Il calcio è una follia collettiva. In nome del calcio siamo disposti a sacrificare amore, famiglia, fidanzate, lavoro, amici, dignità. In nome del calcio...

Il calcio è una follia collettiva. In nome del calcio siamo disposti a sacrificare amore, famiglia, fidanzate, lavoro, amici, dignità. In nome del calcio siamo disposti praticamente a tutto, che sia per seguire la nostra squadra del cuore o per indossare gli scarpini e scendere in campo, fa poca differenza. E ognuno di noi, nel suo piccolo, ha una storia da raccontare, un aneddoto che lo riguarda. Ognuno di noi, in nome del calcio, almeno una volta nella vita ha compiuto una follia per una partita, per una squadra, per un sogno.

Ieri vi abbiamo chiesto di raccontarci la follia più grande che avete fatto per il calcio. Ci avete risposto in tantissimi, e selezionare le vostre storie più belle è stato difficilissimo, ma anche meraviglioso. Perchè ci avete ricordato, tutti, una volta di più, i mille motivi per cui amiamo questo sport. Ecco quali sono state le storie che ci hanno colpito di più. Ne abbiamo scelte dieci, ma avremmo voluto pubblicarle tutte. Vi vogliamo bene.

1. Gli infiltrati

Essere presenti in una giornata storica per la propria squadra, e per una delle bandiere che più hai amato, è un sogno che per qualcuno può diventare realtà. Ma cosa fare se il sogno si trasforma in incubo e, oltre a vedere sfumare i tuoi desideri, rischi anche di rimetterci i soldi di volo e albergo? Ecco, il genio del tifoso si vede nei momenti di emergenza. Nicola e i suoi amici non si sono persi d’animo, hanno trovato il modo di entrare allo stadio e assistere alla partita. E, in qualche modo oscuro, sono riusciti anche a uscirne indenni.

Juventus – Inter 25/03/2012. Da dicembre prenotiamo il volo per torino ( siamo 3 ragazzi di Bitonto, provincia di Bari ) ed il posto letto, convinti di trovare il biglietto per vedere una delle ultime partite in casa di Del Piero ( la prima nel nuovo stadio ). A 15 giorni dall’uscita dei biglietti iniziamo gli appostamenti fuori dall’unica biglietteria della provincia ( ogni mattina dalle 7 per ben 10 giorni ).

Il giorno dell’inizio vendita, nonostante fossimo Juventus Member Doc, e nonostante la coda dalle 6.00, ripeto 6.00, alle 9 ci dicono fosse tutto esaurito. Passiamo un’intera mattinata a piangerci addosso, così decidiamo di fare l’unica follia suicida possibile per non perdere i soldi del volo. Acquistiamo un biglietto per il settore ospiti e partiamo da infiltrati alla volta di Torino. Al gol di Caceres uno di noi esulta attirando l’attenzione di tutta la curva ed infinite bicchierate di birra. Al 2 a 0 del capitano, mentre sentiamo le minacce arrivare fin dentro i pantaloni, vengono fuori circa 200 juventini sotto copertura che non riescono a trattenere la gioia per il gol. La delinquenza che è seguita dopo è proporzionale al tasso alcolemico nel nostro sangue.

Nicola

2. Chi ha detto che il calcio non è uno sport per signorine?

Qualcuno dei dirigenti della nostra federazione, qualche tempo fa, ebbe il coraggio di definire le ragazze che giocano a calcio “quattro lesbiche”. La migliore risposta? La dimostrazione che anche il gentil sesso, in campo, non è tanto gentile, e riesce a delinquere come e quando vuole. Anche quando gli ostacoli sembrano insormontabili. Avanti così, ragazze.

La mia follia è stata per il calcio giocato, insomma quello dei calci negli stinchi, gomitate in faccia e polmoni in gola… Perché contrariamente a quanto si possa pensare anche alle ragazze entrano gli scarpini con tacchetti e anche alcune ragazze, 90 minuti più recupero del weekend li passano in un campo con le righe storte. Sabato pomeriggio, fine novembre: si giocava alle 18:00 contro una delle squadre prime nel nostro campionato e pioveva l’oceano atlantico, era già notte e all’appuntamento con le altre della squadra contandoci, tra infortuni e disgrazie varie, ne eravamo 8, senza nemmeno il portiere.

La follia è stata scendere in campo: otto persone contro undici tra le quali otto la migliore centrocampista della squadra giocava in porta per forza di cose e la follia è stata prendersi l’acqua gelata di novembre addosso e perdere 4 a 3. Un quattro a tre che poteva essere un 5 a tre se il nostro portiere di fortuna non avesse parato anche un rigore. La follia di un risultato che non avremmo fatto nemmeno in undici contro undici. Uno dei mille episodi che potrei stare qui a raccontare.

Ma comunque, la follia in generale di regalare quei 90 minuti a settimana al dio del calcio.

