Mamba Out: il leggendario addio di Kobe Bryant Mamba Out: il leggendario addio di Kobe Bryant
Kobe Bryant, nel corso della sua carriera, ci ha sempre abituato a imprese straordinarie. A pagine di storia, a libri di record stracciati e riscritti... Mamba Out: il leggendario addio di Kobe Bryant

Kobe Bryant, nel corso della sua carriera, ci ha sempre abituato a imprese straordinarie. A pagine di storia, a libri di record stracciati e riscritti con una penna avvelenata, a serate da leggenda. Per cui, da uno come lui, nella notte dell’addio al basket giocato, ci saremmo aspettati qualcosa di speciale. Ma l’ultima recita del Black Mamba ha superato ogni più rosea aspettativa.

L’ultima stagione in NBA di Kobe è stata un lungo saluto a una massa di fedeli che lo ha ammirato e amato alla follia nel corso della sua carriera. Anche chi Kobe Bryant lo ha odiato, da avversario o addirittura da nemico, non ha potuto fare a meno, durante questi ultimi mesi, di tributare il suo omaggio a una leggenda di questo sport. Ma quello che ha combinato il Black Mamba stanotte, sul palcoscenico preparato per la sua ultima recita, supera ogni immaginazione.

Era tutto pronto per il saluto. Per dire addio al Kobe Bryant in canottiera, pantaloncini e scarpette. Una serata che molti pensavano avrebbe regalato emozioni, ma certo non così tante. Kobe è sceso in campo con una faccia concentrata, quasi fuori luogo per un’occasione di festa come questa. Quasi a voler dimostrare, ancora una volta, che un professionista come lui ha sempre preso sul serio qualsiasi impegno, qualsiasi partita, qualsiasi avversario. In nome della sacralità del gioco della pallacanestro, da onorare sempre e comunque.

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Quello che poi è successo sul parquet dello Staples Center è qualcosa da raccontare ai nipotini. Kobe si è preso il pallone, e si è preso la scena. Con un campionario di movimenti degno del Mamba dei tempi belli, ha cominciato a macinare punti a referto, uno dietro l’altro. Fino ad arrivare, con Utah davanti, al finale in volata. Negli ultimi due minuti, con gli spettatori dello Staples increduli, sempre più convinti di aver speso i migliori soldi della loro vita, Kobe ha preso la partita in mano, l’ha ribaltata per l’ultima volta.

Quando è andato in lunetta per assicurare il sorpasso dei Lakers sui Jazz, a 14 secondi dal termine della gara, ha messo dentro due tiri liberi. I punti 59 e 60 della sua incredibile partita. Lo Staples, prima in religioso silenzio, poi esploso nell’applauso di chi non ha ancora realizzato a pieno quello che ha visto con i suoi occhi. 60 punti, all’ultima partita, a 37 anni, dopo una stagione di acciacchi, infortuni, dolori. Nella notte in cui Golden State scriveva un’altra pagina di storia della NBA, vincendo la sua settantatreesima partita e battendo il record dei Bulls. Un record passato quasi in sordina, perchè la scena se l’è presa Kobe. Come fosse un dispetto, come fosse l’ultimo modo per dire a tutti: “Ehi, qui, finché non me ne vado per davvero, comando ancora io.

A fine partita Kobe ha preso la via degli spogliatoi. Con la solita faccia cattiva, la solita faccia di chi prende tutto maledettamente sul serio e ci teneva a farle per bene, le cose, all’ultima recita del proprio immenso romanzo. Lo Staples, da Hollywood, non è poi così tanto lontano. Ma una notte così, per l’addio del Black Mamba, non l’avrebbe immaginata nemmeno uno sceneggiatore dotato di parecchia fantasia.

Ma non si diventa leggende per caso. Non si diventa Kobe Bryant per caso. Che si spengano le luci, che si abbassi la musica. Mamba Out. A modo suo.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro