Ci sono giocatori che si legano indissolubilmente alla maglia che portano. Molto spesso nascono e crescono calcisticamente nello stesso posto, sono della stessa città,...

Ci sono giocatori che si legano indissolubilmente alla maglia che portano. Molto spesso nascono e crescono calcisticamente nello stesso posto, sono della stessa città, passano dalle giovanili al diventare bandiere del club. Poi ci sono quei giocatori che semplicemente stanno bene con una ed una sola maglia, e non la lasceranno mai per tutta la loro vita.

Non si può capire perché. E’ impossibile spiegare perché Daniele Conti, anche se corteggiato da squadre migliori, voglia scendere un campo ogni domenica col suo maledetto Cagliari. Beccarsi il giallo sacrosanto, rizollare un po’ il campo. E’ impossibile spiegare perché un trattore con la faccia da bambino, un certo Javier Aldemar Zanetti, venuto dall’Argentina si sia eternamente legato alla maglia dell’Inter, così lontana e così diversa da casa sua. Ce ne sarebbero tanti da elencare, ma questi due si avvicinano di più al nostro Le God.Presentiamolo allora, Matthew Le Tissier. E’ nato a Guernesy nel 1968. Guernsey? Dove diamine è? Beh, in verità non lo sapevamo nemmeno noi. E’ un’isola sperduta nel panorama della Manica, più vicina alla Francia che all’Inghilterra: un posto dove nessuno di noi vorrebbe nascere, per intenderci. Era famosa per aver ospitato Victor Hugo per alcuni anni della sua vita (sì, lo so che non ve ne frega!)… poi è nato Le Tissier.

Ad un certo punto della sua vita, il nostro Matthew, decide di lasciarsi alle spalle questa sfigatissima isola. Prende e si piazza a Southampton. Capirai che miglioramento starete pensando, ma fidatevi che una qualsiasi lurida città inglese è molto meglio di un pezzo di terra al centro delle correnti della Manica. E’ il 1985 quando entra nelle giovanili dei Saints.

La storia d’amore nasce ufficialmente l’8 novembre 1987. Meglio di Romeo e Giulietta, Paolo e Francesca, Totti e Ilary Blasi, Chiambretti e Silvye Lubamba. In quella fredda giornata di Premier Matthew si infila per la prima volta la maglia della prima squadra: campo verde smeraldo, le tifoserie di una volta, le bellissime maglie larghe nella quale anche lui poteva sembrare magro. Sì, perché adesso non tiratemi fuori le storie del baricentro basso!

Le Tissier era un omone di 185 centimetri per una quantità indefinita di chili. Probabilmente erano poco più di 80 ad inizio carriera, a fine carriera erano lievitati come i gol in campionato.

A Le Tissier il bianco ed il rosso stavano maledettamente bene. Infatti, non si toglierà mai più quella maglia. Sedici stagioni, tutte con gli stessi colori, la stessa maglia unta e sporca di fango dei campi di tutta Inghilterra. Una vita sportiva di tanti, tantissimi gol: in 443 partite Le Tissier mise dentro un qualcosa come 196 palloni. Giocava centrocampista, erano un fantasista puro. Uno di quelli che si affidano solo ed esclusivamente all’estro, anche perché se si fosse affidato al fisico avrebbe fatto il pescatore a Guernsey.

Aveva una particolare ed innata dote, il tiro. Stop, controllo e tiro. Queste erano le azioni che vedevano protagonista Le Tissier, per fortuna del resto dei compagni calzolai, per sfortuna del portiere. Di controbalzo, al volo, dopo un triangolo o in qualsiasi altra maniera quello che sapeva fare come nessun altro era tirare un siluro verso la porta.

Con quel sette appicciato alle strisce dei Saints, Le Tissier scaricava il suo destro da qualsiasi parte del campo. Cecchino implacabile dal dischetto, ha messo dentro 48 dei 49 rigori calciati in carriera. Quello sbagliato, parato dal portiere del Nottingham Forest, è diventato la prova dell’umanità del piede di Matthew.Sì perché Le Tissier non era un marziano. Era un delinquente come tutti noi. Gli zero trofei vinti in carriera dimostrano come sia dalla parte giusta della storia, come tutti noi. Sfangava ogni maledetta domenica, perché tutti sono capaci a guadagnarsi la nazionale con il Liverpool o lo United, ma quando riesci a giocare una ventina di partite con l’Inghilterra partendo dai Saints allora assumono un valore prezioso.

Matthew, essendo nato a Guernesy, poteva scegliere se avere la vita comoda potendo giocare per Galles, Scozia o Irlanda del Nord (perfino Francia, corteggiato da “le roi” Platini) ma niente da fare. Ha scelto l’Inghilterra, perché bisogna sfangarla in tutto e per tutto.

Questa non è una storia di procuratori e valigette di contanti. Non è una storia di sponsor e modelle astronomiche, anche perché Matthew non era proprio un adone. E’ una storia di Guinness e Tennent’s nel peggior pub possibile di Southampton, allenamenti saltati per qualche pinta e (soprattutto) una storia di amore eterno. Possiamo averne la prova con l’ultimo gol di Le Tissier con la sua unica maglia.

Ottobre 2001, stadio The Dell. La casa storica dei Saints, dopo l’onorato servizio dal 1898, è destinato ad essere crudelmente abbattuto. La partita è Southampton-Arsenal, risultato sul 2 a 2. The Dell, lo storico e bellissimo The Dell. Matthew non poteva salutare l’amore della sua vita senza un segno particolare, e allora ecco che l’omaccio venuto da Guernsey decide di metterla.

Le Tissier sigla il gol decisivo al 89’ minuto: un segno del destino, il punto su una storia d’amore d’altri tempi. Non segnerà mai più, è come se il piede fosse legato indissolubilmente all’erba di quello stadio. Il fisico era ormai diventato l’ostacolo più grande: poteva sicuramente dire la sua seduto al bancone, ma non su un campo di calcio.

Matthew è uno di noi, è uno che la vita l’ha sfangata in pieno. Il suo tasso alcolico scende difficilmente sotto il limite consentito per la guida, se non prima di colazione. Il suo piede non disegna più traiettorie impossibili alle spalle del big d’Europa. Il Southampton, subito dopo il suo ritiro è retrocesso, ma io me lo immagino oggi a godere come un riccio nel vedere i suoi ragazzi terzi in Premier.

Le Tissier giocava con i Saints (“i santi”) ma ne diventato il Dio, è diventato Le God. Un po’ in ritardo ma tanti auguri, Matthew!

Giacomo Bertollo
twitter: @JackBertollo