Giorgia

3. La radiolina

Un grande classico, la partita da non perdere che si accavalla con uno degli impegni che la vita sociale ci impone. Il vero delinquente, però, non si arrende di fronte alle difficoltà, e si attrezza come il miglior Fantozzi con radiolina e auricolare…Però quando la passione prende il sopravvento, tenersi a bada è difficile, quasi impossibile.

Cresima di figlio di amici di famiglia, sono il padrino… La messa inizia alle ore 15 del 18 maggio 2008, ultima di campionato… Parma-Inter…
Ci mettono in prima fila, non curante dei rischi mi metto l’auricolare e la radiolina in tasca… Al primo gol di Ibrahimovic, nel silenzio più solenne, mi alzo di colpo strozzando un urlo in gola e fingendo un crampo…

Alberto

4. Il richiamo delle radici

Pianificare i viaggi, per chi ama il calcio, è sempre difficile. Impossibile incastrare al meglio il calendario e trovare una data che vada bene a tutti e che non si sovrapponga con una partita importante. Se la tua squadra va ai playoff, però, non lo puoi sapere prima. E cosa si fa se ti trovi a Londra ma la tua squadra gioca il pomeriggio? Semplice, butti un mare di soldi, prendi il primo volo e torni a casa, di corsa. Per vedere uno scialbo 0-0.

Ero a Londra con amici, viaggio prenotato da tempo per il compleanno di uno di loro. Purtroppo però non avevo considerato le date dei playoff di LegaPro, e Pisa-Frosinone cadeva il giorno del nostro ritorno, ma alle 16, e noi avevamo il volo dopo cena..ho perso soldi, cambiato il volo, preso l’aereo della mattina (alla fine anche gli altri due hanno deciso di tornare con me) indossando sull’aereo la rossocrociata del mio Pisa, sono sceso dall’aereo e sono corso all’Arena per vedere uno scialbo 0-0. UNICO GRANDE AMORE

Nicola

5. Appuntamento con la storia nel diluvio

Quando puoi assistere da vicino a una giornata storica per la tua squadra, soprattutto quando sei piccolo e hai ancora la capacità di sognare tipica dei dodicenni, niente può fermarti. Nemmeno un diluvio torrenziale. Magia.

19 giugno 1988, 12 anni non ancora compiuti.

Trentottesima e ultima giornata del campionato di Serie B 1987/1988. Il primo storico campionato del mio Barletta tra i cadetti (come si diceva all’epoca, quando non c’erano società di allibratori a sponsorizzare il torneo).
Cinque mesi prima, ultima giornata del girone d’andata, il Barletta collezionava l’ennesima sconfitta uscendo battuto dal Dall’Ara, era ultimissimo in classifica con la miseria di 10 punti e con un giornale locale emiliano che neanche tanto ironicamente titolava Bologna-Barletta 1-0

Cinque mesi dopo, e dopo una rimonta che credo abbia pochi eguali nel calcio italiano, arriviamo a giocarci la salvezza con Modena e Genoa. Prima del fischio d’inizio dell’ultima giornata tutte e tre le squadre sono appaiate a quota 30 punti.
Al vecchio Comunale della Città della Disfida scende il Bologna di Gigi Maifredi , di Pecci, Villa, Marocchi, Stringara e del bomber Marronaro. Il Bologna è già aritmeticamente promosso in Serie A, al Barletta basta un punticino per conquistare la salvezza perché la classifica avulsa sorride ai biancorossi visto che in contemporanea c’è Modena-Genoa.
Quell’anno, come molti ragazzini della mia città, sono iscritto ad una piccola società sportiva giovanile locale che per quella storica occasione ottiene di far ricoprire ad alcuni dei propri piccoli tesserati l’ambìto ruolo di raccattapalle. Uno di quei pochi fortunati sono io.

Ricordo l’emozione, il profumo dell’erba, i calciatori di entrambe le squadre a fare riscaldamento a pochi metri da me, le telecamere a bordo campo (Solo Rai e tv locali, nessuna peitivù e peiperviù), una gigantesca A di fiori rossi e blu donata dalla tifoseria locale a Maifredi per non rovinarci la festa e lo stadio esaurito. Esaurito in tutti i sensi e gremito, gremito in ogni ordine di posto e anche di più.
Ricordo che improvvisamente il cielo si apre e manda giù tanta di quell’acqua come se non ci fosse un domani.

Dalla gradinata sento la voce di mio nonno che mi chiama per passarmi un ombrello.
Lo sento, nitidamente nonostante la bolgia, ma non mi giro.
Sono troppo concentrato sulla palla, guardo solo lei perché so che se finisce dalle mie parti devo prenderla e restituirla prontamente. Anzi no. Al Barletta basta il pareggio e in quel momento tutto devo fare fuorché restituirla prontamente.

Il Barletta va in vantaggio e il Bologna pareggia subito dopo. Finirà 1-1 con il secondo tempo giocato in maniera invereconda da entrambe le squadre. I calciatori del Bologna, già promosso da settimane, non hanno interesse ad allungare la gamba su quel terreno misto di erba e fanghiglia. I calciatori del Barletta, una volta in possesso di palla, usano il retropassaggio al portiere come unico schema di gioco. Non a caso Blatter due anni dopo lo abolirà.
Finita la partita, smette di piovere e inizia la festa. Il Barletta ha letteralmente sfangato una salvezza epocale.

Io sono bagnato fradicio con maglietta e pantaloncini come seconda pelle.
Tutti gli altri raccattapalle durante i novanta e passa minuti hanno recuperato un ombrello, un k-way o hanno cercato ripari di fortuna sotto i cartelloni pubblicitari.
Io no, perché un delinquente nell’animo come me non può ripararsi sotto la pioggia.
Tantomeno in quella giornata storica.

Salva

6. L’albergo a 5 stelle

Cosa fare quando la tua squadra sta per vincere lo scudetto e tu ti trovi a un matrimonio senza possibilità alcuna di assistere alla partita? Semplice, cerchi il primo posto possibile che trasmetta la partita. E se c’è da spendere una barca di soldi per vederla, quella partita? Semplice, si tirano fuori i soldi.

16 maggio 2010, io e mio padre ad un matrimonio in mezzo alla campagna siciliana. Decidiamo di scappare dalla stessa per vedere Siena – Inter. L’unico posto che trasmetteva la partita nelle vicinanze che abbiamo trovato era un albergo 5 stelle. Nelle camere.

E beh, considerando che abbiamo pagato una notte lì senza neanche dormirci ci hanno anche fatto lo sconto.

Paolo

7. Il lavoro prima di tutto

Sono tempi difficili, c’è crisi e chi ha un lavoro farebbe bene a tenerselo stretto. Si, però, se il tuo capo non vuole darti la serata libera per assistere alla partita più importante del decennio della sua squadra come si fa? Semplice, si manda tutto all’aria e si corre a vedere la partita. E ci si penserà domani a come sbarcare il lunario.

Mi sono licenziato per vedere la finale di Champions 2010. Il mio capo juventino non voleva darmi la sera libera. Io ho risposto a modo mio.

Nicolò

8. Le vacanze degli innamorati

Ve l’abbiamo detto, con i playoff di mezzo non si può pianificare una beata mazza. E così, se ti trovi in vacanza in Sardegna ma la tua squadra giocca la finale per salire in serie B, non puoi fare altrimenti. Devi prendere, andare, tornare. Anche se poi, quando torni, rischi di essere accolto a ciabattate in faccia.

Parto il 16 giugno in ferie con la mia compagna.in sardegna (prima vacanza insieme) il giorno dopo la mia squadra del cuore si gioca la serie B.arrivo il 16 alle 13 la sera alle 21 prendo aereo torno a casa mi sparo la finale (VINTA) FESTEGGIO tutta la notte e il 18 mattina riparto in aereo per la Sardegna. NATURALMENTE in Sardegna L’accoglienza non e’stata delle migliori.

Alessandro

9. Auguri e figli maschi

Questa è fresca fresca. Lo storico derby Frosinone-Roma vale bene 4 ore di fila per il biglietto, sembra quasi un parto. Anzi, un parto c’è di mezzo davvero. Solo che non è che si può mollare la fila solo perchè ti sta nascendo il primogenito, qualcuno che porta in ospedale la madre della tua prole lo si troverà, che diamine.

Io sinceramente ho assistito oggi a una follia clamorosa,ragazzo in fila per prende i biglietti di Frosinone-Roma. dopo 4 ore entra davanti a me, gli squilla il telefono e la moglie gli dice che gli si sono rotte le acqua.lui di tutta risposta gli dice AMO MO STO A PIA IL BIGLIETTO CHE È IL TURNO MIO, FATTE PORTA CHE TE RAGGIUNGO IN OSPEDALE.
Immensa stima per il neo papà!

Daniele

10. Romantica gita a Parigi

Parigi, città degli innamorati. Ma gli innamorati, si sa, a volte devono condividere il loro cuore. Però, se sei elettricista, te la puoi sempre cavare in qualche modo.

Ero a parigi, era la prima vacanza con la mia attuale compagna, ma c’era lazio-inter… La mia lazio… Non potevo non vederla, e quindi di soppiatto, prima di partire, ho infilatl il pc portatile nella valigia… Ho costretto la mia donna a rimanere nella camera di hotel per vedere la partita… Avevo calcolato tutto, ma non proprio tutto… La spina del caricabatterie del pc è a 3 puntali e la presa francese è a 2, la batteria non funzionava… Preso da 10 minuti di tachicardie e istinti omicidi, il mio passato da elettricista mi va venire il genio di togliere il puntale centrale della terra… Ma non avevo un cazzo di niente per far forza… Dio mio… Non posso non vederla… L’ho strappata a morsi… La mia donna non ha più parlato per tutta la sera… Ma il mio primo amore, infine, era con me… La mia Lazio.

Angelo