Luis Alberto: storia di una rinascita Luis Alberto: storia di una rinascita
Il calcio ti concederà sempre una seconda opportunità: basta avere la forza e la pazienza di saperla aspettare. Ma, quando arriverà il tuo momento,... Luis Alberto: storia di una rinascita

Il calcio ti concederà sempre una seconda opportunità: basta avere la forza e la pazienza di saperla aspettare.

Ma, quando arriverà il tuo momento, devi essere tu a prendere in mano la situazione e a sfruttare la chance arrivata tra le tue mani, anzi tra i tuoi piedi.

Questa è un po’ la storia italiana di Luis Alberto, che ieri, insieme naturalmente alla devastante tripletta di Ciro Immobile, ha messo al tappeto il Milan e lanciato una Lazio che, dopo aver messo in bacheca la Supercoppa Italiana, ora guarda con grande fiducia alla stagione appena iniziata, con anche l’Europa League da onorare.

Uno dei piccoli grandi segreti di Simone Inzaghi è stata la riscoperta di questo ragazzo spagnolo classe 1992 che, più di una volta, qualcuno aveva dato per finito.




O, almeno, si pensava, sia lo scorso anno che quest’estate, che fosse destinato a cambiare aria: la storia sembrava quella già vista più di qualche volta, nemmeno troppo strana. Arrivato lo scorso anno dal Liverpool, Luis Alberto, seppur con caratteristiche diverse, era stato investito del compito di sostituire Antonio Candreva.

Missione che, lo scorso anno, sembrava fallita: dopo un avvio difficile, aveva visto il campo solo nel finale di stagione, quando ormai era tutto deciso. Sembrava solo un modo per metterlo in mostra e cercare qualche eventuale acquirente.

Quest’estate, poi, Luis Alberto aveva cominciato il ritiro praticamente da emarginato: ma, la strana situazione di mercato della Lazio, con Keita e Biglia andati via dopo mesi di trattative e dubbi, ha lasciato lo spagnolo ancora nelle mani di Simone Inzaghi.

Che, a quel punto, è stato bravo a prenderlo da parte e a spiegargli di voler puntare su di lui. Un altro merito del giovane tecnico della Lazio, che torna sui suoi passi e non si impunta nel voler bocciare a tutti i costi il suo giocatore.

Il segreto della mia crescita è nel lavoro: mio, della squadra, del mister e anche del mio mental coach. Ho preso fiducia, quest’anno voglio giocare e migliorare ulteriormente. A febbraio avevo pensato anche di lasciare il calcio. Invece ho lavorato sulla mia testa e ho già giocato quattro partite. Voglio ringraziare tutti: dai compagni al mister, passando per la mia famiglia che è stata sempre con me anche quando le cose andavano male.”

Luis Alberto esce lentamente dall’ombra, e riesce a ritagliarsi un posto per la Supercoppa Italiana di agosto contro la Juventus, dove, a sorpresa, è uno dei migliori in campo, tanto da oscurare l’esordio di un acquisto di prestigio come Lucas Leiva.

In campo, lo spagnolo sa fare un po’ di tutto. Un centrocampista che sa essere utile in fase offensiva, agendo da trequartista, che sa inventare la giocata per creare la superiorità, ma che non si lamenta se c’è da rimboccarsi le maniche e giocare qualche metro più dietro: il complemento perfetto per la mediana di Inzaghi, il partner ideale per la fisicità dirompente di Sergej Milinković-Savić.

La rinascita, a quel punto, è completa. E togliere Luis Alberto dal campo diventa difficile, fino ad arrivare a ieri: nel trionfo biancoceleste contro il Milan la copertina è di Ciro Immobile, ma il simbolo è sicuramente lo spagnolo.

Il simbolo di una Lazio che non punterà su grandi nomi, ma che sa fare di necessità virtù e sa sacrificarsi per un obiettivo comune. Insomma, Luis Alberto e la Lazio sembrano essersi scelti proprio bene.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

 

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