Liverpool-Alaves 5-4 e la Coppa UEFA più movimentata di sempre Liverpool-Alaves 5-4 e la Coppa UEFA più movimentata di sempre
Il Westfalenstadion di Dortmund è grande, immenso. E ai 13.000 tifosi dell’Alaves che il 16 maggio 2001 erano su quegli spalti, deve essere sembrato... Liverpool-Alaves 5-4 e la Coppa UEFA più movimentata di sempre

Il Westfalenstadion di Dortmund è grande, immenso.

E ai 13.000 tifosi dell’Alaves che il 16 maggio 2001 erano su quegli spalti, deve essere sembrato ancora più grande, se paragonato ai 19.840 posti a sedere dell’Estadio Mendizorrotza di Vitoria, la capitale dei Paesi Baschi.

Ma, quella sera, immaginiamo che i tifosi dell’Alaves a tutto stessero pensando tranne che a quanto fosse grande il Westfalenstadion, perché erano lì a giocarsi la partita più importante della loro storia, la finale di Coppa UEFA.

È il 2001, e forse – anzi, il forse possiamo anche toglierlo, stavolta – la Coppa UEFA non ha mai visto un’edizione così pazza, movimentata, assurda.

La finale di quell’anno mette di fronte il Liverpool e l’Alaves, il più classico dei confronti tra Davide e Golia che tanto affascina chi per mestiere scrive storie e mette in fila le parole per dare forma ai fatti, anche quando si parla di pallone. I Reds di Houllier possono vantare una bacheca di tutto rispetto di coppe, titoli nazionali, trofei. L’Alaves è tornato in Liga da pochi anni, nel 1997, dopo un’assenza di circa 42 stagioni.

Difficile pensare che potessero arrivare già a quel punto, e infatti per l’Alaves già essere in Europa, all’inizio della stagione 2000-01, è una mezza vittoria.

I baschi sono una squadra molto particolare: l’allenatore è José Manuel Esnal, detto Mané, che ha messo insieme una banda di onesti mestieranti, giovani scoperte e calciatori ripescati dopo annate difficili, come per esempio Ivan Tomic, che era stato mandato via praticamente a pesci in faccia dalla Roma.

Il bomber della squadra è Javi Moreno – che l’anno dopo sarebbe andato senza troppa fortuna al Milan – e con il numero 14 sulle spalle c’è Jordi Cruijff, figlio d’arte tormentato da un cognome troppo grande, tanto da farsi chiamare spesso solo per nome. In difesa, i vari Eggen, Karmona, Tellez, mentre sulla fascia destra spinge un giovane terzino rumeno di nome Cosmin Contra, che vedremo anche lui, più in là, in Italia.

Una squadra quadrata, compatta, orgogliosa, ma che a seguire la logica non dovrebbe certo arrivare in finale di Coppa UEFA, no?

L’avventura dei baschi comincia eliminando Gaziantepspor, Lillestrom e Rosenborg, non proprio delle corazzate ma comunque squadre del loro livello. Agli ottavi di finale, però, ci sarebbe l’Inter, squadra di altro lignaggio, di altra storia. E invece, dopo aver pareggiato 3-3 a Vitoria, l’Alaves si impone incredibilmente per 2-0 a San Siro.

Quando l’Inter sembra in controllo, a pochi minuti dalla fine succede l’imponderabile: il sinistro di Jordi, deviato da Cirillo, batte Frey. E poi, mentre San Siro già rumoreggia, l’ex romanista Ivan Tomic firma il 2-0 dopo l’ennesima galoppata dell’incontenibile Cosmin Contra. Il pubblico interista impazzisce, volano in campo oggetti di ogni tipo, qualcuno si mette anche a dare fuoco ai seggiolini, tanto che l’arbitro deve fischiare la fine del match con largo anticipo.

L’Alaves – e la sua maglia rosa per questioni di sponsor – nel frattempo è ai quarti di finale, dove incontra il Rayo Vallecano, sistemato con un 3-0 all’andata e controllato con una sconfitta di misura al ritorno. Le semifinali di quella Coppa UEFA mettono di fronte, quindi, da una parte Alaves e Kaiserslautern, dall’altra Liverpool e Barcellona.

