ora anche lui sente di poter rubare qualche segreto agli attaccanti, ora che anche lui è diventato un cannoniere.

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Nel 2014, decide, una volta per tutte, di riporre i guanti nel cassetto e le scarpe chiodate nell’armadio. Basta, farà l’allenatore. Castelvetro, provincia di Modena. Eccellenza. Dalla panchina, tutto sembra diverso. Dalla panchina manca qualcosa, però. Dalla panchina non si respira bene il profumo dell’erba. Non si leggono bene le emozioni negli occhi dei calciatori, da sotto quella pensilina. Un bel giorno, a 50 anni compiuti, Marco Ballotta, allenatore del Castelvetro, si presenta al campo con un borsone.

Dentro ci sono il suo paio di guanti preferito e le scarpe con i tacchetti. Porta la borsa nello spogliatoio, si cambia con i compagni. Scende in campo e prende posto. Il suo posto, l’unico posto che gli appartenga veramente, anche a 50 anni, Due pali e una traversa da difendere: a Marco Ballotta basta questo per essere felice.

E il vero amore può
Nascondersi,
Confondersi
Ma non può perdersi mai
Sempre e per sempre
Dalla stessa parte mi troverai
Sempre e per sempre
Dalla stessa parte mi troverai.

Francesco De Gregori, Sempre e per sempre

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro