Ci sono alcuni giocatori che hanno un rapporto speciale con il pallone. Lo accarezzano, lo coccolano, come se fosse qualcosa che appartiene solo e...

Ci sono alcuni giocatori che hanno un rapporto speciale con il pallone. Lo accarezzano, lo coccolano, come se fosse qualcosa che appartiene solo e soltanto a loro. Lo lasciano andare, quel pallone, ma sanno che di lì a poco tornerà da loro, perchè è così che devono andare le cose. Perchè quel pallone è lì che deve stare, coccolato dai piedi di quei giocatori magici.

Ecco, Lucas Biglia è uno di quei calciatori che con al pallone non solo danno del tu. Lucas Biglia è uno di quei calciatori che al pallone vogliono proprio un bene dell’anima, a giudicare da come lo trattano. Ogni tocco una carezza. E il pallone, come se riconoscesse quel tocco speciale, risponde sempre agli ordini del suo padrone. Deve essere questa l’unica spiegazione possibile a certi lanci di Lucas Biglia, che sembrano telecomandati.

Eppure, non è un giocatore semplice da inquadrare. Perchè ha mille qualità, perchè, quando lo vedi tenere le redini del centrocampo come fosse casa sua, hai bisogno di un po’ di tempo per renderti conto di quello che stai osservando. Non è uno di quei giocatori che riesci a capire a una prima occhiata, perchè non corrisponde a nessuno stereotipo. Non a quello del regista tradizionale, né a quello del mediano, né a quello della mezzala. Insomma, non sarà un top mondiale nel suo ruolo, ma di centrocampisti in grado di fare quello che fa Lucas Biglia, inteso come quantità di ruoli che riesce a ricoprire in mezzo al campo, ce ne sono pochi.

Non è raro vederlo lanciare un compagno in profondità con precisione millimetrica e poi, trenta secondi dopo, vederlo andare ad azzannare le caviglie di un avversario per spezzare la ripartenza. E’ fatto così Lucas Biglia: non ha la faccia sporca, ma non si mette paura di sporcarsi a fare quello che fanno i mediani. Non ha il portamento regale dei grandi registi, ma riesce a disegnare traiettorie inimmaginabili per parecchi suoi colleghi.

Questa ambiguità si è riflettuta per parecchio tempo nella carriera di Lucas, che, per emergere, ha sempre avuto bisogno di avere in mano le chiavi del centrocampo e la fiducia dei suoi compagni. Quando, nel 2006, arriva in Europa a vent’anni, fatica un po’ a conquistarsi il posto in squadra, ma nel volgere di qualche anno, diventa il fulcro del gioco dei belgi. Tanto da convincere la Lazio a investire su di lui.

Anche a Roma l’ambientamento non è dei più semplici. D’altronde è sempre più così, nel calcio moderno. Gli allenatori hanno sempre meno tempo a disposizione per scoprire tutte le caratteristiche dei loro giocatori, per sperimentare. C’è bisogno di vincere, c’è bisogno di farlo subito. Per questo c’è bisogno di calciatori che corrispondano a stereotipi. C’è bisogno di sapere, con accuratezza estrema, cosa possa fare il calciatore x nel modulo y. C’è bisogno di omini fatti con lo stampo, pronti a incastrarsi nel puzzle disegnato dal tecnico e a girare come meccanismi di un ingranaggio. Lucas Biglia pensava che la sua versatilità potesse essere un surplus, scoprirà presto che rischierà di trasformarsi nel motivo del suo fallimento, che sembrava cosa palese, in maglia biancoceleste.

Invece el Principito (dicono che lo chiamino così per il suo successo con le donne) ha avuto la pazienza di resistere, il coraggio di non mollare e la fortuna di trovare un allenatore come Stefano Pioli che ha capito cosa fare con il ragazzo: metterlo nel cerchio di centrocampo, affidargli il compito di essere semplicemente se stesso e aspettare. I risultati sono venuti da soli. Lucas Biglia ha ritrovato brillantezza, e anche i colpi su calcio piazzato o dalla distanza che lo avevano fatto conoscere al grande pubblico. Nel mezzo, ha giocato anche un Mondiale da protagonista con l’Argentina di Sabella, arrendendosi solo alla Germania all’atto finale.

Oggi Lucas Biglia non è più un mistero. Oggi è un uomo mite, con la faccia da bravo ragazzo ma il piede sempre pronto ad andarci giù pesante per recuperare un pallone e lanciarlo in profondità ai suoi compagni. Senza dover per forza scomodare gli stereotipi.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro