L’odissea dell’Italia ai Mondiali del 1950 L’odissea dell’Italia ai Mondiali del 1950
Nella memoria collettiva i Mondiali del 1950 sono passati alla storia come quelli del Maracanaço, la disastrosa partita in cui il Brasile buttò via il... L’odissea dell’Italia ai Mondiali del 1950

Nella memoria collettiva i Mondiali del 1950 sono passati alla storia come quelli del Maracanaço, la disastrosa partita in cui il Brasile buttò via il titolo mondiale davanti a un pubblico che aspettava solo di festeggiare, e in cui l’Uruguay rovinò la festa verdeoro.

Per l’Italia, invece, quei Mondiali si ridussero a poco più di una comparsata; e, anzi, di quell’edizione dei Mondiali degli azzurri viene ricordata più per il viaggio, una vera e propria odissea, che per quanto successe in campo.

Nel 1950 i Mondiali tornavano a disputarsi dopo 12 anni. L’Italia era reduce dai due successi consecutivi del 1934 e del 1938, ma poi, nel 1939, lo scoppio della seconda guerra mondiale aveva dato alle popolazioni di tutto il pianeta altro di cui preoccuparsi.

Così, andato in archivio lo straziante capitolo del conflitto mondiale, nel 1950 si tornò a parlare di calcio, con i Mondiali organizzati dal Brasile.

Il calcio italiano, però, era reduce da un’altra tragedia, ancora fresca nella memoria: il disastro di Superga in cui scomparve il Grande Torino, che costituiva anche l’ossatura della Nazionale, visto che molti dei titolari di quella squadra erano anche gli alfieri della squadra azzurra. La Nazionale stessa non versava in grandi condizioni: Vittorio Pozzo, l’artefice dei successi degli ultimi due Mondiali, non era riuscito a modernizzare il suo calcio, e, poco prima dei Mondiali del ’50 venne “rottamato”. Il suo posto viene preso da una commissione tecnica in cui trovano spazio Ferruccio Novo (il dirigente che ha costruito il Grande Torino), Roberto Copernico e il giornalista Aldo Bardelli.

Superga aveva lasciato cicatrici anche nell’animo dei calciatori sopravvissuti. Per andare in Brasile, ovviamente, sarebbe servita una lunga trasferta aerea, ma molti non se la sentirono. Alla fine, venne presa la decisione di partire via nave, per una lunga traversata che sarebbe durata più di 15 giorni.

Il 4 giugno del 1950 la Motonave Sises partì dal porto di Napoli, con a bordo anche la Nazionale italiana: il piano originario era quello di svolgere la preparazione ai Mondiali proprio sulla nave, ma vennero immediatamente fuori tutti i problemi che un’idea del genere poteva portare con sé. I pochi palloni che erano stati portati a bordo sparirono a breve, cadendo in mare aperto senza poter mai essere recuperati. Allenare la condizione fisica era ugualmente difficile, oltre che noioso. E, in più, in molti soffrivano anche il mal di mare.

Una volta arrivati a San Paolo, però, le cose sarebbero dovute migliorare. E, invece, peggiorarono. L’albergo scelto dalla delegazione italiana non era certo dei più tranquilli, essendo un edificio piuttosto grande che ospitava, tra i tanti, anche un corpo di ballerine argentine piuttosto avvenenti; i dirigenti italiani dovettero fare i turni di guardia davanti alle camere degli Azzurri per evitare che la situazione potesse facilmente degenerare.

E, proprio alla vigilia dell’esordio contro la Svezia, la notte fu animata dai festeggiamenti per San Giovanni, tra luci, canti, balli e fuochi d’artificio.

L’Italia arrivò all’esordio contro gli svedesi – che pure non schieravano i fortissimi Gren, Nordhal e Liedholm – in condizioni molto difficili, provata dai 15 giorni di viaggio e dai giorni in albergo che non avevano certo contribuito a ritrovare pace e serenità. La partita andò, naturalmente, malissimo. L’Italia perse 3-2, anche per via di una prestazione non certo brillante del pur forte portiere Sentimenti IV.

Il girone eliminatorio comprendeva tre squadre, visto che la quella che doveva essere la quarta, l’India, si era ritirata dal torneo (situazione simile a quella degli altri gironi: il girone numero 4 si ritrovò con le sole Uruguay e Bolivia dopo il ritiro di Scozia e Turchia).

Per cui il pareggio tra Svezia e Paraguay, alla seconda giornata, eliminò gli Azzurri dai Mondiali. A nulla servì la vittoria sullo stesso Paraguay nell’ultimo incontro del girone, visto che fu la Svezia ad ottenere il pass per il girone finale.

Il Mondiale dell’Italia terminò così lontano dai riflettori, tra accuse reciproche e un fallimento con cui fare i conti. E, per il ritorno a casa, più di qualcuno tra i giocatori azzurri, scottato dall’esperienza del viaggio di andata, decise di rischiare tornando in Italia in aereo.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro