L’Olanda è alla ricerca di se stessa L’Olanda è alla ricerca di se stessa
Sono ormai lontani i fasti raggiunti tra la metà e la fine degli anni Settanta, il calcio totale di Johan Cruijff, quella Nazionale capace... L’Olanda è alla ricerca di se stessa

Sono ormai lontani i fasti raggiunti tra la metà e la fine degli anni Settanta, il calcio totale di Johan Cruijff, quella Nazionale capace di incantare il mondo e poi capace in modo altrettanto sbalorditivo di non vincere nulla.

E’ un ricordo lontano l’Olanda di Ruud Gullit, Marco Van Basten e Frank Rijkaard che alzarono al cielo di Monaco di Baviera l’unico trofeo internazionale della storia di questo Paese, era il 1988 e gli Orange si laurearono Campioni d’Europa.

Sta diventando un ricordo sbiadito anche l’ultima grande Olanda, quella dei Mondiali Sudafricani del 2010, quella squadra trascinata da Wesley Sneijder e Arjen Robben raggiunse la Finale poi persa ai tempi supplementari contro la Spagna, per opera del gol di Andres Iniesta.

Da allora le cose sono decisamente cambiate. Si sono avvicendati innumerevoli commissari tecnici e svariati giocatori, ma i risultati hanno continuato a latitare in modo preoccupante. Dopo la Semifinale giocata nel Mondiale brasiliano, persa ai calci di rigore contro l’Argentina, l’Olanda è letteralmente sparita dai radar del calcio europeo e mondiale.
Una Nazionale che nel corso della sua storia ha avuto l’onore e la fortuna di poter schierare tra le sue fila, tanti tra i giocatori che hanno scritto pagine memorabili di questo fantastico gioco chiamato calcio. Una Nazione e una Nazionale quella olandese, tra le più riconoscibili per idee, stile ed identità dell’intero pianeta.

I primi segnali negativi si erano già visti durante le Qualificazioni per l’Europeo francese del 2016. L’Olanda inserita in un girone sulla carta non impossibile, riuscì nell’impresa di mancare incredibilmente la qualificazione, piazzandosi addirittura quarta dietro squadre non certo irresistibili come Repubblica Ceca, Islanda e Turchia. A nulla valse il tentativo disperato di sostituire la guida tecnica in corso d’opera, a Guus Hiddink subentrò Danny Blind ma le cose non migliorarono.
Dopo l’insuccesso nelle qualificazioni europee, l’Olanda però non riesce a cambiare marcia.

Danny Blind resta in carica per cercare di portare la squadra a disputare il Mondiale russo della scorsa estate. L’avvio è promettente, ma gli Orange nel prosieguo delle qualificazioni si sciolgono come neve al sole, la sconfitta per due a zero subita dalla Bulgaria fa saltare la panchina di Blind, al suo posto arriva Dick Advocaat che porta la squadra al terzo posto, a pari punti con la Svezia. L’Olanda però non riesce a strappare neanche il pass per poter partecipare agli spareggi, in quanto la differenza reti avvantaggia gli scandinavi.

La seconda mancata qualificazione consecutiva ad un torneo internazionale certifica lo stato di crisi del calcio olandese e altrettanto sancisce la fine di una generazione di calciatori che per ben due volte tra il 2010 e il 2014 aveva sfiorato l’impresa di vincere la Coppa del Mondo.
L’Olanda è sempre stata una Nazione maestra per ciò che concerne il lavoro nei settori giovanili, un esempio su tutti può essere ciò che avviene con l’Ajax, emulato poi dal Barcellona che ha fatto di quel modello la sua fortuna nell’ultimo decennio. Gli olandesi non hanno mai avuto problemi a lanciare calciatori giovanissimi in prima squadra, ma negli ultimi anni qualcosa sembra essersi inceppato.

La media di età delle squadre olandesi rimane una tra le più basse al mondo, ma nello specifico, mancano quei giocatori in grado di poter compiere quel salto di qualità tale da permettere alla Nazionale di poter schierare in campo dei veri campioni come in passato.
La crisi del calcio olandese è certificata anche dalle squadre di club, Feyenoord, PSV di Eindhoven e la stessa Ajax, in campo internazionale sono solo lontane parenti di quelle squadre che in passato, in periodi alterni, dominarono in Europa. In questo senso però, l’Ajax ha dato segnali di risveglio, centrando la Finale di Europa League poi persa contro il Manchester United due anni fa e giocando una partita quasi perfetta, sul campo del Bayern Monaco, nell’ultimo turno di Champions League.

Molte delle speranze della Nazionale adesso allenata da Ronald Koeman vertono proprio su dei giovani che vengono dal settore giovanile dei lancieri. Come ad esempio il difensore Matthijs de Ligt classe ’99, il centrocampista Frankie De Jong del ’97, l’esterno Kenny Tete del ’95, Donny Van de Beek anch’esso classe ’97. Il tutto con l’aiuto di giocatori più esperti come Virgil Van Dijk, Georginio Wijnaldum del Liverpool e Stefan De Vrij dell’Inter.

Nessuno di questi è chiaramente un fenomeno assoluto, ma potrebbero col tempo ridare ad una Nazionale come quella olandese il posto che merita nel panorama calcistico mondiale. A Ronald Koeman spetta il compito oneroso di riportare l’Olanda a ritrovare uno stile preciso e riconoscibile di gioco, già a partire da questa Uefa Nations League, inaugurata con una sconfitta per due a uno in casa dei Campioni del Mondo della Francia.

La Nazionale di calcio olandese è alla ricerca di se stessa, l’album dei ricordi da sfogliare è lungo e strappa sempre un sorriso, ma ormai non basta più. Il percorso di ricostruzione intrapreso sarà lungo e lastricato di ostacoli ma bisogna guardare avanti, perché potete giurarci, il mondo intero un giorno ritornerà a temere la terribile Arancia Meccanica.

Raffaello Lapadula
Twitter: @RafLapo