Lorenzo Insigne e quel pallone maledetto Lorenzo Insigne e quel pallone maledetto
Quando Lorenzo Insigne, ieri sera, ha preso il pallone per posarlo sul dischetto del calcio di rigore, deve aver sentito una pulsazione più forte... Lorenzo Insigne e quel pallone maledetto

Quando Lorenzo Insigne, ieri sera, ha preso il pallone per posarlo sul dischetto del calcio di rigore, deve aver sentito una pulsazione più forte sul braccio sinistro.

Quel braccio sul quale, da quando Marek Hamsik ha deciso di salutare la compagnia e volare in Cina, c’è stretta la fascia di capitano del Napoli, non solo un prestito come capitato più volte quando lo slovacco era fuori dal campo, ma una fascia di cui da qualche settimana Insigne è titolare.

Era un calcio di rigore molto particolare, diverso da tutti gli altri.

Molto probabilmente non avrebbe significato molto per il campionato: con la Juventus avanti 2-1, segnare quel rigore avrebbe significato il momentaneo pareggio, che avrebbe riportato il Napoli a -13, comunque un distacco abissale. Anche se poi, sull’onda emotiva, il Napoli fosse riuscito a segnare il gol della vittoria, un +10 sarebbe stato un vantaggio gestibile per i bianconeri, non sufficiente a riaprire il campionato, a meno di tracolli successivi della squadra di Allegri.

Ma quello, comunque, in quel momento, era un rigore pesantissimo.

Il pubblico del San Paolo voleva quel pareggio come nient’altro al mondo, lo pretendeva come la riparazione di un torto che credeva di aver subito con l’espulsione di Meret, lo voleva come effimera ma appagante soddisfazione: vuoi mettere, riprendere la Juventus dopo essere stati sotto di 2 gol e di un uomo?

Insomma, quel rigore pesava, e tanto.

Quando Lorenzo Insigne ha preso il pallone e lo ha posizionato sul dischetto avrà pensato a tutte queste cose, ma avrà pensato anche e soprattutto che l’unico rigore della sua vita in Serie A lo aveva sbagliato proprio contro quelle maglie bianconere, quando tra i pali c’era Gigi Buffon. Era il 23 maggio 2015, sembra una vita fa.

Eppure, Gigi Buffon lo aveva trafitto, qualche mese fa, in un Napoli-PSG altrettanto pesante. Quindi, non era questione di polsi (e gambe) che tremano.

Quando il pallone di Insigne è andato a incocciare sul palo, il folletto azzurro si è pietrificato. Mentre gli altri suoi compagni e gli avversari inseguivano la sfera per riprendere il gioco, lui è rimasto fermo, immobile, come se nulla più gli importasse. Come se, in quel momento, avesse capito di essere stato colto da una maledizione.

Raccogliere la fascia di capitano dal braccio di Marek Hamsik non sarà semplice, e segnare quel rigore, in una partita così sentita dalla sua gente, sarebbe stato il modo migliore per legittimare il suo nuovo ruolo.

Lorenzo Insigne, ieri sera, non avrà chiuso occhio. Nella sua mente, il rumore di quel palo avrà continuato a martellare i suoi timpani, con il suono sordo e beffardo di un rimpianto.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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