Lo strano destino di Bojan Krkic Lo strano destino di Bojan Krkic
Ieri, al termine della giornata, nel consueto appuntamento con il controllo compulsivo dei risultati di tutti i campionati sparsi per il mondo, finisco dentro... Lo strano destino di Bojan Krkic

Ieri, al termine della giornata, nel consueto appuntamento con il controllo compulsivo dei risultati di tutti i campionati sparsi per il mondo, finisco dentro al tabellino di Rotherham United-Stoke City.

Guardo distrattamente i marcatori, leggo minuto 85′ Bojan Krkic. Chiudo al volo per proseguire con gli altri risultati quando la mia mente realizza. Bojan Krkic. Davvero ha segnato Bojan Krkic? Davvero.

Controllo per curiosità su twitter che, si sa, ha un po’ tutte le risposte ai quesiti amletici legati al calcio e non: Bojan Krkic non segnava un gol con lo Stoke City dal 2016, oltre due anni.

L’ultimo gol ufficiale invece risale all’Aprile del 2017, non con i Potters bensì per il Mainz, squadra in cui è stato spedito in prestito per cercare di risollevare una carriera finita troppo in fretta o forse, a ben pensarci, mai cominciata del tutto.

Sembra una vita che l’attaccante spagnolo, di origine serba, è in giro eppure leggendo la sua carta di identità si legge 28 Agosto 1990. Certo a 28 anni non si può dire che sia ancora giovane ma a tutti gli effetti dovrebbe e potrebbe essere nel pieno della maturità calcistica.

Invece di lui si sono quasi perse le tracce, l’esperienza in giallorosso, nel 2011, è un ricordo sbiadito nel tempo, di quelli che si tirano fuori la sera al pub con gli amici per realizzare, una volta di più, quanto diavolo corra in fretta il tempo.

L’etichetta di nuovo Messi, il giocatore in grado di frantumare qualsiasi record di reti nella Masia, la Cantera blaugrana, il futuro talento del calcio mondiale, non sono frasi buttate lì a caso. È ciò che di lui si diceva poco più di 10 anni fa.

Se le etichette lasciano sempre il tempo che trovano, in qualsiasi ambito e a maggior ragione in quello calcistico, i 648 gol in partite ufficiali a livello giovanile sono un dato di fatto. Qui non c’è nessuna montatura, nessun titolo trionfalistico di giornale.

Si poteva discutere, magari, del fatto che potesse diventare un ottimo giocatore, un fenomeno o, alla peggio, un tassello importante di una squadra di vertice. In pochi, per non dire nessuno, avrebbero potuto ipotizzare la sua sparizione a livello calcistico, che è ciò che a tutti gli effetti è avvenuto di lì a pochi anni.

Prima però Bojan Krkic fa in tempo a frantumare qualsiasi record di precocità nella storia del Barcellona: diviene il giocatore più giovane ad esordire in Liga con la maglia blaugrana, il più giovane a disputare una partita di Champions e a segnare una rete al Camp Nou. Non ha ancora 18 anni e mai la parola predestinato è sembrata più adatta all’uopo.

Poi d’improvviso, e senza apparente spiegazione logica, qualcosa cambia. Dopo aver vinto tutto nel triennio con Guardiola, giocando a sprazzi ma ricoprendo comunque un ruolo importante, la sua strada invece di spianarsi e raddrizzarsi si fa sempre più ripida e scoscesa. Ha già una clausola di 100 milioni appiccicata addosso quando approda a Roma, in prestito.

Le aspettative su di lui sono altissime, e come potrebbe essere altrimenti per uno che ha messo insieme quei numeri e ha già vinto, da giovanissimo, tutto quello che c’era da vincere in una delle squadre più prestigiose del globo.

Per questo a fine anno i soli 7 gol, ma più ancora il suo impatto generale, verranno valutati con malcelata delusione. Al Milan non andrà certo meglio così come all’Ajax, dove dovrebbero avere tra le altre cose una certa predisposizione per il lavoro con i giovani talenti.

Bojan ha poco più di 20 anni ma la sua carriera sta già prendendo un bivio inaspettato: mai il margine che divide il nuovo fenomeno dal giocatore più sopravvalutato del globo è sembrato così stretto  . Il suo approdo allo Stoke City fa piuttosto scalpore, in quanto non sembra la Premier League il campionato più adatto ad esaltarne le doti.

Ruvido, sporco, spigoloso il campionato inglese è l’esatto opposto di quel giovane così aggraziato, timido e composto. L’inizio sembra piuttosto promettente: segna 5 gol in 18 partite e, cosa più importante, quando va in gol la sua squadra vince. Poi, come spesso avviene in questi casi, il destino si mette di traverso, e decide che quell’amuleto si deve rompere, non nel senso figurato del termine.

A Febbraio del 2015 finisce sotto i ferri per la rottura del crociato e dovrà stare lontano dai campi da gioco per i successivi 6 mesi. Nella seconda stagione con i Potters, pur realizzando 7 reti, l’impressione è che qualcosa sia cambiato. Da lui tutti si aspettano qualcosa in più di numeri che potrebbe mettere insieme qualsiasi attaccante di categoria, nel mentre il tempo scorre.

Che non sarebbe mai diventato il giocatore che tutti si aspettavano è ormai fuor di dubbio, ora il problema è che Bojan fa fatica persino a sembrare un giocatore di pallone. Anche lo Stoke lo manda in prestito, al Mainz in Bundesliga, dove realizza l’unico gol sopracitato, che fino a ieri era anche il suo ultimo messo a segno.

Dal Mainz all’Alaves nulla cambia, perchè quando il problema risiede nella testa ancor prima che nei piedi non c’è campionato che tenga. Anzi, ogni passo ti avvicina all’abisso e se il gol in Bundesliga era uno solo in patria non c’è nemmeno quella soddisfazione.

Di Bojan Krkic fino al minuto 85 di Roterham United-Stoke, giocata ieri, si erano perse le tracce. Fino a quel colpo di testa a squarciare l’aria, fino a quell’urlo non più strozzato in gola ma gridato al mondo intero. Sono ancora vivo.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo

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