Le treccine in nome del fratello: la seconda vita di Bacary Sagna Le treccine in nome del fratello: la seconda vita di Bacary Sagna
“Il calcio, in fondo, non è tutto nella vita. Dura solo quei 90 minuti: il tempo di una partita”. Fa strano ascoltare queste parole... Le treccine in nome del fratello: la seconda vita di Bacary Sagna

Il calcio, in fondo, non è tutto nella vita. Dura solo quei 90 minuti: il tempo di una partita”. Fa strano ascoltare queste parole da uno che di partite se n’è fatte tante. Da uno che è in semifinale agli Europei, a 33 anni suonati, con quella fascia macinata su e giù. Su è giù, per un’intera carriera. Perché solo lui, Bacary Sagna, 33 anni, originario del Senegal, sa cosa significa rinascere, tornare a giocare. Ricominciare. Nel 2008, dopo un’improvvisa malattia, suo fratello, Omar, 28 anni, è morto. Ed è iniziato il calvario.

Per 12 lunghi mesi ha pensato di smettere. Niente, in fondo, era più come prima. Lo convinse solo mister Arsene Wenger, ai tempi dell’Arsenal. C’era da giocare turno in Champions League, a San Siro, proprio contro il Milan di Ancelotti (o-2, per la cronaca). Sagna, una settimana appena dopo la morte del fratello, tornò a calpestare il prato verde. Ma non fu tutto scontato. “All’inizio non riuscivo a rimanere concentrato: pensavo, pensavo, pensavo. Non me ne importava più nulla”, ricorda Sagna nelle sue interviste ai giornali inglesi. “Quando ero piccolo, la mia paura più grande era proprio perdere qualcuno della mia famiglia: quando è successo non potevo crederci”. Sagna è tornato in campo, è vero, ma la sua risalita è stata complicata. In allenamento, ad esempio, il terzino era distratto, silenzioso, triste. Ha iniziato un percorso con uno psicologo professionista. Era nervoso e non riusciva più a sorridere. “Poi ho capito che dovevo imparare a conviverci, che dovevo ricominciare”.

Treccine bionde (“per una scommessa con mio padre finita male”), Sagna vanta alle spalle una carriera di tutto rispetto. Dopo l’esordio nelle giovanili con l’Auxerre, il terzino francese ha messo a segno 126 presenze e 3 gol nella Ligue 1, 213 presenze e 4 gol con i Gunners, e 37 apparizioni con la maglia dei Citizens, in Premier. In Nazionale, invece, Sagna ha snocciolato più di 60 presenze. Agli Europei in terra francese è arrivato con la maglia numero 3 e la sicurezza di un posto da titolare, proprio sulla fascia.

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Proprio con la maglia dei Bleus, invece, Sagna ha dovuto rinunciare al sogno degli Europei 2012. Era il 5 maggio (ahimé, giorno evocativo) e durante il pareggio in casa dell’Arsenal con il Norwich arrivò la frattura del perone. Era il 33esimo minuto. Saltò stagione e competizione europea. Ma Sagna non è uno che si lascia scappare le seconde occasioni. Agli Europei ci è tornato, e con la maglia da titolare. Questa sera, a Saint-Denis, si giocherà la finale contro il Portogallo.

Nel 2008, una settimana dopo la morte di suo fratello Omar, Sagna decise di saltare i funerali e tornare in squadra. “Eravamo a casa: ho capito che non sarebbe servito a nulla continuare a rimanere così”. Suo padre, scosso, gli disse di andare a Londra per giocare. Da quel giorno tutto è cambiato. “Oggi anche io sono un padre, e devo guardare avanti”, insiste.

Alcuni pensano che il calcio sia questione di vita o di morte – diceva Bill Shankly, bandiera del Liverpool – Non sono d’accordo. Posso assicurarvi che è molto, molto di più”. Oggi che le treccine bionde sono state tagliate, Sagna, l’uomo della seconda vita, l’uomo delle seconde occasioni, la pensa molto diversamente. “Do tutto in campo per mio fratello. Ogni giorno mi alzo e penso a lui. Il suo pensiero mi spinge a fare sempre meglio. Il calcio? In fondo dura solo 90 minuti. Poi ci sono altre cose. Ed è per questo che sono ancora qui”.

Raffaele Nappi
twitter: @RaffaeleNappi1