L’eroica prestazione di Franco Baresi a Pasadena L’eroica prestazione di Franco Baresi a Pasadena
Ci sono partite che ti trascinano dritto nella leggenda, anche se per qualche oscuro e inesplicabile motivo non sei riuscito a imprimere il tuo... L’eroica prestazione di Franco Baresi a Pasadena

Ci sono partite che ti trascinano dritto nella leggenda, anche se per qualche oscuro e inesplicabile motivo non sei riuscito a imprimere il tuo nome sull’albo d’oro, sull’almanacco della manifestazione.

La finale di Pasadena, l’ultimo atto dei Mondiali di USA ’94 è proprio una di quelle partite che contribuisce a delineare i contorni della leggenda di Franco Baresi, in una delle sue ultime recite prima di lasciare, a testa alta e con la mistica di un Santo, il grande palcoscenico del calcio.

Perché non è solamente la prestazione in campo a rendere monumentale, epica, indimenticabile, la partita di Franco Baresi contro il Brasile.

Qualche giorno prima, nessuno avrebbe immaginato di vedere il capitano azzurro in campo con la maglia numero 6: Baresi si era infortunato al menisco nella partita contro la Norvegia, 24 giorni prima, ed era stato operato. Ma un condottiero non può abbandonare i suoi uomini, e con un recupero a tempo di record, Franco Baresi è lì, il 17 luglio del 1994, a guidare gli azzurri verso un sogno chiamato Mondiale.

Il Rose Bowl ribolle come un catino infernale, e non è solo un modo di dire: sono le 12.30 del mattino, ci sono 36 gradi e il 70% di umidità. Respirare è già difficile, figurarsi giocare una finale mondiale in quelle condizioni.

Franco Baresi, dopo il recupero lampo, disputa una partita semplicemente perfetta. Se i centoventi minuti si chiudono sullo 0-0, è anche perché il numero 6 azzurro chiude su tutti i brasiliani, anticipa, guida la difesa da leader carismatico, e tiene in piedi una squadra che più di qualche volta sembra traballare in maniera definitiva.

Sarebbe una partita strepitosa anche per un ragazzotto di 20 anni perfettamente sano, diventa un capolavoro da epica per un giocatore di 34 anni con un menisco operato tre settimane prima. La Gazzetta dello Sport, il giorno dopo, gli mette 9 in pagella. Qui potete rivedere per intero la sua prestazione, un video che spiega meglio di ogni altra cosa l’animo di Franco Baresi.

L’amaro finale non toglie nulla, anzi, se mai aggiunge. Franco Baresi sbaglia il suo calcio di rigore tirandolo altissimo, la parata di Pagliuca su Marcio Santos restituisce fiducia all’Italia, gli errori di Massaro e Baggio ci condannano alla sconfitta.

Franco Baresi, a fine partita, si accascia in lacrime al suolo, devono alzarlo e portarlo via di forza, perché se fosse per lui, il suo cuore di guerriero chiederebbe di essere sepolto lì, sul campo di battaglia.

Ma vittoria e sconfitta, per chi lotta fino all’ultima goccia di sudore sacrificando anche il suo corpo, sono solo una sottile differenza, un dettaglio che non può scalfire il ricordo e la memoria della gente.