Sono orgoglioso di giocare in Italia; mi auguro che dopo il mio arrivo si aprano le porte ad altri cinesi. Voglio far meglio di...

Sono orgoglioso di giocare in Italia; mi auguro che dopo il mio arrivo si aprano le porte ad altri cinesi. Voglio far meglio di Nakata.

E’ il 13 agosto del 2000, anno del grande Giubileo. In una Perugia fiaccata dal caldo, un ragazzotto con la faccia paffuta e gli occhi a mandorla incanta la platea in visibilio. Lucianone Gaucci ha appena portato in italia il primo calciatore cinese, e si frega le mani sperando di ripetere l’exploit dell’affare Nakata. Hidetoshi si è rivelato un grande affare, non solamente dal punto di vista mediatico. Nossignore, Hide Nakata era anche un gran bel giocatorino, e Big Luciano non ci ha messo molto a farsi riempire di denari per lanciarlo nel grande calcio. Adesso è tempo di ripetere l’operazione. E se ci siamo riusciti in Giappone, perchè non provarci anche nel Paese più popoloso del mondo?

I cinesi sono un miliardo, un fenomeno c’è sicuramente.Il ragionamento di Gaucci non fa una piega. Per questo Alessandro Gaucci e la sua banda di osservatori volano in Cina, guardano, studiano, prendono appunti. E a un certo punto, decidono. Ma. C’è un cinese fortissimo che si chiama Ma. Non si capisce se a un certo punto qualcosa va storto. Qualcuno racconta che non fosse Ma Ming Yu il calciatore sul quale l’entourage del Perugia aveva messo gli occhi addosso. Ma d’altronde, quelli sono un miliardo, sembrano tutti uguali. Fatto sta che nell’estate del 2000 Ma sbarca in Italia. Di professione fa il regista, e vedendolo in faccia, e soprattutto guardando il fisico che non sembra proprio quello di uno che può piazzarsi a dominare a centrocampo, qualcuno ipotizza che possa essere un regista cinematografico.

Il ragazzo però paura non ne ha. E’ sicuro di sé, conosce tutto dell’Italia, ammette di essere un grandissimo appassionato di arte, cultura, cinema e cibo italiano. E fa vedere anche di aver dato un occhio al nostro campionato negli anni scorsi, trovando subito il suo idolo e tracciando la sua strada:

Se Del Piero è stato soprannominato Pinturicchio, mi piacerebbe poter essere chiamato Michelangelo.

Quando Ma si presenta per la prima volta al campo d’allenamento del Perugia, nessuno sa ancora quanti anni abbia di preciso. L’anagrafe cinese dice che il ragazzo ha 27 anni, qualcuno vocifera che ne ha 32, altri ancora, vedendolo aggirarsi a fatica per il campo, annaspando e affannandosi, si spinge fino a dire che gli anni siano 43. Nel frattempo Luciano Gaucci ha sborsato 1 miliardo di lire per il prestito, con il riscatto fissato a 4 miliardi. 500 milioni invece l’ingaggio per il ragazzotto cinese. Serse Cosmi, che in quel via vai che pare Babele vorrebbe anche allenare una squadra di pallone, lo fa sgobbare, lo manda in campo solo una volta per un amichevole, e poi, disperato, gli concede qualche minuto nel turno preliminare di Coppa Italia contro la Salernitana.

Ma Ming Yu è un mistero anche per i compagni. Ma, ma anche “mah“, come l’esclamazione più frequente che suscita la visione di questo mistero senza soluzione. I compagni di squadra che hanno l’onore di allenarsi con lui, lo soprannominano immediatamente Nonno. D’altronde, l’età e quella. Certo, non che lo vedano molto, nello spogliatoio. “Una volta finito l’allenamento, fa la doccia in 3 minuti e sparisce“. Il campo, in quella stagione, non lo vedrà mai. A fine stagione torna in patria allo Sichuan Guancheng. Nell’estate del 2002, i tifosi del Grifone, accendendo la televisione, pescano la partita d’esordio della nazionale cinese al Mondiale. Il capitano ha una faccia conosciuta. Certo, facile sbagliarsi, sono tutti uguali. Però il ricordo, anche se già sbiadito, è inconfondibile. E’ proprio Ma Ming Yu il capitano della spedizione cinese al Mondiale asiatico.

Noi, oggi, 15 anni dopo quella presentazione estiva in cui un anziano giocatore dall’età sconosciuta prometteva di diventare Michelangelo con gli occhi a mandorla e un pallone tra i piedi, stiamo ancora aspettando il primo fenomeno cinese. E, purtroppo, non c’è nemmeno più un Gaucci pronto a regalarci un sogno.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro