Jurgen Klopp è ufficialmente il nuovo allenatore del Liverpool. L’ex tecnico del Borussia Dortmund, che dopo l’addio ai gialloneri aveva deciso di prendersi un...

Jurgen Klopp è ufficialmente il nuovo allenatore del Liverpool. L’ex tecnico del Borussia Dortmund, che dopo l’addio ai gialloneri aveva deciso di prendersi un anno sabbatico, non ha saputo resistere alla tentazione dell’offerta dei Reds. 

Troppa storia, troppa leggenda per uno come lui, che, quando era andato a giocare con la sua squadra ad Anfield, aveva omaggiato il leggendario stendardo “This is Anfield” posizionato nel tunnel degli spogliatoi toccandolo prima dell’ingresso in campo. Jurgen Klopp, alla sfida di diventare il nuovo idolo della Kop, non poteva proprio dire di no.

L’allenatore tedesco è un personaggio particolare, uno che nel calcio di oggi non può passare inosservato, per niente. Abbiamo raccolto 10 delle sue perle, 10 frasi che racchiudono tutto l’allenatore tedesco.

Essere Jurgen Klopp è questo.

1. L’opinione sul calcio italiano

Ottavi di finale di Champions League della scorsa stagione. Il Borussia Dortmund di Klopp deve affrontare in casa la Juventus di Max Allegri, che all’andata si è imposta 2-1 e che quindi, in Germania, può anche accontentarsi di un pareggio.

Il tecnico tedesco prepara i suoi giocatori e i suoi tifosi al peggio, dimostrando di aver compreso perfettamente quello che è stata la storia del calcio italiano fino a quel momento.

Stiamo per affrontare la sfida peggiore nel calcio: giocare contro una squadra italiana a cui basta un pareggio.

2. Un allenatore heavy metal

Jurgen Klopp è un allenatore molto rock. Anzi, heavy metal. Così, quando gli chiesero cosa ne pensasse del gioco dell’Arsenal di Wenger, tirò fuori questo straordinario paragone tra l’orchestra dei Gunners e il gioco stile Led Zeppelin dei suoi ragazzi.

E non abbiamo assolutamente nessun problema a immaginare Kloppo dare sfogo a tutta la sua rabbia ascoltando i Rammstein o qualche altro delinquentissimo gruppo metal crucco, tirando testate nei muri e scapocciando fortissimo.

A Wenger piace controllare la palla, giocare con molti passaggi. Le sue squadre sono come un’orchestra. Ma è una canzone silenziosa. A me piace l’heavy metal.

3. Un allenatore heavy metal – part 2

Jurgen Klopp è diventato famoso anche e soprattutto per le reazioni scomposte in panchina, per le facce sconvolte dalla tensione, per le urla in faccia a intere generazioni di ufficiali di campo, per le esultanze smodate.

Ma lui è fatto così, è vero, è genuino e promette di non cambiare mai. Anche a costo di sembrare maleducato e fuori posto.

In certi momenti da qualche parte si schiaccia un bottone dentro di me ed esce quella faccia. Altri allenatori sono dei baronetti, portano la giacca, fanno l’inchino. Io metto la tuta e schiaccio il cinque. Loro fanno suonare i violini, il mio calcio è heavy metal.

4. Il calcio delle battaglie

Jurgen Klopp ama il calcio che piace a noi. Quello in cui bisogna dare tutto anche solo per recuperare un pallone, in cui correre non è una scelta, è un obbligo. Jurgen Klopp è uno di quegli allenatori che incarna a pieno la nostra filosofia e il nostro modo di intendere il calcio.

Il calcio non è un gioco sereno, il calcio è una battaglia continua. Da combattere giorno dopo giorno, sudando la maglia e sporcandola di fango e terra.

Non mi piace il calcio della serenità, mi piace il calcio delle battaglie. La pioggia, il fango, mi piace uscire dal campo con la faccia sporca, con le gambe così pesanti da credere che non riuscirai a giocare per settimane. Io esulto anche per una palla recuperata.

5. Il Bayern Monaco

Con il Bayern, Klopp ha combattuto decine di volte. Ed è sempre stato consapevole della forza dei bavaresi. Solo che uno come lui non può limitarsi ad ammettere la superiorità dell’avversario.

