Luciano Gaucci: il Patron Luciano Gaucci: il Patron
Eccentrico, vulcanico, stravagante, strampalato, istrionico: gli aggettivi che nel corso degli anni sono stati utilizzati per descrivere Luciano Gaucci non sono mai stati all’interno... Luciano Gaucci: il Patron

Eccentrico, vulcanico, stravagante, strampalato, istrionico: gli aggettivi che nel corso degli anni sono stati utilizzati per descrivere Luciano Gaucci non sono mai stati all’interno del recinto dell’ordinario. Si, perchè, nel suo piccolo, il Presidente è stato un rivoluzionario del mondo del calcio, artefice e costruttore tanto di piccoli e grandi miracoli quanto di scandali, reati e fallimenti.

Gaucci è uno che del titolo di delinquente, per sua sfortuna, può fregiarsene per davvero, dopo l’inquisizione per il reato di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta in compagnia dei figli Alessandro e Riccardo. Ma a noi, del Gaucci galeotto,o latitante, poco importa. A noi interessa il Gaucci rivoluzionario, il Presidente che, quando avevamo la fortuna di vederlo scorazzare tra campo e televisione, regalava sempre qualcosa di nuovo, qualcosa di unico, qualcosa che colpiva il cuore di chi il calcio lo vedeva come una ragione di vita. Gaucci era semplicemente un poeta, come tutti gli artisti spesso incompreso.

Forse Gaucci ci piaceva così tanto perchè rappresentava lo stereotipo dell’uomo d’affari italiano un po’ imbroglione, un po’ pasticcione, un po’ imbranato. Uno uscito da un film dei fratelli Vanzina insomma. E, in tal senso, non mancano gli indizi. Ermanno Pieroni, suo fedelissimo e uomo di fiducia, compagno di tante avventure, raccontava che al Presidente piacevano tanto le Mercedes. No, non per la solidità, l’eleganza, l’affidabilità che le automobili della casa tedesca potevano garantire. Semplicemente perchè, parole di Pieroni, «avevano i tasconi laterali enormi e lì poteva sistemare pacchi di banconote con cui poi si ingraziava burocrati, ministeriali, uomini di sport».

O come, quella volta che, recatosi in Questura per regolarizzare la posizione della moglie dominicana (anche qui gli stereotipi sull’uomo d’affari italiano si sprecano) provò a saltare la coda agitando mazzette di banconote da 50 euro, convinto che potessero servire ad accelerare la pratica e saltare la fila. Risultato: mazzetta rifiutata e denuncia del goffo tentativo di corruzione. Ma, siamo sicuri, la sua non era voglia di delinquere a tutti i costi. Era la semplice convinzione di chi, essendo partito dal basso, una volta diventato grande credeva che con i soldini si potesse sistemare tutto. Genuino, in fondo.

Già, perchè Luciano, prima di diventare quello che conosciamo, parte dal basso. Figlio di piccoli proprietari terrieri, lascia casa e famiglia per andare a lavorare a Roma. Fa l’autista di autobus, poi vince un concorso e diventa dirigente all’ATAC, poi apre una piccola impresa di pulizie (deve esserci qualcosa di magico nel rapporto tra imprese di pulizie e mondo del pallone, Lotito docet) che diventerà sempre più grande, sotto il nome di “La Milanese”.

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Qui, viene fuori il sangue sportivo del Patron: acquista una piccola scuderia, la White Star, che donerà al mondo Tony Bin, purosangue di razza che vincerà un gran numero di gare e che frutterà a Gaucci la bella somma di 3 miliardi di lire in premi e 7 miliardi al momento di essere rivenduto. Uno che inizia dal mondo dei cavalli, terreno di affari loschi per definizione, non può che essere destinato a grandi cose.

E’ il momento di pensare in grande, è il momento di affacciarsi al mondo del calcio. Vecchio cuore giallorosso, Lucianone prova, senza successo, la scalata alla Roma. Andreotti, che lo aveva preso in simpatia (“persona rozza ma intelligente“, diceva di lui), provò ad indirizzarlo verso la Lazio, ma non ci fu nulla da fare. Ma l’acquisto oramai andava fatto, e la scelta cadde sul Perugia.

Durante la sua gestione il club umbro ottenne una promozione dalla Serie C1 alla Serie B (1994) e due promozioni dalla Serie B alla Serie A (1996 e 1998). Ah, ci sarebbe anche una promozione in serie B nell’anno di grazia 1992-93, ma negli almanacchi non risulta. Già, perchè il Presidentissimo venne beccato nel tentativo di corrompere un arbitro dietro omaggio di un cavallo, e la promozione venne revocata. Pagò la malefatta con 3 anni di squalifica, ma tornò più determinato di prima.

Si, perchè nei primi anni 2000 il Perugia di Gaucci lascia tutta Italia a bocca aperta: una finale di Coppa Italia nel 2003 e una vittoria in Intertoto l’anno successivo, con conseguente partecipazione alla Coppa Uefa. Tutto per merito delle geniali intuizioni del presidente, che mette in mano a Serse Cosmi un manipolo di sconosciuti, di calciatori esotici provenienti da ogni parte del mondo, gente che era finita nel dimenticatoio. Porta in Italia Hidetoshi Nakata, che oltre ad attirare giapponesi in Umbria come le api, ha anche un piedino niente male. Venduto alla Roma per 30 miliardi di lire, la gioia forse più grande regalata al suo presidente. Come Mirko Pieri, comprato per un tozzo di pane e rivenduto a 16 miliardi. E Fabio Grosso, Marco Materazzi, Fabio Gatti, Zyzis Vryzas. Al Renato Curi in quegli anni ci si diverte, e non poco.

