Lo Schalke 04 e il titolo fantasma della Bundesliga 2000/01 Lo Schalke 04 e il titolo fantasma della Bundesliga 2000/01
Ci sono finali di stagione e finali di stagione. Ci sono vittorie annunciate, rimonte più o meno clamorose, rincorse sfumate sul più bello. Poi... Lo Schalke 04 e il titolo fantasma della Bundesliga 2000/01

Ci sono finali di stagione e finali di stagione.

Ci sono vittorie annunciate, rimonte più o meno clamorose, rincorse sfumate sul più bello. Poi c’è il finale della Bundesliga 2000/01. Un capitolo a parte, per imprevedibilità, follia, svolgimento ed esito. Tenetevi alla sedia, si comincia.

Sabato 19 maggio 2001, 34esima e ultima giornata di Bundesliga. In testa c’è il Bayern Monaco di Ottmar Hitzfeld, quello di Oliver Kahn, Bixente Lizarazu e Willy Sagnol a sfrecciare sulle fasce, di Scholl e Hargreaves in mezzo al campo e della coppia d’attacco Elber-Jancker. A 3 punti di distanza può ancora sperare lo Schalke 04 guidato da Huub Stevens, del quale ricordiamo il tridente formato da Gerald Asamoah, Emile Mpenza e il danese Ebbe Sand, che chiuderà da capocannoniere del campionato.

L’ultima giornata vede il Bayern in scena ad Amburgo, coi padroni di casa guidati dal bomber Sergej Barbarez senza più obiettivi ma che già pregustano lo sgambetto ai rivali bavaresi, e lo Schalke a Gelsenkirchen contro l’Unterhaching, terzultimo in classifica disperatamente alla caccia di punti salvezza.

Pronti-via, e il verdetto sembra già scritto: nemmeno 3 minuti e lo Schalke si trova già sotto, vittima di un Unterhaching che ci crede di più e addirittura raddoppia al 26’, mentre ad Amburgo col provvisorio 0-0 i bavaresi fanno festa. L’inerzia sembra cambiare a fine primo tempo, quando nel giro di un minuto i biancoblu riportano il risultato in equilibrio grazie a Van Kerckhoven e Gerald Asamoah, autore di un improbabile colpo di tacco, entrambi serviti da Ebbe Sand. Sia lo Schalke che il Bayern vanno a riposo sul pari, con la squadra di Hitzfeld ancora salda in vetta.

Nella ripresa lo Schalke 04 prova il forcing, ma a sorpresa è ancora l’Unterhaching a passare, al 69’ con Seifert, una rete che getta il Parkstadion (la Veltins Arena sarebbe stata inaugurata di lì a qualche mese) nel più tombale dei silenzi, mentre gli ospiti vedono una salvezza che pareva impossibile. Poi accade qualcosa: mentre il Bayern esulta per il gol subito dallo Schalke e tiene il risultato sullo 0-0, i biancoblu di Stevens si scuotono e confezionano per la seconda volta due reti in un minuto, col centrocampista Jorg Bohme che prima insacca su punizione e poi su assist dello scatenato Ebbe Sand. La rimonta è completata, tanto che lo stesso Sand va a segno personalmente per il 5-3 che chiude la gara, ma non basta allo Schalke per festeggiare il titolo.

Per l’ennesima volta però succede l’imponderabile: un colpo di testa del bomber Barbarez, al 90’, proprio mentre la partita di Gelsenkirchen sta finendo, porta in vantaggio l’Amburgo. Con questo risultato lo Schalke 04 è campione di Germania; il Parkstadion impazzisce, i tifosi invadono il terreno di gioco, giocatori e dirigenti sono increduli, tutti sono sicuri che anche la partita del Bayern sia terminata.

Così non è, e lo stadio intero si accorge quando al 94’ Tomas Ujfalusi (proprio lui) effettua un retropassaggio al portiere Schober, il quale si getta sul pallone con le mani, e l’arbitro non ha altra scelta che non sia assegnare al Bayern il calcio di punizione indiretto da dentro l’area di rigore. A Gelsenkirchen i 62mila del Parkstadion hanno fermato i festeggiamenti e sono con gli occhi incollati al maxischermo: la barriera dell’Amburgo è quasi dentro la porta di Schober, sul pallone va il centrale difensivo Patrik Andersson. Lo svedese, dopo il tocco corto di Effenberg, scarica in porta un potente destro, che buca il muro dell’Amburgo e in un colpo solo fa impazzire il popolo bavarese e getta nello sconforto i presenti al Parkstadion.

La bellezza e la crudeltà del calcio, tutte insieme, alla massima potenza.

Alex Campanelli
twitter: @Campanelli11

 

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