I baschi distruggono il Kaiserslautern con un 9-2 nel doppio confronto che conferma la squadra di Mané come la più prolifica della competizione, 31 gol segnati nel percorso che porta l’Alaves alla finale, dove incontrerà il Liverpool di Houllier, che nel frattempo ha superato il Barcellona in un confronto affascinante.

Il 16 maggio del 2001, a Dortmund, è una vera e propria festa, con il Liverpool che è all’inizio di quello che diventerà un ciclo vincente anche in Europa, trascinato dai due golden boy del calcio inglese, Owen e Gerrard.

E il Liverpool, infatti, parte subito forte, con Babbel che mette in porta di testa un calcio di punizione dopo 4 minuti, e con il raddoppio di Gerrard al 16′, con il numero 8 del Liverpool che segna dopo un inserimento in area dei rigori dei suoi, uno di quelli diventati un vero e proprio marchio di fabbrica.

Con i Reds avanti 2-0 dopo nemmeno venti minuti, la situazione sembrerebbe compromessa. Mané, al 23′, decide di rischiare il tutto per tutto: visto che siamo arrivati fin qui, giochiamocela, anche a costo di finire a gambe all’aria. E così toglie un difensore, Eggen, e butta dentro un attaccante, l’uruguaiano Ivan Alonso.

E la mossa paga i suoi frutti, perché è proprio lui, al 27′, a segnare il gol dell’1-2 su cross del solito Cosmin Contra. Partita riaperta, ma che sembra chiudersi di nuovo al 41′, quando il portiere dell’Alaves Martin Herrera abbatte in area di rigore Owen, lanciato a rete. McAllister trasforma e manda le squadre al riposo sul 3-1.

Ma, ormai dovreste averlo imparato, l’Alaves non muore mai. E infatti i baschi entrano in campo nella ripresa con il sangue agli occhi, e nel giro di tre minuti impattano la partita sul 3-3 con la doppietta di Javi Moreno: un colpo di testa – OVVIAMENTE su cross di Cosmin Contra – e una punizione che si infila beffarda, rasoterra, sotto la barriera del Liverpool che salta in maniera improvvida.

Al 64′ Houllier sostituisce Heskey con Robbie Fowler, e l’attaccante inglese lo ringrazia segnando il gol del 4-3 al 73‘. Sembra la mazzata che può abbattere definitivamente le resistenze dell’Alaves, ma naturalmente è un’illusione. A un minuto dalla fine Jordi Cruijff incorna di testa un calcio d’angolo battuto magistralmente, e fa 4-4.

Ormai, in questa partita, vale veramente tutto, e quindi la Coppa UEFA si giocherà ai supplementari.

I supplementari, soprattutto considerando quanto hanno speso le due squadre, sono uno spettacolo di entusiasmante disperazione. L’Alaves resta in nove per le espulsioni di Karmona e del brasiliano Magno, e così non può far altro che stringere i denti e sperare di arrivare ai calci di rigore.

Ma il destino decide di scrivere la sua beffa nel momento peggiore. A quattro minuti dalla fine dei supplementari il Liverpool batte una punizione dalla fascia destra del campo. Delfì Geli salta più in alto di tutti, e anticipa anche il suo portiere, che nel frattempo è uscito, ma senza riuscire a mettere le mani sul pallone.

La palla si infila nella porta dell’Alaves, e stavolta è finita davvero, perché è ancora epoca di Golden gol: Liverpool cinque, Alaves quattro.

La Coppa UEFA più pazza di tutti i tempi finisce così, con Sami Hyypiä che alza il trofeo al cielo e le lacrime dei calciatori dell’Alaves. Che, però, rimarranno nella memoria collettiva come dolci sconfitti. Tanto che, a quasi 20 anni di distanza, abbiamo ancora voglia di raccontare la loro storia.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

 

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