Nel calcio moderno il fisico sta diventando sempre più importante, soprattutto per giocare in certe zone del campo. Per esempio, per reggere il confronto...

Nel calcio moderno il fisico sta diventando sempre più importante, soprattutto per giocare in certe zone del campo. Per esempio, per reggere il confronto a livello fisico e muscolare nel bel mezzo delle operazioni, sempre più allenatori si affidano a gente che, prima ancora che piedi buoni, ha corsa, muscoli e centimetri

Insomma, sembrerebbe proprio che in mezzo al campo, nel calcio del 2016, ci sia sempre meno spazio per gente che da Madre Natura non ha avuto grandi doni, a livello fisico: un ragazzo di 165 centimetri, con il baricentro basso e il fisico all’apparenza gracilino non dovrebbe avere alcuna speranza in mezzo a bestioni e bruti che gli si parano davanti ogni domenica.

Ecco, questo almeno in teoria: perché se poi dentro di te, dentro quei 165 centimetri, arde il sacro fuoco della garra charrua, quella categoria dello spirito nata e coltivata in Uruguay, tutti questi discorsi vanno allegramente a farsi benedire. Perché Lucas Torreira, 20 anni e 165 centimetri, da Fray Bentos, dipartimento del Rio Negro -da dove viene anche Gaston Ramirez, per dire- la garra charrua ce l’ha dentro, e soprattutto la tira fuori per battagliare nel bel mezzo delle operazioni, senza paura e senza timore di nessuno. Che sia Serie B o serie A, poco importa: così abbiamo capito in queste prime quattro giornate di campionato, in cui il piccolo trottolino uruguaiano della Sampdoria si è messo in mostra per grinta, doti tecniche e caratteriali.

A me piace giocare, avere tanto il pallone fra i piedi, quando non corri tanto e fai correre gli altri. Ma se c’è da combattere non è un problema, lo faccio.

Insomma, Lucas Torreira ha stupito tutti, tranne quelli che già lo conoscevano, quelli che sapevano di che pasta fosse fatto il ragazzo. Lucas era arrivato in Italia a inizio 2014, per via di uno dei tanti strani giri del mondo del calcio, che in questo caso dobbiamo ringraziare, per averci messo di fronte un talento del genere: poco prima del Torneo di Viareggio del 2014, il Pescara porta in Italia questo ragazzino classe 1996, proveniente dal Montevideo Wanderers. Come sono in affari Pescara e Montevideo Wanderers, direte voi? Semplice, il presidente del club uruguaiano detiene una quota societaria, il 10% circa, del Pescara…

Quando Lucas sbarca in Italia, è immediatamente chiaro che con la Primavera non c’entra assolutamente nulla. Il 16 maggio del 2015, proprio il giorno in cui Massimo Oddo subentra a Baroni (a due giornate dai playoff) sulla panchina del Delfino, Torreira fa il suo esordio da titolare in serie B, contro il Varese. Oddo, che conosceva Lucas dai tempi della Primavera, non ebbe nemmeno un attimo di esitazione: il ragazzo era pronto, e si poteva buttare nella mischia.

Proprio Oddo è l’artefice della trasformazione di Lucas Torreira nel giocatore che ammiriamo oggi: un centrocampista polifunzionale, che rende al meglio da schermo davanti alla difesa, ma che non si fa problemi ha giocare da regista o da mezzala, uno capace di interpretare con coraggio entrambe le fasi di gioco. Quando arrivò in Italia, però, era abituato a giocare molto più avanti, dietro le punte o addirittura seconda punta, ruoli forse più adatti al suo fisico.

Oddo, però, in lui vede qualcosa di speciale. Forse quella grinta, grazie alla quale non tira mai indietro il piede in nessun contrasto. Forse la capacità di vedere compagni e spazi in anticipo. Forse la capacità di fare tutte e due le cose senza sentirne il peso. A Pescara, quando vedono il ragazzino trotterellare a centrocampo, strabuzzano gli occhi. Qualcuno si illude sia addirittura tornato Marco Verratti, giocatore che in effetti, con le dovute proporzioni, Lucas ricorda (e al quale ammette di ispirarsi): anche Marco, a Parigi, ha imparato a spezzare la manovra avversaria e a far ripartire quella della sua squadra. In patria, invece, ricorda Gargano, anche lui piccolo, rognoso e pieno di grinta. Ma -onestamente- i piedi di Torreira sono di ben altra pasta.

Quando avevo 17 anni il provino al Pescara lo feci da trequartista e all’inizio facevo la seconda punta nel 3-5-2. Cinque giorni prima di un partita con la Primavera mister Oddo mi disse che per lui ero un regista. Per me è stato importantissimo, mi ha portato anche in prima squadra e non vedo l’ora di giocarci contro.

Altri, invece, fanno un altro nome: David Pizarro. Insomma, Lucas Torreira è uno di quei giocatori magici, in grado di evocare ricordi, fantasie, suggestioni. Succede a pochi. Alla Sampdoria bastano le poche partite sul finale della stagione 2014-15 per capire che sul ragazzo si può investire. I blucerchiati ne comprano il cartellino e poi lo lasciano, con decisione oculata, a maturare a Pescara, con Oddo. Sarà la scelta giusta: Lucas farà un grande campionato di B e aiuterà il Pescara a guadagnarsi la promozione in serie A.

Quando, nell’estate di quest’anno, sulla panchina della Samp arriva Marco Giampaolo, in molti capiscono che forse è arrivato il momento di richiamare alla base Torreira. E, di fatti, così sarà. Giampaolo, anche per via dell’infortunio di Cigarini, gli affida subito le chiavi del centrocampo della Samp. Serie B o serie A, secondo voi fa differenza per Torreira? Ma va.

Quattro partite da titolare, in cui Lucas mette in mostra tutto il meglio del suo repertorio: corsa, tackle, verticalizzazioni, carattere da veterano, un’infinità di tocchi e tanti chilometri macinati. Emblematica la partita contro il Milan, in cui spesso il centrocampista della Sampdoria si è ritrovato a terra, colpito dai contrasti degli avversari, ma sempre pronto a rialzarsi, più incazzato di prima. Roba da Uruguay, in fondo. Come ha sottolineato proprio Marco Giampaolo.

È il classico calciatore che io dico ‘viene dalla strada, cresciuto nei vicoli’, è furbo e ha personalità.

Marco Giampaolo

Quando è arrivato in Italia, Lucas Torreira ha raccolto i primi soldi della sua carriera da professionista e li ha spediti, senza pensarci nemmeno un attimo, a casa. In Uruguay, dove il padre di Lucas fa il radiocronista. E, quando chiedi a Torreira quale sia il suo sogno, lui non ha nemmeno un dubbio. Te lo dice con gli occhi che sognano e l’orgoglio nel cuore: “Mio padre fa il radiocronista, vorrei tanto arrivare a giocare in nazionale mentre lui fa la radiocronaca della partita. Non saprei davvero dire chi di noi due, quel giorno, sarebbe più emozionato.

Sogna, Lucas, con tutta la forza che hai addosso. Perché forse quel giorno non è poi così lontano.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro