Magia al Vicente Calderon Magia al Vicente Calderon
Quando mancano più o meno 10 minuti alla fine della semifinale di ritorno tra Atletico e Real Madrid, sul Vicente Calderon si abbatte un... Magia al Vicente Calderon

Quando mancano più o meno 10 minuti alla fine della semifinale di ritorno tra Atletico e Real Madrid, sul Vicente Calderon si abbatte un acquazzone di proporzioni bibliche.

Scrosci d’acqua, che vengono giù a secchiate.

Come se ci fosse una mano invisibile in regia, d’altronde. Perché se fossimo in un film hollywoodiano, questo sarebbe il momento perfetto per far venir giù la pioggia scenica.

Perché è ormai chiaro che il Real Madrid ha vinto, pur avendo perso. Perché è ormai chiaro che a Cardiff, a contendere la Coppa alla Juventus, ci andranno i Blancos.




Perché ormai è chiaro che l’ultima partita di Champions League giocata al Vicente Calderon sarà questa, visto che tra qualche mese questo stadio verrà buttato giù per far posto al nuovo stadio dei Colchoneros.

Quello è proprio il momento perfetto per una pioggia catartica, scenografica, da atmosfera. Ed è proprio in quel momento che i tifosi dell’Atletico Madrid capiscono che devono cominciare a cantare più forte. Perché, nonostante i primi 40 minuti di quella partita gli abbiano fatto credere che la rimonta fosse possibile, loro non erano venuti per assistere alla rimonta.

Fosse arrivata, sarebbe stato un orgasmo.

Ma loro, stasera, i tifosi dell’Atletico Madrid, non erano qui per assistere alla rimonta. Erano qui per gridare ai rivali di Madrid e al mondo intero quanto sia bello essere dell’Atletico. E lo avevano scritto anche nella gigantesca ed emozionante coreografia di inizio gara: Orgullosos de no ser como vosotros. Orgogliosi di non essere come voi.

Una piccola esagerazione, ma consentita. Perché per loro, in quel momento, è davvero così.

L’Atletico parte forte, va sul 2-0, lascia cullare l’illusione che in questa notte magica possa succedere davvero tutto. Il gol di Isco riporta tutti sulla terra.

Ma quello che succede dopo, forse, è fuori dal copione. La pioggia che arriva, improvvisa, insieme ai fulmini che illuminano il Vicente Calderon. I tifosi dei Colchoneros che, lasciandosi bagnare dalla pioggia, urlano con tutto il fiato che hanno in corpo “ATLEEEEEETI, ATLEEEEEETI“, ringraziando quell’acqua che, provvidenzialmente, sta coprendo le lacrime che vengono giù.

Le sciarpe biancorosse sollevate nel cielo nero di Madrid sembrano brillare. Diego Pablo Simeone, a fine partita, raccoglie le ultime forze che gli sono rimaste, corre verso il centro del campo, esulta. Sì, avete capito bene, esulta. Come se avesse vinto.

Mentre i tifosi dell’Atletico vanno via smontando e portandosi a casa i seggiolini, per portarsi a casa un ultimo pezzo del Calderon, prima che lo buttino giù altri, Diego Pablo Simeone abbandona il campo. Le telecamere si stringono sul suo volto, non si riescono a distinguere lacrime e pioggia.

Mentre i rivali di sempre festeggiano al centro della loro casa, del loro tempio sacro, i tifosi dell’Atletico sembrano ignorarli. Loro continuano a urlare più forte che possono, mostrando al cielo, che continua a rovesciare acqua, le loro sciarpe biancorosse.

Sì, stasera, al Vicente Calderon, nessuno era venuto per sperare nella rimonta. Erano tutti qui per altro, per qualcosa di più grande: per spiegare al mondo cosa significhi tifare Atletico Madrid.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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