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Non mancano i colpi ad effetto: Gaucci porta in Italia il primo cinese della storia della serie A, Ma Mingyu. Non vedrà mai il campo, e pare che avesse 5-6 anni in più di quelli che effettivamente dichiarava all’epoca. Prende il figlio di Gheddafi, Al Sa’adi, e gli fa giocare pure quindici minuti contro la Juventus, facendo felice figlio e paparino. Dopo la disfatta italiana ai mondiali nippocoreani del 2002, minaccia e annuncia in diretta al Processo di Biscardi (nostalgia canaglia) il licenziamento del giocatore coreano Ahn, autore del golden gol che ci aveva eliminato.

Gheddafi non è l’unico uomo politico con cui Lucianone intrattiene rapporti cordiali. Sostiene infatti la campagna elettorale di George W. Bush, sostegno garantito da enormi striscioni appesi negli stadi di Perugia e Viterbo che recitano “George Bush for president”. George dabliù resta colpito, scrive una lettera di ringraziamento a Luciano e lo invita a cena alla Casa Bianca.

Passiamo ai rapporti complicati: non c’è solo quello con la giustizia, che pure sarà ostico. Ci sono gli allenatori, che con Gaucci alla presidenza non possono stare tranquilli neanche quando dormono. Detentore a lungo del record di esoneri, superato poi solamente da altri due mostri sacri come Zamparini e Cellino, che sono però tuttora in attività. A proposito degli allenatori, Luciano diceva:

Allenare una squadra di calcio è come fare l’amore: sono capaci quasi tutti… Ma davvero pensate che solo gli allenatori possano decidere chi deve giocare e come? Sapeste quante volte l’ho fatto io. Ed in un’occasione sono anche andato in panchina con successo al posto del tecnico squalificato, mi pare fosse Castagner.

Altro rapporto complicato, quello con le donne. Famosa la sua storia con Elisabetta Tulliani, ora compagna di Gianfranco Fini (magari si sono lasciati, eh, non gettateci la croce addosso ma non ci interessiamo anche al gossip). Non finì molto bene, diciamo. «Ti innamoravi di Elisabetta, e prendevi anche il fratello. Gli ho comprato la Porsche. E al padre una Bmw. Poi ho capito che lei mi tradiva. Ma io li rovino, ’sti morti di fame…»

Ultimo avvistamento: la sua nuova sposa trovata durante la latitanza a Santo Domingo, 42 anni in meno di lui. Ci sono poi anche le donne nel pallone. Minaccia di smuovere il padreterno se la FIGC non gli fa schierare in attacco una sconosciuta (almeno a noi) calciatrice norvegese, che purtroppo per noi non vedrà mai il campo. Chissà che coppia con Fabrizio Miccoli! E poi, mette Carolina Morace ad allenare la sua Viterbese.

Già, la Viterbese. Perchè Gaucci, nel frattempo, ha acquistato anche altre squadre: Viterbese, Sambenedettese, Catania, come se fossimo al supermercato. L’Ancona no, quello lo facciamo comprare all’amico e collaboratore Ermanno Pieroni, che verrà ringraziato con 4 anni di reclusione per la bancarotta fraudolenta della società. Vabbè, cose che capitano.

Intanto, il Perugia dei miracoli, dopo aver venduto qualsiasi cosa respirasse, scende in serie B nel 2004, dopo lo spareggione con la Fiorentina proveniente dalla serie B. Lucianone non ci sta, molla la squadra in mano al figlio Alessandro. Insieme alla squadra, ovviamente, gli molla una situazione finanziaria al limite della tragedia, un oceano di debiti, stipendi mai pagati e stessa cosa per le tasse, ovviamente. Fallita la promozione in serie A l’anno successivo, fallisce anche il Grifone, che non riesce a iscriversi nemmeno al campionato di B. E’ il 2005, Luciano, siccome i figli sono sempre piezz ‘e core, molla il fallimento in mano al figlio Alessandro e se ne va a latitare ai Tropici.

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Da Santo Domingo, nel suo buen retiro, patteggia la pena di 3 anni per bancarotta fraudolenta e reati fiscali, e nel marzo 2009 può tornare in Italia. Senza scontare la pena, che nel frattempo è intervenuto l’indulto.

Controverso, irascibile, sempre sul confine tra legale e losco: ma Luciano Gaucci era un personaggio che non poteva lasciare indifferenti. Nel bene o nel male, Luciano Gaucci è stato un rivoluzionario. A modo suo, forse dalla parte sbagliata, forse in maniera eccessivamente da fuorilegge. Ma è stato un rivoluzionario.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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  • David

    luglio 11, 2014 #1 Author

    Molte inesattezze sul racconto, come per esempio della vendita di Nakata, 25 miliardi più Alenitchev e Blasi, oppure del 92 che il cavallo lo vendette a quell’arbitro mesi prima. Va beh, comunque nel complesso, emozionante rileggere le imprese di Luciano Uragano Gaucci, e lo dico da perugino

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