Uno come lui deve dimostrare al mondo che quell’avversario è in grado di batterlo, anche se le armi a disposizione sono di calibro decisamente differente.

Abbiamo una freccia e un arco. Se miriamo bene, possiamo centrare l’obiettivo. Il problema è che il Bayern ha un bazooka. Le probabilità che loro riescano a centrare l’obiettivo sono decisamente superiori alle nostre. Detto questo, anche Robin Hood ha avuto un certo successo…

6. L’abito delle grandi occasioni

Se avete avuto la fortuna di ammirare più di qualche volta Jurgen Klopp, vi sarete accorti di un piccolo dettaglio. Quando scendeva in campo con il Borussia in Bundesliga, nel fine settimana, non metteva null’altro che la tuta della squadra, quella con cui amava lavorare e quella che anche lui voleva sudare fino all’ultima goccia.

Invece, più di qualche volta, è capitato che nel mezzo della settimana, in Champions League, si presentasse in giacca e cravatta, vestito di tutto punto. Qualche giornalista si accorse della cosa e gliela fece notare. La risposta di Klopp fu, naturalmente, inappuntabile.

La Champions è una competizione speciale e merita l’abito delle grandi occasioni.

7. La sua idea di calcio

Klopp ha una sua idea precisa di calcio, ed è un’idea che non prevede la monotonia. Il pubblico non va assolutamente deluso, perchè merita di assistere ogni volta a uno spettacolo indimenticabile. Per questo, ogni volta che le sue squadre scendono in campo, da loro ci si può aspettare tutto tranne che la noia.

Non è una promessa, è un imperativo categorico, da rispettare ad ogni costo. Perchè l’amore dei tifosi si conquista anche e soprattutto così.

Portare 80mila persone allo stadio per far vedere loro un calcio noioso non va bene.

8. Le espulsioni

Quante volte abbiamo visto Jurgen Klopp mettere a ferro e fuoco la zona panchine, urlando e sbraitando in faccia ai poveri disgraziati che si trovavano a fare il quarto uomo? Impressa nella memoria di tutti c’è ancora la lavata di capo che si prese quel povero omino che si trovò sulla sua strada durante Napoli-Borussia Dortmund della Champions League di qualche anno fa.

E Jurgen va orgoglioso di ogni singola espulsione racimolata in carriera. E ci mancherebbe altro.

Sono orgoglioso della mia prima espulsione da allenatore. Mi sono avvicinato al quarto uomo e gli ho detto: “Quanti errori ti è concesso fare? Se ne puoi fare 15, allora te ne rimane solo uno”.

9. Questione di spirito

Una delle caratteristiche delle squadre di Jurgen Klopp è che sembrano animate da uno spirito particolare. Hanno voglia di correre su tutti i palloni e sembra che a volte vogliano mangiarsi il campo e pure gli avversari e il pallone.

Ma come si fa a costruire una squadra del genere? Il tecnico tedesco ha i suoi metodi, abbastanza particolari, metodi che non sempre sono convenzionali o adatti a tutti. Di sicuro, però, funzionano, visti i risultati. Certo, bisogna vedere se tutti i calciatori sono dello stesso avviso e se condividono le idee del loro allenatore…

Puoi parlare di spirito, oppure puoi viverlo in prima persona. Abbiamo portato la squadra su un lago in Svezia in cui non c’era elettricità. Non abbiamo mangiato per cinque giorni.

10. Il “Normal One”

L’ultima perla è di oggi, alla presentazione per il suo nuovo incarico da allenatore del Liverpool, con i giornalisti in pressing alla ricerca della frase ad effetto per fare il titolone sui giornali. E il tecnico tedesco gliel’ha ovviamente regalata. Il paragone è, ovviamente, con Josè Mourinho, uno che adesso dovrà incrociare abbastanza spesso, e, con il quale, non fatichiamo a credere troverà il modo di scontrarsi, verbalmente e, se le cose dovessero mettersi male, forse pure fisicamente.

Hanno chiesto a Klopp come avrebbero dovuto chiamarlo, come si sarebbe descritto. La risposta non ha deluso nessuno.

I’m the Normal one.