Lucas Torreira e Rodrigo Bentancur: così uguali, così diversi Lucas Torreira e Rodrigo Bentancur: così uguali, così diversi
Ieri si è giocato sia in Premier League che in Serie A e tra le squadre impegnate c’erano anche Arsenal e Juventus. Gli impegni... Lucas Torreira e Rodrigo Bentancur: così uguali, così diversi

Ieri si è giocato sia in Premier League che in Serie A e tra le squadre impegnate c’erano anche Arsenal e Juventus.

Gli impegni che attendevano le due squadre erano molto diversi: i Gunners affrontavano il Liverpool nel big match di alta classifica del campionato inglese mentre per i bianconeri si trattava di dover sbrigare la pratica Cagliari, sulla carta poco più che una formalità.

Come da previsione anche le partite hanno avuto uno sviluppo completamente diverso: Arsenal-Liverpool si è giocata su ritmi pazzeschi, a proposito, spesso sembra un luogo comune citare il mitologico “ritmo della Premier” ma guardando la partita di ieri ci si accorge come, in queste sfide, ci sia davvero una velocità ed una fisicità sconosciuta a tutti gli altri principali campionati europei mentre in Juventus-Cagliari, nonostante la prova dei ragazzi di Allegri non sia stata tra le più convincenti, il risultato non è mai sembrato essere in discussione, neppure al momento del pareggio di Joao Pedro.

Alla fine in Inghilterra è stato pareggio con una rete per parte, in Italia vittoria della capolista per 3-1: sei reti segnate in totale e pronostici sulla carta rispettati.

La “stranezza”, se vogliamo, è che i migliori in campo delle rispettive sfide siano stati due giocatori che non hanno realizzato nemmeno una rete e che giocano entrambi in mezzo al campo. C’è un’altra cosa che li accomuna: sono entrambi uruguagi, uno nato a Fray Bentos l’11 Febbraio 1996, l’altro a Nueva Helvecia il 25 Giugno 1997.

Stiamo parlando, per quei pochi che non lo avessero ancora capito, di Lucas Torreira e Rodrigo Bentancur. Il calciatore dell’Arsenal a fine gara è stato premiato con il riconoscimento di “Man of the Match”, mentre lo Juventino è stato giudicato come migliore della propria squadra in telecronaca e da numerose testate giornalistiche.

Due partite diverse, dicevamo, interpretate però allo stesso modo da giocatori molto giovani, le cui carriere si stanno vertiginosamente impennando negli ultimi mesi.

Non che fossero perfetti sconosciuti, intendiamoci, Torreira lo conosciamo bene fin dai tempi di Pescara, lo abbiamo ammirato in maglia blucerchiata in diverse occasioni ma quest’anno, con il trasferimento all’Arsenal avvenuto in estate, sembra aver fatto il definitivo salto in termini di qualità e status e al momento è una delle pedine fondamentali dello scacchiere di Unai Emery.

Se chiedete, in questo preciso istante, a qualsiasi tifoso dei Gunners quali siano i giocatori imprescindibili della squadra, parecchi vi diranno Aubameyang, qualcuno Lacazette, quasi tutti Torreira.

Da quando il motore di questo trottolino uruguaiano è entrato a pieno regime, dopo un periodo fisiologico di ambientamento, l’Arsenal ha decisamente cambiato marcia, basta guardare ai risultati ma lo si capisce ancora meglio dando un’occhiata alle partite, ad esempio a quella di ieri.

Torreira è stato veramente l’uomo in più della squadra di casa, in costante raddoppio sugli esterni, dove il Liverpool è una delle squadra più pericolose d’Europa, lucido in impostazione, pericolosissimo in inserimento e, più in generale, padrone della baracca in mezzo al campo.

L’azione che potremmo definire “manifesto” della sua gara, del suo modo di intendere calcio, è al minuto 31 della partita di ieri:

Prima recupera il pallone con un tackle scivolato, in cui più che essere in ballo il possesso di palla sembra sia questione di vita o di morte, poi fa ripartire l’azione con un passaggio semplice e, subito dopo che la sfera è stata nuovamente persa, rincorre un avversario, la va a riprendere, sradicandola con quel furore agonistico che solo certi giocatori sono in grado di mettere in campo senza incorrere in sanzioni.

Poche ore più tardi a Torino è sceso in campo il suo compagno di Nazionale Rodrigo Bentancur che, tempo 40 secondi, fornisce la palla a Dybala per il vantaggio fulmineo della Juventus.

Si è svolto tutto così rapidamente che forse non tutti hanno notato che quel pallone filtrante, trasformato da Dybala, è uscito proprio dai suoi piedi.

La sua prova in posizione di mezzala, sgravato dal compito di regia che richiede una maturità ed una tecnica di cui Rodrigo non può ancora disporre con costanza, è di quelle importanti, sempre nel vivo dell’azione e a guidare il pressing in maniera impeccabile.

A fine gara i palloni recuperati saranno otto ma nelle statistiche non entrano tutte quelle linee di passaggio sporcate o gli appoggi sbagliati degli avversari, dovuti semplicemente alla sua pressione in ogni zona del campo.

A Bentancur, molto probabilmente, manca ancora la personalità di Torreira, che nonostante la minima differenza di età da diversi anni è protagonista in Europa mentre lo Juventino è stato lanciato solamente lo scorso anno da Allegri e non si può certo parlare di titolare inamovibile del ruolo.

Sono tante le qualità che Bentancur sta magistralmente sviluppando e che in Torreira sembrano già ad un gradino superiore; in ogni caso la Celeste, che può disporre di entrambi, ha sicuramente trovato due perni su cui costruire il proprio futuro. Non scordiamoci degli altri giovani che stanno crescendo già nel giro della Nazionale, pur giocando lontano dall’Europa, come Nandez e De Arrascaeta.

Lucas Torreira e Rodrigo Bentancur rappresentano per molti versi il calcio che piace a noi, fatto di sacrificio, sudore, corsa e generosità d’animo. Lontano dalle luci dei riflettori, strutturalmente ideate per un altro tipo di calciatore, che che si eleva con la giocata d’effetto, Lucas e Rodrigo si esaltano nell’ombra. Così uguali, così diversi.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo

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