Stessa storia, stesso posto, stesso bar. Ma a differenza di quello di Max Pezzali, qui non stanno chiudendo, qui non c’è nessuno che va...

Stessa storia, stesso posto, stesso bar.

Ma a differenza di quello di Max Pezzali, qui non stanno chiudendo, qui non c’è nessuno che va a casa sua. Perché questo è un altro di quei bar di provincia che non chiudono mai, un altro di quei bar di provincia alimentati a tressette, alimentati a briscola, alimentati a discussioni infinite sulla vita, sulla politica, sulle donne. Ma soprattutto sul pallone. Che forse, senza pallone, Checco lo potrebbe anche chiudere prima, quel bar, e andarsene a casa a dormire dalla moglie e dai bambini che lo aspettano.

E invece no, c’è quel dannato pallone di cui parlare. Tra una sigaretta e un amaro, c’è da parlare ancora una volta di Inter, di Milan, di Juventus, degli arbitri e del fuorigioco, del mercato e dei sogni, dei ricordi e del futuro. Fino a quando non arriva Tony.

Tony non ci crede. Tony è uno di quelli a cui proprio non va giù che i suoi amici, quando vedono rotolare quel pallone, perdano la testa, smettano di ragionare. Tony è uno di quelli che vorrebbero pensare alle cose importanti di questo paese, mica ai milionari che sono pagati profumatamente per correre dietro a un pallone la domenica pomeriggio.

Quando Tony arriva al Bar Primula, fumando la quattordicesima sigaretta di giornata, la notte è una presenza già consolidata. Una presenza consolidata come quella di Ciccio e Beppe, fermi al tavolino all’ingresso, quello più vicino al televisore, quella che loro chiamano “la tribuna d’onore“. Una visuale perfetta sul televisore dell’anteguerra sul quale miracolosamente si vedono tutte le partite della pay tv, e un servizio catering perfetto, tra birre a un euro e patatine che devastano le papille gustative.

Quando Tony entra nel bar, Ciccio e Beppe stanno discutendo.

Sempre i soliti. Quel fuorigioco lo puoi chiamare solo se sei in malafede

Ma sei andato dall’oculista poi? No, perché secondo me lo devi cambiare, cercane uno che non abbia trovato la laurea nel Kinder sorpresa!

Tony entra e tira il solito ceffone a tutti e due che, vista la stazza dell’amico, hanno ben poca intenzione di lamentarsi.

Ma basta con questo calcio, diamine. Ma io non ho ancora capito una cosa, ma perché vi affannate così? Ma cosa ci trovate di così interessante?

Ciccio tira giù l’ultimo sorso di birra, e si prepara alla solita battaglia, quella che combatte una domenica su due. Si alza, e guarda Tony dritto negli occhi.

Non puoi capire“.

E no che non posso capire“, replica Tony. “Se avessi capito, non te l’avrei mica chiesto, babbeo. Dai, spiegami, perché ti piace così tanto tifare?

Ciccio si mette l’anima in pace e ordina un’altra birra.

Tony, tu ce l’hai una famiglia?

Certo che ce l’ho una famiglia, che domande fai?

Ecco, Tony, tifare è come essere parte tutti di una grande famiglia. Sedersi tutti insieme, allo stesso tavolo, anche se io sono in questo squallido bar e i miei familiari in una lussuosa villa con piscina da qualche altra parte del mondo. Quando comincia la partita, siamo fratelli“.




Dal bancone del bar, una volta udite le parole “squallido bar“, Checco lascia partire una ciotola vuota che manca la testa di Ciccio per pochi centimetri, e poi torna a pulire ostinatamente il bancone macchiato di caffè.

Tony parte alla carica, con negli occhi la luce di chi è pronto a rivelare una scoperta al mondo.

Sì, ok, la famiglia, tutto bello. Ma a te cosa importa? A te cosa entra in tasca se la tua squadra vince, perde, pareggia o Dio sa cosa si possa fare in questo cavolo di sport. Che te ne frega, Ciccio?

Non puoi capire, Tony. Non puoi capire il cuore che mi batte all’impazzata quando stiamo per segnare un gol. Non puoi capire la gioia quando vinciamo il derby. Non puoi capire la paura nello stomaco quando siamo sotto assedio. Tony, se non lo provi non lo puoi capire. Non te lo posso spiegare, Tony, non ho una risposta alle tue domande. Mi chiedi perché, io ti posso rispondere solo in un modo. Ti posso rispondere che è il cuore che mi dice così.

Tony si arrende. Per l’ennesima volta, esce sconfitto da questo discorso. Per l’ennesima volta, non è riuscito a farsi spiegare dai suoi amici cosa cavolo si provi a tifare una maledetta squadra di calcio. Ma ha un’altra domanda.

Beppe, ma tu che sei stato zitto tutto il tempo, cosa cavolo ne pensi?

Il terzo amico finisce la sua birra, si alza in piedi ed emette un sonoro rutto che suscita l’applauso di tutti gli altri avventori del bar. Forse, per oggi, è arrivato il momento di tirare giù la serranda.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro