La notte della redenzione di Leo Messi La notte della redenzione di Leo Messi
Si può tornare senza mai essersene veramente andati? Si, certo, e Leo Messilo ha dimostrato la scorsa notte. Forse non è cosa che compete... La notte della redenzione di Leo Messi

Si può tornare senza mai essersene veramente andati? Si, certo, e Leo Messilo ha dimostrato la scorsa notte. Forse non è cosa che compete a chiunque, forse è cosa che riguarda solo i grandissimi. Ma la scorsa notte, a Mendoza, Leo Messi ha fatto esattamente questo: ha dimostrato che si può tornare -e ricevere l’accoglienza che si riserva solamente alle leggende- anche senza essersene mai andati.

Da quando, subito dopo il rigore maledetto della notte di qualche mese fa, Leo Messi ha annunciato il suo addio alla nazionale argentina, sono passati una sessantina di giorni e svariati litri di inchiostro, tonnellate di pagine. Accuse, appelli, discussioni infinite: sulla decisione di Leo di lasciare la maglia albiceleste chiunque si è sentito in dovere di dire la sua, persino chi non ha mai conosciuto sulla sua pelle l’amarezza di una delusione così grande, il dolore del fallimento quando hai sulle tue spalle la responsabilità di un popolo intero.

Insomma, solo qualche malintenzionato e malizioso avrebbe potuto credere che Leo avrebbe dato seguito a quelle parole. Chi il calcio lo vive con il cuore, l’ha capito subito. “Tranquilli, torna“.

Le uniche due parole che avrebbero dovuto accompagnare l’amaro sfogo della Pulce. Insieme ad un abbraccio. E infatti, come sempre nella vita, il tempo lenisce tutte le ferite che possono essere lenite (per alcune, manco lui può nulla) e Leo ha annunciato che sarebbe tornato al suo posto. Quello che gli spetta di diritto.

Maglia albiceleste, nuovo look con capelli biondi e barba rude, fascia di capitano al braccio. Leo Messi è di nuovo lì, al suo posto. Leo Messi ha compiuto l’ennesimo miracolo: è tornato senza mai essersene andato. Il pubblico di Mendoza, accorso in massa allo stadio -si dice che non fosse previsto il tutto esaurito, ma quando si è diffusa la notizia della presenza di Messi i biglietti sono andati bruciati in poche ore- si è coccolato per bene il suo numero dieci. Il suo Diez. Se lo è coccolato con la premura di chi ha una paura matta di perdere la cosa più importante della sua vita, e gli dedica attenzioni straordinarie.

Leo ha risposto. Eccome se ha risposto. In una notte strana in tutti i sensi, con Lucas Pratto titolare e Paulo Dybala espulso dopo nemmeno 45 minuti. Una notte illuminata dalle giocate clamorose di quel campione straordinario che è Messi. Suo il gol dell’1-0, dopo un controllo volante di tacco, con una deviazione che sembra tanto lo zampino del Dio del Calcio in questa storia. Ma non è solo il gol. Ogni tocco, ogni allungo, ogni giocata. Dal primo all’ultimo minuto, Leo ci ha messo tutto quello che aveva, si è dannato l’anima e il cuore per dimostrare al suo popolo di essersi redento.

Leo Messi è tornato, anche senza mai essersene andato. Doveva farsi perdonare un rigore sbagliato, una finale persa, e soprattutto delle parole troppo avventate. Missione compiuta, pace fatta.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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