Lev Yashin, Il ragno nero Lev Yashin, Il ragno nero
lo guardai cercando di capire dove si sarebbe tuffato e solo tempo dopo mi resi conto che doveva avermi ipnotizzato. Quando presi la rincorsa... Lev Yashin, Il ragno nero

lo guardai cercando di capire dove si sarebbe tuffato e solo tempo dopo mi resi conto che doveva avermi ipnotizzato. Quando presi la rincorsa vidi che si buttava a destra, potevo tirare dall’altra parte, non ci riuscii. Quel giorno il mio tiro andò dove voleva Yashin.

Sandro Mazzola è soltanto una delle 150 prede rimaste intrappolate dal dischetto nella ragnatela del ragno nero. Centocinquanta rigori neutralizzati in carriera, facciamo fatica soltanto a pensarlo. Ci perdonino Zoff, Banks,Shilton e Schmeichel. Ci perdonino anche Buffon e Preud’homme. Chiunque abbia visto giocare Lev Yashin, non ha il minimo dubbio. Il più grande portiere della storia. Punto.

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Lev nasce da una famiglia operaia, dell’industria pesante, in una Mosca di fine anni ’20. Durante la seconda guerra mondiale inizia a lavorare, in fabbrica, seguendo le orme del padre. Quest’ultimo, per gioco, gli lancia viti, bulloni e qualsiasi tipo di oggetto metallico gli capiti a tiro.

Lev non se ne fa scappare uno, li blocca tutti alla velocità della luce neanche fosse in possesso di 8 mani. E’ da qui che comincia la sua leggenda.

Il fisico lo aiuta, Lev cresce molto in fretta e alla maggiore età è già alto quasi 1 metro e 90. Combinate altezza e agilità e otterrete il prototipo perfetto del portiere dei vostri sogni.

Yashin ci finisce presto tra i pali, non può che andare così. La Dinamo Mosca lo recluta pur avendo già in porta la Tigre Chomic, titolare inamovibile. In una squadra normale le gerarchie sono importanti, figuratevi a Mosca durante il secondo conflitto mondiale.

Ma non si può sprecare un talento del genere, lo vedi e riconosci subito che uno così può non passare mai più. E’ facile non ripassi mai più. E allora via, subito in campo tra i pali. Un momento però, stiamo parlando di una porta più piccolina, di uno sport che si gioca su fondo ghiacciato con le mazze, e bisogna colpire un dischetto che viaggia alla velocità della luce. Sì, avete capito bene, Lev Yashin viene destinato alla squadra di Hockey su ghiaccio.

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E’ il 1953. A suo agio con bulloni , palloni e qualsiasi altro genere di cose venissero scagliate nella sua direzione, un dischetto non può spaventarlo. Ed infatti si laurea campione sovietico al termine della stagione.

Yashin è paziente, sa che il suo turno arriverà. E’ il 1954 quando Chomic si infortuna ed il sostituto non può che essere lui. Da questo momento in poi, fino al 1971 per la precisione, i pali della difesa bianco-blu della squadra moscovita saranno i suoi. Nel vero senso della parola. La porta vissuta come proprietà privata, in cui pochissimi hanno accesso e in cui entrare è pressoché impossibile.

Sono passati tantissimi anni, è vero, ma chi l’ha visto giocare dal vivo assicura che Yashin abbia inventato un nuovo modo di fare il portiere. Non solo custode della porta, ma anche capo indiscusso della linea arretrata. Il portiere diventa un ruolo dinamico, i palloni che spiovono in quell’area finiscono inevitabilmente nella sua fitta ragnatela.

Il ragno Nero è il suo soprannome storico, dovuto in parte al suo abbigliamento tra i pali sempre scuro, in parte alla sua abilità nel respingere i tiri avversari, quasi fosse dotato di più arti.
Dinamo Mosca e nazionale Sovietica, queste saranno le uniche due squadre a potersi fregiare del suo talento. Venti anni e oltre a servizio della sua squadra e della sua nazione.

Ad un giornalista italiano che gli chiede “cambieresti mai squadra”? Lev risponde naturalmente “No, Mai. So che da voi le cose spesso vanno diversamente, ma per me non è così.”. Con la squadra di Club vince 5 campionati e 3 coppe nazionali. Con la nazionale sovietica un oro olimpico (1956) e un europeo(1960).

World Cup Third Place Play-Off, 1962. Santiago, Chile. 16th June, 1962. Chile 1 v Yugoslavia 0. Yugoslavian goalkeeper Soskic makes a flying save to deny Rojas of Chile.
Il riconoscimento più importante è indubbiamente quello che arriverà nel 1963. Il pallone d’oro. A contenderglielo non c’è gente qualunque. Ci sono Eusebio,Rivera, Suarez e Bobby Charlton,tanto per fare dei nomi. Nessun portiere era mai arrivato a tale traguardo e nessuno mai ci arriverà, almeno fino ai giorni nostri.

Queste storie sono belle, perché il personaggio è talmente grande che leggenda e realtà spesso finiscono per coincidere. A chi gli chiede il segreto per essere così forti riserva queste parole:

Prima di una partita mi fumo una sigaretta per rilassare i nervi e butto giù un po’ di super-alcolici per ben tonificare i muscoli..

Un cappellino in testa, uno lasciato dentro la porta. Un quadrifoglio raccolto nei pressi dell’area di porta ad ogni rigore parato. Realtà e leggenda, una cosa sola.

Decide di abbandonare il calcio giocato all’età di 42 anni. La partita di addio si disputa allo stadio Lenin di Mosca nel 1971, davanti a 103.000 anime. Giocano la sua Dinamo contro una selezione di All Star mondiali di cui fanno parte tra gli altri Facchetti, Eusebio, Pelè e Charlton. La partita finirà 2-2, il ragno nero disputerà solo i primi 45 minuti di gioco. Provate ad indovinare quanto stavano al termine del primo tempo? Si, 2-0 per i padroni di casa. La porta di Yashin è rimasta inviolata come già era avvenuto altre 207 volte in passato.

Una volta ritiratosi gli viene assegnato qualsiasi tipo di riconoscimento. Dall’Ordine di Lenin, massima onorificenza in ambito sovietico, al Golden Player direttamente dall’Uefa. C’è chi pensa addirittura di dare ad un asteroide il suo nome, 3442 Yashin. Nulla gli è precluso, anche nel regno dei cieli.

Viene a mancare nel 1990, a soli 60 anni, e con lui se ne va un pezzetto di storia. Di quelle con la S maiuscola. Qualcuno può pensare che abbiamo esagerato. Qualcuno fa fatica anche solo ad immaginarsi quanto un portiere possa aver cambiato le sorti di questo gioco. Abbiamo provato a raccontarvelo alla nostra maniera, consci che per far rivivere una leggenda le parole non bastano.

Giocate a pallone, ma non per diventare professionisti, non per diventare ricchi, ma per fare dello sport
Il Ragno Nero.

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo