Siamo a ottobre, sono trascorse solo sette giornate di un campionato ancora troppo giovane e che potrà ancora essere ribaltato e messo a testa...

Siamo a ottobre, sono trascorse solo sette giornate di un campionato ancora troppo giovane e che potrà ancora essere ribaltato e messo a testa in giù. Ma, come l’anno scorso, nel vagone delle prime posizioni c’è una bella sorpresa. Una bella sorpresa che, anche quest’anno, va cercata dalle parti del balcone di Romeo e Giulietta, nel quartiere chiamato Chievo. 

E nella squadra di Rolando Maran brilla la stella di un giocatore che troppo spesso vola sotto il radar e che forse, proprio da questa annata, potrebbe raccogliere l’ultima chance di una carriera che è stata, finora, al di sotto delle aspettative, soprattutto rispetto a quanto sembrava promettere nei primi anni del suo divenire. Stiamo parlando di una delle anime del centrocampo clivense, nello specifico della sua anima rock: Lucas Castro, per tutti el Pata.

Il Chievo visto fin qui non sarà una macchina da gioco spettacolare, ma è tremendamente efficace. Soprattutto nella sua capacità di cambiare tattica, moduli e idee di gioco a partita in corso, caratteristica camaleontica che ha messo in difficoltà più di qualche avversario, che non è stato in grado di leggere con adeguato tempismo le mosse di Maran. E la rappresentazione forse più efficace di questa caratteristica del Chievo la possiamo trovare proprio nel centrocampista argentino, l’uomo ovunque del centrocampo del gialloblu, quello in grado di mettere insieme quantità e qualità al servizio della squadra. L’incursore perfetto per la strategia di Maran, di aspettare pazientemente e poi colpire l’avversario.

Lucas Castro è un personaggio del tutto particolare. Un unicum nel mondo del calcio, uno di quelli che, se li incontri fuori dal rettangolo verde, a guardarlo bene nemmeno deve sembrarti un calciatore. Ed in effetti è quello che è successo qualche tempo fa, quando el Pata, chitarra in mano, si è piazzato all’esterno dell’Arena di Verona, come un artista di strada qualsiasi. Risultato? Tanti applausi per la sua musica, quasi nessuno che abbia avuto la fortuna di riconoscerlo. Perché el Pata è così: oltre alle innegabili doti calcistiche ha un talento straordinario con la chitarra, una voce che colpisce e un carattere umile.

El Pata lo chiamano così per via di quel piedone, quel 44 e mezzo che, già da ragazzino, si porta dietro. Nasce il 9 aprile del 1989 a La Plata, e proprio dalle parti di casa comincia a giocare a calcio: a 14 anni entra nelle giovanili del Gimnasia, poi, dopo il debutto nel 2009, nel 2012 arriva il trasferimento al Racing di Avellaneda, dove troverà la consacrazione. La sua duttilità tattica, il suo temperamento in campo e il suo fisico corazzato (182 centimetri per 78 chilogrammi, all’ultimo aggiornamento) contribuiscono a farne uno dei protagonisti più apprezzati del campionato argentino. Tanto che, nell’estate del 2012, anche in Europa si accorgono di lui.

E succede tutto in una delle squadre più interessanti degli ultimi anni della nostra Serie A, una sorta di esperimento sociale. E’ il Catania di Pulvirenti, quello imbottito di argentini e sudamericani, a posare gli occhi sul Pata, che quindi il 26 agosto del 2012 fa il suo esordio in Serie A. E chi c’è sulla panchina di quel Catania? Già, proprio Rolando Maran, ricordate bene. E quel Catania farà davvero bene: 56 punti, ottavo posto finale e qualificazione in Europa League sfiorata. Lucas Castro sarà quasi sempre in campo, in quel campionato: 36 partite giocate e 4 gol. “Mi piace l’Italia, è simile all’Argentina“. E se c’è un posto simile all’Argentina, anche per il calore della gente e dei tifosi, non può che essere Catania.

E’ qui, a Catania, che nasce l’esperimento musicale più riuscito della storia del calcio italiano. il Papu Gomez, Pablo Alvarez, Nicolas Spolli, e naturalmente chitarra e voce di Lucas Castro. Signore e signori, vi presentiamo Los Vulcanos. L’eredità di questo quartetto verrà poi raccolta, a Verona, dal nuovo trio: Spolli-Izco-Castro, che, durante tutto il ritiro estivo del Chievo, ci hanno regalato cover e inediti, una delle sorprese più piacevoli del 2016.

Ma torniamo al campo. Il Catania, dopo quella strepitosa annata, precipita in un vortice negativo: prima la retrocessione in Serie B, con Lucas che decide di rimanere in Sicilia, poi addirittura la retrocessione in Lega Pro per lo vicenda del calcioscommesse: siamo all’alba della stagione 2015-16, e per Castro c’è un bivio: sbagliare squadra, adesso, potrebbe costargli l’intera carriera. Nel frattempo, a Verona, sulla panchina del Chievo, si è seduto Rolando Maran. Basta una telefonata per portare l’argentino al Bentegodi. Ci mette poco a diventare una colonna del centrocampo clivense, giocando 34 partite, dimostrandosi quasi insostiuibile.

Oggi, a 27 anni, Lucas Castro è nel pieno della sua maturità calcistica. Con la maglia del Chievo si sta mettendo in mostra per le sue doti da incursore, grazie alle 3 reti già messe a segno in questo inizio di stagione, due in campionato e una in coppa Italia. E’ lui uno dei segreti dell’ottimo inizio di campionato dei veneti. Nel futuro di Lucas Castro non sappiamo cosa ci sarà, se qualche big si accorgerà di lui o se continuerà la sua onesta carriera da professionista in contesti che gli calzano a pennello. Una cosa sola è certa: nel caso dovesse smettere con il pallone, la carriera con la chitarra in braccio sarebbe una validissima alternativa. Il talento, in entrambi i campi, è fuori discussione. E scorre nel sangue di Lucas Castro.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro